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Il Debito Mondiale è da ristrutturare.

Il Debito Mondiale è da ristrutturare.
Il Debito Mondiale è da ristrutturare.

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Se un articolo appare sul Blog del Fondo Monetario Internazionale

https://blogs.imf.org/2020/10/01/reform-of-the-international-debt-architecture-is-urgently-needed/

vuol dire che il tema di fondo è estremamente autorevole. Se poi quell’articolo parla del rischio crescente di crisi determinate da mancanza di regole comuni internazionali per la ristrutturazione di un debito ingigantito dai costi pandemici allora è il caso di prenderlo ancor più in considerazione. Ma se poi quelle regole, anzi quelle regole mancate e mancanti fanno capo, più o meno palesemente al debito sovrano della Cina ecco che il quadro, anzi l’articolo, assume contorni davvero particolari, soprattutto in un contesto internazionale in cui politica, economia, emergenza sanitaria e persino religione si intrecciano in modo impressionante. Pur non nominando specificamente la Cina o non solo la Cina, si chiede una maggiore trasparenza del debito in modo che i creditori sappiano quali debiti sono dovuti dai singoli paesi, il che aiuterebbe a incoraggiare le ristrutturazioni del debito. Insomma, anche se con un “occhio di riguardo”, si fa per dire, verso la Cina, il FMI internazionale comincia a porre l’accento  su un problema per cui, prima o poi, bisognerà trovare una soluzione, una soluzione che, naturalmente, non può riguardare solo i Paesi emergenti, come l’articolo sembrerebbe far intendere, ma anche quei Paesi (Italia  su tutti) che rappresentano una mina vagante nel panorama internazionale. Insomma, questo scritto sul blog del FMI, pur non parlando direttamente dell’Italia, all’Italia dovrebbe preoccupare. 2.600miliardi di debito publico rappresentano un fardello insostenibile sia per noi, sia per le generazioni future. A meno che non si cominci a crescere. Ma qui entra in gioco la programmazione, l’investimento in infrastrutture che possano far crescere il Paese ed il reddito dei cittadini. C’è bisogno di alimentare la crescita e per farlo i Recovery Fund restano l’ultimo spiraglio di speranza. Conte, Gualtieri, e chi con loro e contro di loro dovrebbero comprendere che qui non c’è in gioco una tornata elettorale c’è in gioco il futuro nostro dei nostri  figli e nipoti.

Ricordiamo che per affrontare la crisi sanitaria causata dalla pandemia COVID-19 e il suo enorme impatto sulle economie e sui mercati finanziari, i governi e le banche centrali dei paesi OCSE hanno implementato un’ampia gamma di misure. Di conseguenza, il fabbisogno di prestiti sovrani è aumentato in molti paesi.

Durante i primi cinque mesi di quest’anno, i governi dell’OCSE hanno aumentato significativamente le loro emissioni di titoli di debito, superando in totale la media storica di quasi il 70% con variazioni significative tra i paesi. Si prevede che l’indebitamento di mercato totale raggiungerà un livello senza precedenti di 28,8 trilioni di USD in obbligazioni e titoli nel 2020. Con i tassi di interesse ai minimi storici che riducono il costo del prestito nella maggior parte dei paesi OCSE, la sfida principale per molti emittenti sovrani è aumentare il debito in modo significativo.

Rispetto alla fine del 2019, il rapporto debito / PIL medio nel 2021 dovrebbe aumentare del 20% nelle economie avanzate, del 10% nelle economie dei mercati emergenti e di circa il 7% nei paesi a basso reddito. Questi aumenti si aggiungono ai livelli del debito che erano già storicamente elevati. Sebbene molte economie avanzate abbiano ancora la capacità di contrarre prestiti, i mercati emergenti e i paesi a basso reddito devono affrontare limiti molto più severi alla loro capacità di portare debito aggiuntivo.

Nessuna crisi del debito si è ancora verificata grazie alle azioni politiche decisive delle banche centrali, delle autorità fiscali, dei creditori bilaterali ufficiali e delle istituzioni finanziarie internazionali nei primi giorni della pandemia. Queste azioni, sebbene essenziali, stanno rapidamente diventando insufficienti. Inoltre va considerato che le iniziative intraprese finora sono temporanee per definizione.  Ma le esigenze invece si prevede rimarranno elevate, i paesi in via di sviluppo richiederanno ulteriori finanziamenti a basso costo nel 2021 e oltre. La maggior parte delle misure finora si è concentrata sulla liquidità ma mentre la crisi continua, i problemi di solvibilità, l’incapacità di ripagare i debiti vengono sempre più in primo piano. Prevenire una crisi del debito dei paesi in via di sviluppo richiede ulteriori misure urgenti.

In questo contesto quale potrebbe essere la situazione dell’Italia una volta che lo stato d’emergenza si concluderà? Un rapporto debito/Pil che sfiora il 160% sarà difficilmente sostenibile se non s’interviene in maniera costruttiva sulla crescita. Cosa accadrà ai posti di lavoro quando lo stato d’emergenza sarà cessato? Cosa faranno le aziende quando non saranno più vietati i licenziamenti e non ci sarà più a disposizione la Cassa Integrazione? Sono tutte domande a cui si dovrà dare risposta e lo si dovrà fare soprattutto bene e in fretta.

 

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