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Elon Musk: no allo stato imprenditore

Elon Musk: no allo stato imprenditore
Elon Musk: no allo stato imprenditore

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La seguente è una traduzione di un estratto di un’intervista del Wall Street Journal a Elon Musk che ha avuto luogo il 9 dicembre.

Elon, hai parlato molte volte di quanto importante sia stato per il tuo successo lavorativo venire in America e che in nessun altro paese saresti riuscito a realizzare ciò che hai realizzato. Vale ancora nel 2020? E stiamo facendo ciò che è necessario per proteggere ciò che rende questo ambiente fertile per le imprese e l’innovazione?

Si, gli Stati Uniti sono ancora un posto ottimale per l’innovazione e l’imprenditorialità. È però importante non diventare compiacenti e continuare invece a chiederci come migliorare e a stare attenti all’incremento delle regolamentazioni e della burocrazia, che qualora dovessero diventare troppo ingombranti ostruirebbero l’innovazione. Non sempre vi è abbastanza attenzione a riguardo. Ciò andrebbe fatto a livello statale (non federale).

[…]

Quale ritieni sia il giusto ruolo dello stato? Cos’è che dovrebbe fare e in che ambiti dovrebbe invece essere passivo?

Spesso la cosa migliore che lo stato possa fare è non interferire, che è dunque ciò che il governo dovrebbe probabilmente fare di default. È invece importante che vigili per evitare la creazione di monopoli artificiali e che mantenga un terreno fertile per le startups, visto che spesso succede che le grandi aziende sfruttino la loro influenza politica a loro vantaggio. In una foresta piena di sequoie gli alberi piccoli fanno fatica a crescere. Il supporto del governo dovrebbe dunque focalizzarsi sulle piccole aziende; quelle grandi non ne hanno bisogno e cercano di influenzare il sistema per stabilire un monopolio.

Penso che il dibattito tra capitalismo e comunismo non sia adatto. Dovremmo pensare in termini di feedback, (di quanto il lato della domanda informi il lato dell’offerta, e dunque di quanto quest’ultimo sia sensibile al consumatore) e porre domande come: “questa azienda ha degli effetti positivi per i propri clienti?”. Ciò che i duopoli e gli oligopoli offrono è spesso di bassa qualità (in termini relativi), ed è ancora peggio nel caso dei monopoli.

Il motivo per cui lo stato spesso svolge un lavoro di pessima qualità è perché è un monopolio che non può andare in bancarotta, almeno nella maggior parte dei casi. Ne consegue che non ci sono processi di depurazione, a meno che non si verifichino delle catastrofi.

Molte persone, sentendoti parlare delle sequoie che dominano la foresta, penseranno a Silicon Valley. È a questo che ti riferisci?

È un problema generale, non solo di Silicon Valley. Pensa anche solo al mercato delle caramelle… si è consolidato in tre grandi aziende, che controllano anche il mercato del cibo per i neonati e per i cani. E quand’è l’ultima volta che hai mangiato una nuova caramella buona? Il problema è quello della consolidazione di un mercato a nelle mani di poche compagnie, che risulta in prodotti di minor qualità per i clienti e i consumatori.

Lo stato è semplicemente la più grande azienda di una nazione. Penso che la distinzione tra il governo e l’industria risulti in una falsa dicotomia. Il governo alla è semplicemente una corporazione con un grandissimo potere che deriva dal monopolio, e i monopoli non sono sensibili al feedback dei consumatori, e dunque non massimizzano la felicità delle persone, che dovrebbe essere il nostro obiettivo ultimo.

Ieri abbiamo parlato con delle persone che saranno parte dell’amministrazione Biden in qualità di consiglieri. Una delle cose che è emersa è l’enfasi su un piano per l’industria, caratterizzato da un importante investimento pubblico per ricerca e sviluppo. Cosa ne pensi?

La responsabilità dello stato è stabilire le regole del gioco e garantire che queste regole vengano rispettate, un po’ come un arbitro nel campo di gioco, ed è un ruolo significativo. È inoltre importante accertarsi che gli incentivi siano quelli giusti, ovvero che siano volti a massimizzare la felicità delle persone. D’altro canto, penso che quando il governo oltre a svolgere la sua funzione di arbitro decide anche di giocare, si rivela non essere un buon giocatore e i risultati sono complessivamente scarsi.

[…]

Idealmente, e oggi questo non è il caso, le regole che il governo stabilisce dovrebbero incentivare comportamenti etici da parte dell’industria. Per esempio, ci sono delle esternalità negative a cui non viene dato un prezzo, come l’emissione di anidride carbonica che viene poi assorbita dagli oceani e dall’atmosfera. Visto che a ciò non viene dato un prezzo, le aziende si sentono libere di assumere comportamenti che sono nocivi per l’ambiente e per il futuro del pianeta.

Dando un prezzo all’emissione di anidride carbonica, il settore privato sarebbe incentivato ad adottare comportamenti più responsabili. Il governo avrebbe dunque favorito un risultato benefico per la società senza agire da imprenditore. È questo che lo stato dovrebbe fare: focalizzarsi sull’incentivazione di una meta e non dettare una rotta precisa.

 

Nota: al fine di non storpiare le frasi di Elon Musk mi sono preso delle libertà riguardo ad alcune regole grammaticali e sintattiche della lingua italiana.

Fonti:

Wall Street Journal – Elon Musk on Tesla, SpaceX and Why He Left Silicon Valley.

L’intervista originale è disponibile qui.

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