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Economia circolare: miti, leggende e solide realtà

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Quando si parla di economia circolare, ecosostenibilità, transizione green, in molti storcono il naso pensando si tratti di un meraviglioso libro dei sogni praticamente impossibile da realizzare nella realtà. D’altronde da più di 50 anni, siamo abituati a seguire strategie economiche lineari, che prevedono uno schema opposto: estrarre, produrre, utilizzare e gettare.

Modelli dietro ai quali si è costruito un ecosistema enorme e potentissimo legato allo smaltimento dei rifiuti ed alla produzione su scala globale di beni destinati ad un utilizzo molto intenso con un ciclo di vita sempre più breve. Economia circolare dunque suona come un termine esotico ma che in realtà definisce un sistema pensato per potersi rigenerare da solo garantendo anche la sua eco-sostenibilità nonchè economicità. In particolare, questa tipologia di produzione e consumo prevede un utilizzo più attento delle risorse attraverso la riduzione degli sprechi, grazie alla condivisione, al riutilizzo, alla riparazione ed al riciclo di materiali e prodotti.

Una volta terminata la loro funzione, tutte le parti di cui è composto un oggetto, laddove possibile, dovrebbero essere reintrodotte nel ciclo economico e produttivo per essere riutilizzate più e più volte, generando ulteriore valore. Sembra tutto molto logico ed ineccepibile. In effetti ESG è diventato un mantra oltre che una sigla ripetuta a pappagallo da quasi tutti gli operatori finanziari.

Ma l’economia circolare è quindi solo una moda ed un fenomeno di tendenza, oppure è destinata a prendere il sopravvento nell’attuale era della responsabilità ambientale? Con gli attuali trend di crescita demografica, la popolazione globale si avvicinerà ai 9 miliardi di persone entro il 2030, consumando e sprecando più risorse di quante il pianeta sia in grado di rigenerare. Acqua, aria, combustibili fossili, terreni coltivabili, proteine animali e chi più ne ha più ne metta, non sono infinite e soprattutto non possono essere riprodotte in maniera crescente all’interno di un ambiente sempre più inquinato ed affollato.

Un piccolo esempio? Secondo la Plastic Pollution Caolition, ogni giorno in tutto il mondo vengono usate e poi gettate nella spazzatura quasi un miliardo di cannucce di plastica, 500 milioni delle quali nei soli Stati Uniti d’America. Tra un drink e un aperitivo, Il loro uso è di circa 25-30 minuti l’una ma se non riciclate finiscono nell’ambiente che impiega 500 anni per biodegradarle, e se risucchiate negli oceani oltre a infilarsi nelle narici di tartarughe e delfini, vengono inghiottite da uccelli e pesci finendo sulle nostre tavole! Dunque parlare di mode è quanto mai fuorviante e superficiale.

Questo non significa fare il salto opposto e gettarsi a capofitto in un ambientalismo esasperato poichè anch’esso insostenibile e con conseguenze economiche e sociali inimmaginabili. “In medio stata virtus dicevano i latini”, e menti razionali e capaci lo hanno capito inserendo tra le priorità nel nuovo piano economico denominato Next Generation EU, la cosiddetta rivoluzione green che include anche l’economia circolare.

L’Unione Europea ha stabilito per il 2030 degli obiettivi molto ambiziosi sullo spreco: ossia riciclare fino al 65% dei rifiuti urbani ed il 75% dei rifiuti da imballaggio, con la finalità di ridurre in maniera drastica la produzione di tutto ciò che finirebbe in discarica. Un piano quindi integrato che prevede una fortissima sensibilizzazione del pubblico e dei consumatori, col fine di stimolare domanda e offerta in maniera equilibrata.

Il risultato? I costi verranno ridotti da entrambe le parti incrementando i profitti per le aziende e incentivando economicamente chi avrà comportamenti virtuosi, assicurando in tal modo il riciclo dei materiali e la riduzione degli sprechi. Il nostro futuro dipende quindi in larga parte dal riutilizzo sostenibile e dal riciclo di molti prodotti. Mentre alcune materie prime e fonti non rinnovabili sono scarse per definizione, fortunatamente l’inventiva e l’innovazione umane sono risorse illimitate e molte aziende stanno sviluppando metodi ingegnosi per ridurre, riutilizzare e riciclare e soprattutto lo fanno guandagnarci molto bene.

Una società con sede a Taiwan infatti, trae profitto dal riutilizzo dei rifiuti ai quali viene così offerta una nuova occasione di vita. La filosofia vincente si basa sull’idea di minimizzare gli sprechi grazie al riuso delle risorse ricavate da prodotti destinati allo scarto come ad esempio gli smartphone usati che diventano bicchieri per il caffè anch’essi del tutto riciclabili in un modello virtuoso ripetibile più e più volte.

Un valido esempio, quindi, di quel modello di economia circolare basato sulle tre R: Riduzione, Riuso e Riciclo. Ma un esempio eclatante di green economy cash and carry è nato proprio in Italia: smaltisci plastica e alluminio e ricevi denaro contante in modo simultaneo. Il primo impianto totalmente pubblico di questo tipo, è stato installato nel Comune di Latronico, in provincia di Potenza, conquistando subito un prestigioso premio assegnato da CONFIDA l’Associazione Italiana Distribuzione Automatici. Si tratta di una location gestita dall’amministrazione comunale e dotata di reverse vending machine, ovvero distributori automatici che restituiscono denaro a chi differenzia correttamente i rifiuti.

Un modo quindi di far guadagnare immediatamente dei bei soldi a chi ha comportamenti ecologici e sostenibili. Ma è grazie al settore finanziario che si può imprimere una vera e poderosa accelerazione a questi processi. Da qualche tempo la finanza sostenibile, basata sui principi di analisi ESG (acronimo che sta per Environmental, Social, Governance) ha attirato l’interesse di numerosi fondi di investimento che hanno compreso i benefici economici nel puntare sull’economia circolare.

Essenziale che questi temi, inseriti come pilastri  nello sviluppo, siano misurabili o coordinati da una cabina di regia che segua tutti i percorsi, avviando ogni possibile integrazione e coordinamento tra investitori ed imprese. Proprio per queste ragioni è stato dato il via libera all’Action Plan for Financing Sustainable Growth della Commissione Europea, che ha portato all’elaborazione di diverse leggi sulla finanza sostenibile. In particolare, l’introduzione del regolamento UE 2019/2088, la cosiddetta Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) del 10 marzo 2021 che ha rivoluzionato ed uniformato i requisiti di reporting dei processi d’investimento in capo ai partecipanti dei mercati finanziari.

La normativa SFDR costituisce un primo, importante passo per promuovere un mercato Europeo dei prodotti sostenibili per rafforzare un sistema alle prese con le sfide poste dal cambiamento climatico, ambientale e sociale. Ne consegue che gli strumenti di risparmio gestito (Fondi, ETF, Polizze etc.) indirizzeranno sempre più risorse economiche a quei settori e prodotti che dimostreranno numeri alla mano di seguire questi processi di sostenibilità e circolarità dell’economia.

Per fornire qualche dato in più sulla dinamicità di investimenti e innovazioni, nel 2019 le soluzioni circolari hanno contato per il 13% dei ricavi di un colosso globale come Philips, mentre l’azienda Caterpillar ha offerto più di 7.600 prodotti rigenerati tra quelli del suo catalogo. Dal 2016 il numero fondi privati dedicati ad attività connesse all’economia circolare è decuplicato. Una tendenza simile è visibile nei prestiti bancari, nei finanziamenti di progetti e nelle coperture assicurative.

Se guardiamo poi ai fondi di private Equity, una forma d’investimento di medio-lungo termine in imprese non quotate ad alto potenziale di crescita, emerge che l’importo totale dei soldi dirottati verso l’economia circolare sia aumentato di 10 volte dall’inizio del 2020: da poco più di 300 milioni di Dollari agli oltre 3 miliardi di marzo 2021. Cifre importanti che testimoniano senza alcun dubbio le potenzialità del settore finanziario nell’accelerare la transizione ecologica.

La sensibilità verso una maggiore sostenibilità si sta rivelando significativa soprattutto da parte dei consumatori, sempre più attenti e consapevoli nel comprare prodotti meno impattanti dal punto di vista ambientale. Ma la cosa più incoraggiante è che siano le nuove generazioni quelle più sensibili ed attente ai temi green. Per chiudere questa breve e certamente non esaustiva disanima, non mi resta che citare il grande statista Russo Mikhail Gorbachev: “Quando le generazioni future giudicheranno coloro che sono venuti prima potrebbero concludere che questi ‘non sapevano’. Accertiamoci piuttosto di non passare alla storia come la generazione che sapeva, ma non si è preoccupata.”

 

Alex Ricchebuono

 

 

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stefano
stefano
8 Giugno 2021 8:09

Prima si scioglie l’unione europea megio e’ per il mondo intero e per i suoi cittadini.
Ho letto la intervista a quella li di ordusio sim, non le darei in mano da gestire nemmeno i risparmi del mio gatto.
Vergognosa a essere gentili.

geogio
geogio
8 Giugno 2021 7:45

Gli obiettivi dell’Europa sono tossici come la plastica che ormai e’ entrata nella catena alimentare. L’errore e’ confidare in Burocrati che non hanno esperienza lavorativa, di impresa, di vita reale. E fanno piu’ danni che altro. Mi spiego: L’Europa si pone l’obiettivo di riciclare il 75% della plastica entro il 2030. Risultato e’ che il 25% viene sotterrato o disperso nell’ambiente. Le discariche sono mostri che si stanno mangiando il territorio. Ma le chiamano isole verdi, quindi tutto ok.