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Imprese è necessario innovare

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Imprese è necessario innovare

Le nuove sfide si combatteranno sull’innovazione, ancor prima che sulla finanza.

Come ci approvvigioneremo? Solo una sana finanza potrà aprire le porte del futuro alle imprese. Siamo così tanto evoluti che oramai è chiaro: le nuove guerre si combatteranno sull’innovazione, sulla farmaceutica e, ancor prima, sulla finanza. La pandemia da Covid-19 ci sta insegnando quanto l’Italia sia indietro rispetto al resto del mondo, o almeno, del mondo che conta.

Le guerre non sono più quelle studiate sui libri di scuola, svolte su interminabili e deserti campi di battaglia o alla conquista di città fortificate. La guerra oggi si fa sui mercati finanziari feriti dall’economia reale. La conseguenza è oltremodo logica: chi difende oggi il paese non indossa una uniforme. Ad essere sul campo di battaglia sono le nostre imprese, il motore trainante dell’economia, quelle che hanno fatto del Made in Italy il terzo brand più noto al mondo dietro solo a Coca-Cola e a Visa.

Aiutare le imprese significa innovare, creare nuovi posti di lavoro, essere più competitivi sul mercato, per finire a incidere effettivamente sulle strategie di politica internazionale. Il nostro Paese non ha più i numeri per permetterci di restare a guardare: l’accordo dell’Eurogruppo che ha stanziato 450 miliardi di euro ha più il sapore di un miracolo che quello di una soluzione di politica internazionale. Non possiamo permetterci che la crisi Covid-19 desertifichi il nostro sistema industriale. La lunga recessione, 2009-2019, ha portato oltre 125 mila imprese al fallimento. Parallelamente a ciò va rilevato che ogni anno delocalizzano la produzione e la gestione numerose imprese al punto tale che l’Annuario Statistico del 2019 ha evidenziato come 22.907 a controllo nazionale sono residenti all’estero. Un fenomeno questo che riguarda prevalentemente le grandi e medie imprese italiane, industriali e dei servizi, che trasferiscono all’estero attività o funzioni aziendali precedentemente svolte in Italia. Ciò è avvenuto per ragioni di pressione fiscale e per l’alto costo del lavoro.

L’emergenza epidemiologica che ha comportato lockdown non migliorerà di certo la nostra situazione economica. Le imprese italiane hanno registrano una riduzione della produzione pari al -5,4% nel primo trimestre dell’anno in corso. La domanda diminuisce e l’offerta risente della sospensione delle attività, non potendo garantire il completamento degli ordini e delle forniture. La conseguenza è oltremodo immediata: i mancati incassi rendono e renderanno impossibile onorare i debiti e le obbligazioni contratte.

Lo studio condotto da Cribis, “Pagamenti in Italia 2019”, mostra come gli operatori puntuali rappresentino solo il 34,7% del totale, mentre i pagamenti con oltre 30 giorni di ritardo raggiungono il 10,5%. Dal Nord al Sud Italia il divario tra buoni e cattivi pagatori si amplifica: mentre nel Nord Italia 4 debitori su 10 onorano le obbligazioni alla scadenza, nel Centro e Sud Italia tale rapporto scende rispettivamente a 3 e a 2.

Più specificatamente, il numero di cattivi pagatori che adempiono oltre i 30 giorni sono il 18,4% nel Sud e nelle isole e il 12,6% nelle regioni del centro. E’ il Nord Est (Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige) l’area geografica più affidabile, con il 42,4% di pagamenti regolari, seguita dal Nord Ovest con il 39,9% di debitori puntuali. La Lombardia e l’Emilia-Romagna sono le regioni con la maggiore quota di pagamenti regolari (43,5% e 43,6%).  A ben vedere sono queste le Regioni più duramente colpite dall’epidemia. Il rischio quanto mai evidente è che la crisi sanitaria potrà aggravare la crisi di liquidità connessa alla recessione attesa.

Esiste una sovrapposizione geografica tra la diffusione del Covid-19 e il più puntuale sistema dei pagamenti in Italia: si stringerà dunque l’area geografica ove poter reperire clienti affidabili e puntuali.

L’allungamento dei tempi di incasso – stimato intorno a 20 giorni, come emerso dall’Osservatorio sul Working Capital redatto da CRIS – metterà in discussione tutta la strategia imprenditoriale, dall’approvvigionamento al customer care. Viepiù, proprio il mercato dell’approvvigionamento registrerà una forte contrazione se le imprese produttrici richiederanno il pagamento anticipato delle merci e delle materie acquistate, così come avviene per le importazioni.

È chiaro quindi come la crisi sanitaria si stia rapidamente trasformando in una crisi di liquidità, crisi che intaccherà la solidità di tutte le imprese, anche quelle del Nord Italia. Tutti dovranno confrontarsi con tempistiche di pagamento diverse rispetto al passato, con ripercussioni sul sistema dell’approvvigionamento.

L’evoluzione dei tempi di pagamento avrà in sé il germe della selezione naturale, facendo fuoriuscire dal mercato le aziende più deboli finanziariamente, per fare emergere quelle da sempre più puntuali ed affidabili. Le procedure concorsuali che ne potrebbero derivare sarebbero numerosissime. Anche per tale motivo il Decreto Liquidità varato dal Governo, che concede prestiti con garanzia statale, necessita di tempistiche più che immediate, con significative semplificazioni della parte burocratica, tali da consentire un aumento tempestivo del capitale circolante per le imprese.

 

 

 

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