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Gigafactory: Snam “chiama” Stellantis per accelerare la transizione

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Diventare verdi costa. Farlo lentamente costerà ancora di più. Lo scopriremo presto aprendo le bollette dell’energia elettrica e del gas metano che arriveranno nelle nostre case nei prossimi mesi. Lo ha annunciato il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, in un impeto di verità che classicamente si permettono solo i ministri tecnici e che neanche lontanamente si sognerebbero di fare quelli politici: “Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenterà del 40%. Queste cose vanno dette. Abbiamo il dovere di affrontarle”. 

La reazione dei consumatori italiani non è apparsa isterica. Le bollette calde devono arrivare e il clamore mediatico è ancora tutto concentrato sulla scelta del governo di estendere l’obbligo del green pass nei posti di lavoro del settore pubblico e di quello privato. A Palazzo Chigi però non sottovalutano il tema “energia & transizione” e hanno iniziato a studiare il modo di depotenziare il rincaro, ipotizzando modifiche al metodo di calcolo delle bollette. I rincari del resto sono legati ai cosiddetti fattori esogeni: l’aumento delle materie prime con le quali produciamo energia. Su tutte il gas. 

L’effetto a cascata impatterà su due categorie in particolar modo: le famiglie a basso reddito, quelle nelle quali i costi dei servizi essenziali come luce e gas quando aumentano incidono sensibilmente sulla disponibilità economica residua a fine mese e sulle imprese impegnate nell’export che perderanno in competitività a causa dell’aumento dei costi di produzione. Del resto l’Italia rimane un importatore netto di energia e fino a quando non sarà capace di invertire questa evenienza sarà soggetta ai cambiamenti di prezzo imposti da attori e fattori terzi. 

Eppure qualcosa potrebbe cambiare nel giro di poco tempo, se il sistema paese saprà davvero cogliere le opportunità inserite nel PNRR e concretizzare entro il 2026 quelle riforme grazie alle quali l’Europa ci ha dato credito e finanziamenti. Quella della transizione energetica è una delle riforme maggiormente finanziata nel piano concordato con Bruxelles e non appare una mera questione economica, ma una vera e propria sfida che riguarda ben altro, come ha ribadito ieri sera da Atene il presidente del consiglio dei ministri italiano, Mario Draghi: “Con l’accordo di Parigi ci siamo impegnati a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. La maggior parte dei nostri paesi ha rinnovato questo impegno nelle recenti riunioni del G20. Tuttavia, dobbiamo essere onesti nei confronti di noi stessi: stiamo venendo meno a questa promessa. Se continuiamo con le politiche attuali, raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo con conseguenze catastrofiche”.

La transizione energetica è dunque una questione esistenziale, ancor prima che economica. L’Europa ne è consapevole, il governo lo ha compreso, le grandi aziende del settore finalmente ne hanno preso piena coscienza e appaiono pronte a giocare in sinergia tra loro per accelerare il percorso di trasformazione del paese e per farlo divenire più indipendente dal punto di vista della produzione energetica.

Sulla notizia della Gigafactory che sarà realizzata a Termoli da Stellantis, ad esempio, si è innescato un interesse diffuso da parte di altri player del mondo energetico, che hanno colto il segnale di cambiamento imposto dal governo e hanno intuito le potenzialità di connessione e interazione con il settore automotive per essere co-protagoniste di questa fase di cambiamento, avvicinandosi al territorio che accoglierà l’innovativo stabilimento del gruppo italo-francese.

Insieme sullo stesso palco, proprio a Termoli, impegnati a dialogare di transizione energetica, appunto, il direttore dello Stabilimento Stellantis Davide Guerra ed il vice presidente Snam Cosma Panzacchi hanno unito i puntini, concordando sul fatto che la transizione dell’automotive può essere l’occasione per dare slancio alla transizione energetica.

Panzacchi, responsabile dello sviluppo dell’idrogeno in seno all’azienda energetica è stato chiarissimo sul punto: “L’Italia mettendo insieme tecnologia, capacità di fare squadra e di innovare può diventare un polo di produzione di energia, invece che un polo di importazione. Questo è possibile se lavoriamo sulle rinnovabili, sull’idrogeno, insieme, e in zone come quella del Molise che ospiterà la nuova Gigafactory, questo potrebbe creare una ricchezza infinita. In questa prospettiva realtà come quella del consorzio di sviluppo industriale della val Biferno – dove è insediata Stellantis – possono diventare un punto di interesse per un player internazionale dell’energia come Snam per giocare la partita della transizione.

Lo è in un’ottica di sistema, perché ci sono economie di scala che vanno raggiunte in maniera più veloce sull’istallazione delle nuove tecnologie, ci sono economie di scala sui punti di distribuzione: avere un unico interlocutore che riesca a raccogliere i need di più soggetti facilita enormemente l’implementazione. Se guardiamo al Recovery plan, è vero, ci sono tantissime risorse che stanno per arrivare sul paese, ma non dobbiamo dimenticarci che ci sono anche delle precisissime dead line da rispettare, che per gli standard italiani significa andare a velocità fantascientifiche. O si trovano delle quadrature con i soggetti industriali o consorzi e le autorità locali oppure si rischia di aver vinto la partita a Bruxelles all’inizio e poi di fermarsi a metà, lungo la strada”.

Fare sistema, cogliere le opportunità messe sul campo da altri attori, accelerare i processi decisionali e l’implementazione dei progetti. L’area del Basso Molise può diventare un prototipo, una sorta di laboratorio, di come l’industria, le imprese energetiche orientate alle rinnovabili e alle energie verdi e le istituzioni sapranno spendere velocemente i fondi dati dall’Europa e realizzare le promesse del Next Generation Eu. 

Anche con bollette di luce e gas più basse si dimostra che la transizione, se veloce, non è solo una parola di moda, ma la sola politica possibile per salvare economia e pianeta. 

 

Antonello Barone

 

 

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