in

Il giorno che l’Europa perse il gas

Il giorno che l'Europa perse il gas
Il giorno che l'Europa perse il gas

Dimensioni testo

: - :

Ormai la rana è definitivamente bollita. Putin ha di fatto deciso di chiudere quasi totalmente il gas all’Europa. Così, come previsto, parallelamente alla riduzione del 20% di fornitura di gas, comunicata questa mattina da Gazprom, i leader europei hanno trovato un accordo per cercare di arginare il problema. 

Insomma, quella di oggi è la testimonianza che l’Europa funziona soltanto se minacciata o attaccata direttamente: è il pericolo che la unisce. I termini dell’accordo sul gas sono molto vicini a quello che aveva presentato la Von der Leyen solo qualche giorno fa. 

Ci sarà un tappo agli aumenti di prezzo, è prevista una quota di risparmio in questa fase estiva che andrà da un 7 ad un 15%, si considera una sorta di mutua assistenza in caso in cui uno dei paesi si trovasse davvero in difficoltà. Se dovesse funzionare davvero questo accordo potrebbe rappresentare davvero il primo tassello di una nuova Europa. Un’Europa che dovrebbe scrollarsi di dosso tutte le illogiche e assurde dipendenze che è riusciuta a crearsi nel tempo. 

 

Debito pubblico

L’intera eurozona ha un debito che viaggia all’incirca intorno ai 13.000 miliardi di euro, ma se si mettono insieme Germania, Francia e Italia quello che resta non supera i 4.000 miliardi. Le differenze tra i tre paesi sono sostanziali e lo saranno di più nelle prossime settimane e sono tutte legate all’energia. Germania e Italia sono i paesi che più dipendono dalla Russia, la Francia invece, dal punto di vista energetico sembra vivere sonni quasi tranquilli. 

La scelta legata all’energia nucleare permette ai transalpini di avere un’autonomia energetica che si aggira intorno al 70%; l’Italia all’opposto non supera il 24%. Ma le quote di produzione interna assumono più rilevanza se si guarda l’uso delle energie rinnovabili, in particolare vento e sole. 

In Italia, dove non manca di certo il soleggiamento e dove ci sono molte zone a forte vocazione eolica, la quota di rinnovabili è del 16%, contro il 39% della Germania che non ha certo più sole di noi. A chi dice che non si può fare, che le rinnovabili sono un’utopia irrealizzabile, basterebbe far vedere ciò che stanno facendo in Olanda ed in Uruguay. Nel paese dei tulipani la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili supera il 53%, in Uruguay siamo al 50%.

Insomma si può fare, se solo qualcuno ci mettesse seriamente la testa. Nel corso di questi 5 mesi di guerra piuttosto che rincorrere piccole quote di gas in ogni parte del mondo si sarebbe potuto già fare tanto in termini di investimenti e strutture produttive. Ci sono immensi territori, per non parlare degli stati al largo delle coste, che possono essere coperti con pannelli solari capaci di lavorare in maniera sempre più efficiente e di produrre sempre più energia. Ma non solo, si sarebbe potuto incentivare l’uso domestico del solare del fotovoltaico permettendo ad abitazioni e condomini di raggiungere quote di indipendenza energetica sempre più alte.

Lo spazio c’è, il tempo pure. Facciamo che il giorno in cui l’Europa ha perso il gas l’Italia trovi un barlume di lucidità. Facciamo in modo da abbandonare vecchi interessi e comodi privilegi che inducono a continuare a scavare sotto terra per cercare quello che è alla portata di tutti in superficie. Del resto un piccolo, povero, ma straordinario frate: San Francesco un giorno aveva scritto un cantico in cui parlava della forza delle maree, della forza del sole e della forza del vento. E li chiamava fratelli e sorelle. Chissà che non ci avesse indicato la strada? O che spinto dal vento non avesse guardato sole e luna?

 

Leopoldo Gasbarro, 26 luglio 2022