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Il virus ha disegnato una nuova società

Il virus ha disegnato una nuova società
Il virus ha disegnato una nuova società

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Quante volte abbiamo immaginato come sarebbe stato il terzo millennio e con esso il livello di evoluzione che avrebbe raggiunto il nostro pianeta, nel campo della tecnologia, dell’intelligenza artificiale, della scienza…oggi,  che stiamo vivendo nel terzo millennio, possiamo ben dire che è tutto da rifare.

Siamo infatti evoluti cosi tanto da ritrovarci ad affrontare una pandemia stile “spagnola” dell’oramai trapassato XX  secolo, e ancora, siamo evoluti cosi tanto che ci troviamo nell’epoca in cui è diventato impossibile pianificare ma necessario vivere l’oggi quotidiano, accompagnato dalla costante fissa della instabilità che ci ha portati tutti,  a cambiare stile di vita, non risparmiando nessuno, manager e settore produttivo nella sua interezza compresi.

Un cambiamento dettato dalle nuove esigenze di questa attuale società, dove non è rilevante comprendere quanto sarà difficile il futuro che ci attende e neanche quanto sarà incerto ma è assai importante quanto e come sarà il nostro modo di reagire per non vederci limitata per sempre la libertà e quanto sarà vitale mantenere un fiducioso atteggiamento.

La pandemia è uno stato fuori dall’ordinario che nonostante tutto ci ha dato una grande opportunità:
quella di riguardare la nostra precedente esistenza con una lente e una chiave di lettura assai differente, l’esperienza poi del lockdown ci ha permesso di comprendere appieno il significato e l’importanza della parola libertà; di quanto, questo incredibile e quanto mai straordinario vissuto, ha delineato un vero e proprio “spartiacque” tra il prima e il dopo, decretando per molti di noi una vera e propria “rinascita”, e come, nello stesso tempo abbia inesorabilmente evidenziato molte debolezze della nostra società, come quelle scientifiche, scandite da personalismi di pessimo gusto, all’inesistenza di una politica costruttiva e coesa vitale ed essenziale nei momenti di massima emergenza come questa in cui si trova il nostro paese, rendendoci coscienti di quanto sia necessario e immediato sopperire a tali profonde, gravi lacune.

Siamo ancora oggi tutti costretti in questa situazione di “incertezza esistenziale” e nella preoccupazione di tornare a nuovi lockdown, che siano essi parziali o totali, sono comunque portatori di limitazioni della nostra autonomia individuale, e anche di una  “socialità sospesa” che conduce pian piano all’isolamento dell’individuo.

Il tutto causato da fattori esterni, non governabili e mancanti della certezza del quando finiranno.
Ed è proprio qui, in questo momento, che l’individuo attraverso una straordinaria “resilienza” deve riuscire a sopravvivere magari attribuendo ad un presente cosi tanto faticoso, un significato logico che gli consenta di superare le difficoltà e le tante incognite che lo circonda, convincersi che tanto sforzo sarà necessario per approdare ad un futuro certamente migliore, un passaggio motivazionale che faccia da argine alla depressione e all’angoscia in agguato.

Dobbiamo prendere atto e fare propria l’idea che sino ad oggi siamo stati abituati ad un mondo che ci ha offerto i migliori comfort dei quali però ne ignoravamo la fragilità e, nonostante ciò, nonostante tale consapevolezza, continuiamo come tanti “fanciulli viziati” a  pretendere risposte certe e anche soluzioni rapide ed efficaci oggettivamente impossibili da ottenere in questa situazione nuova e tanto confusa.

Stiamo passando da un mondo stabile che riconosceva determinate professionalità e professioni ad un mondo meno stabile, più flessibile che richiede una grande capacità di adattamento, ciò vale per ogni contesto anche per il mondo imprenditoriale che vi si dovrà adeguare con nuove regole, orientate più verso gli obiettivi da raggiungere che sul controllo delle ore lavorative, abbandonando quei vecchi schemi di pianificazione aziendale ai quali erano votati i grandi manager, sistemi e comportamenti che ci permetteranno di vincere sull’incertezza.

 

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