Crisi politica e sua spettacolarizzazione

Crisi politica e sua  spettacolarizzazione, gli ingredienti che stanno portando il paese Italia al suo totale default.

Il perché siamo arrivati al punto zero…. viene da lontano.

Analizzando lo scenario politico attuale tutto, sia quello che sta gestendo la pandemia da covid19  e la più grande crisi economica che il nostro paese e la nostra generazione  abbia mai dovuto affrontare che chi vi si contrappone,  ci obbliga ad una profonda riflessione del come siamo riusciti a consegnare il paese, il nostro futuro e quello delle future generazioni in mano a sprovveduti che ignorano decisamente la politica e il ruolo che gli compete.

La politica è l’arte di governare tanto per scomodare Platone e, governare, significa gestire al meglio la cosa pubblica, cioè di tutti, e, quando il singolo si presta, si candida, si consegna alla “polis”, ne diventa servitore e ne deve assolutamente avere consapevolezza. Ecco, oggi con il passare degli anni si è persa questa consapevolezza ed ha prevalso la superficialità di quello che è veramente il  “senso politico”.

Il mondo politico con il passare degli anni è divenuto come una grande arena frequentata da tanti, troppi avventurieri che pensano di trovare nel mondo della politica un palcoscenico dove poter mettere in risalto il proprio ego, magari offuscato in altri ambiti della loro vita che sia essa professionale e/o sociale,  come un modo o l’occasione di potersi riscattare da una propria frustrazione, che è appunto solo e soltanto sua e non dovrebbe condividere con l’universo mondo che lo circonda, un modo per accendere i riflettori sulla propria persona per il semplice gusto di sentirsi “un qualcuno” in un mondo dove sarebbe stato soltanto un  “bravo signor nessuno”.

E questa foga di spettacolarizzazione che è diventata oggi la politica, fatto del quale ne siamo tutti responsabili e, a cui in molti stiamo assistendo come inebetiti ha portato quella che era la materia nobile per eccellenza al suo più profondo decadimento.

La prima responsabile di tutto ciò è la società che negli anni ha perso la sua vera natura, divenuta sempre più inconsistente che l’ha portata a vivere di immagini riverberate più da social virtuali che da immagini di vita reale che in un qualche modo rassicurano quella parte dell’individuo appesantita dal proprio vissuto, dove ognuno con grande facilità si sente protagonista magari di se stesso, e, questo pericoloso processo involutivo di eccessiva leggerezza  nel quale siamo stati bene o male tutti risucchiati non poteva che non riflettersi anche in quel contesto quanto mai essenziale per la vita di un paese che è quello politico.

Ne è dimostrazione la sempre più nutrita corsa da parte di chiunque, al volere a tutti i costi un posto in questo grande divenuto machiavellico palcoscenico, un teatrino, più che un teatro, che ogni giorno trasmette una indegna commedia, alla quale assistiamo attoniti, e, anche oramai disarmati, come lo sono anche i veri pensatori del mondo della politica, coloro che ancora esistono ma ai quali è stata sottratta la propria casa da un mondo a loro ignoto, un mondo dove primeggia quell’ arroganza, quella superbia che parla alla pancia dell’interlocutore piuttosto che alla testa, e al quale di certo non sono abituati.

Pensatori che hanno preferito il silenzio alla discussione con chi li avrebbe trascinati ad un livello e in un mondo che a loro non appartiene e li avrebbe fatti perdere per mancanza di esperienza, tanto per parafrasare Oscar Wilde, cosi facendo però, hanno gettato la spugna e lasciato vuoto quello spazio determinante per il bene di un paese.

Si sono accomodati nella facile modalità “OFF”,  e lasciato che la loro casa abbia nuovi proprietari per effetto di una sorta di “usucapione”.

Oggi però, quell’abusivismo, quella sorta di rivalsa da parte di chi si sente poco arrivato nella vita, di chi necessita di una qualche forma di proscenio, di chi ha abusato della politica anche per altri motivi a volte troppo poco “onorevoli” hanno portato il paese al suo punto zero, al capolinea.

Per mettere un freno a questo processo che con sempre più accelerazione ci sta portando nel baratro più profondo o, nel totale default è quanto mai necessario, che i pensatori, i veri  illuminati della scienza della politica, si vadano a riprendere la loro casa anche grazie all’aiuto di quella gran parte di società ancora consapevole, far ritrovare al paese quella  politica che si è persa tra le urla che hanno offuscato la mente degli italiani e istigato il sentimento della sofferenza psicologica.

Solo per questo ci dovremmo sentire tutti indignati e offesi nel profondo della nostra dignità di essere umano.

Tornare ad aprire il sipario su un palcoscenico degno di essere chiamato tale, un palcoscenico disciplinato, calcato da attori preparati, coscienti del ruolo che interpretano, consapevoli del bene comune che andranno a gestire ed organizzare e, consapevoli che la spettacolarizzazione, i riflettori del  grande fratello, si, esistono, ma in un altro teatro, magari a loro più consono.

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