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Il terzo stato delle partite Iva

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Se il buon giorno si vede dal mattino il governo Draghi è sostanzialmente in linea con il precedente. Per certi versi ancora più determinato a scaricare gli effetti della emergenza sanitaria esclusivamente sulle categorie produttive che ne stanno subendo le gravi conseguenze. Di fatto discriminandole nella distribuzione dei sussidi e delle agevolazioni. Tutto si gioca attorno all’equivoco.

Ad un lessico astutamente costruito per mascherare la portata reale delle misure economiche a favore di questa o quella categoria sociale. Il DL sostegni utilizzando questo lessico, reclama aiuti economici alle categorie produttive massacrate dalle misure restrittive. Per coloro che hanno subito un calo di fatturato superiore al 30% si pubblicizza un risarcimento anche del 60% mentre nella realtà, la formula di calcolo applicata riduce il tutto a percentuali che variano dal 5% all’1,8%.

Un esempio valido è quello di una attività commerciale che nel 2019 ha fatturato 850.000 euro ridotti nel 2020 ad euro 240.000 e quindi, con un calo del fatturato pari al 72%. Il risarcimento che spetterebbe a questa azienda – secondo quanto previsto dal DL Sostegni – sarà pari a euro 12.000. E’ chiaro che questo non è un risarcimento né tanto meno un ristoro, piuttosto è un preciso segno di riluttanza verso il mondo delle partite iva.

Sotto certi aspetti la Pandemia è stata un grande acceleratore. Essa infatti ha anticipato, di alcuni anni, quelle dinamiche culturali già in atto e che miravano ad imporre alla società civile il progetto di “decrescita felice”.

Già con la crisi del 2008 una alleanza sostanziale tra politica e burocrazia statale aveva avviato un processo di ostacolo alla ripresa economica delle classi produttive, attraverso una maggiore limitazione alla tutela delle libertà delle imprese e del commercio.

I provvedimenti presi dal governo in questi mesi e la continuità anche di quello Draghi, fanno temere che la crisi sanitaria determinerà un nuovo modello di Stato costituito da tre ordini. Il primo costituito da politici e dipendenti pubblici a cui spettano i privilegi sociali ed il potere politico ed esecutivo.

Il secondo stato costituito da coloro che fanno dell’opportunità il loro sostentamento, da assistiti e pensionati. Questo fortemente dipendente dal primo verso cui corrisponde il supporto elettorale. Il terzo stato costituito essenzialmente da partite iva e  da lavoratori dipendenti del privato. Sono questi i nuovi reietti in una società che ha sostituito alla cultura del lavoro quella del reddito.

 

Gianofrio Pagliarulo

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Floriano
Floriano
31 Marzo 2021 15:44

concordo

rosario nicoletti
rosario nicoletti
31 Marzo 2021 15:42

Concordo in pieno con l’autore di questo post. Una vera guerra contro partite IVA e lavoratori autonomi non può essere casuale; il mondo che si prospetta è quello nel quale sparirà la classe intermedia, che è stata sempre la colonna portante delle democrazie. Sarà un mondo fatto da salariati e funzionari statali dominato da una oligarchia: irrilevante sarà chiamarla “di destra” o “di sinistra”. La pandemia ha permesso l’accelerazione verso che si prospetta. E lo stesso Draghi non sfigura in questo quadro.

Andrea
Andrea
31 Marzo 2021 15:06

Condivido pienamente,da tempo mi esprimo in questo senso.Cambuando ,come sostengo sa tempo, anche l’ articolo 1 della Costituzione aggiungendo …. fondata sul lavoro degli altri .

Fabry
Fabry
31 Marzo 2021 14:31

Ben sintetizzato negli ultimi 2 paragrafi. troppo evidente per essere casuale.
La domanda :
fenomeno di sinistra follia tutta italiana o pianificazione pansocialista europea ?