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La battaglia aerea degli helicopter money

La battaglia aerea degli helicopter money
La battaglia aerea degli helicopter money
La battaglia aerea degli helicopter money
La battaglia aerea degli helicopter money

Alcuni anni fa uno sceicco arabo, innamorato dell’Italia, fece circolare la voce che, il giorno di Natale, avrebbe lanciato dal cielo denaro sulle piazze Plebiscito di Napoli e Ferrarese di Bari. Una pioggia di banconote di piccolo taglio per un totale di 200mila euro che avevano lo scopo di pubblicizzare, con cartolina allegata al denaro, due centri commerciali.

Il “lancio” non ci fu perché era solo l’esca per un’astuta manovra di marketing al fine di attirare l’attenzione sulla nuova iniziativa imprenditoriale. Certo che l’idea che arrivino soldi dal cielo con un helicopter money non è solo un sogno, ma venne teorizzata nel 1969 dal premio Nobel dell’economia (vinto nel 1976) Milton Friedman. In estrema sintesi, se le varie misure di sostegno all’economia non funzionano, perché non “lanciare” one shot denaro che oggi si potrebbe concretizzare, ad esempio, nell’accredito da parte della Bce di una stessa cifra sui conti correnti di tutte le famiglie della Ue?

Se questo sia fattibile, corretto, sbagliato, lo lasciamo giustamente al dibattito del top degli economisti, ma dalle nostre postazioni quel che si può vedere è che comunque sia in corso una silenziosa battaglia aerea proprio tra helicopter money. Le armi tradizionali per combattere l’uragano sanitario ed economico che sta sconvolgendo il mondo ormai sono allo stremo: tagli alle tasse, aumento del denaro circolante, sussidi a raffica, stanno arginando l’impatto immediato, ma in un mondo basato sui consumi servirà far tornare la fiducia per spingere le famiglie a spendere?

Ecco che Ue, Bce, Usa, Cina, Giappone e tante altre grandi macro aree stanno mettendo in campo strumenti non convenzionali per cercare di far affluire denaro. Vedere che la Banca centrale europea presta denaro a tassi negativi agli istituti di crediti deve far riflettere sul ruolo, certo difficile, ma fondamentale, che le banche devono dimostrare nei confronti di un’economia stremata. Il denaro c’è, vediamo di non tenerlo fermo, ma di indirizzarlo a tutte quelle attività che nel corso degli anni hanno dimostrato di saper reagire, combattere, innovarsi.

E questo oggi non lo si può fare con vecchi schemi, vecchi “moduli” dietro i quali trincerarsi. Bisogna che chi ha in mano il credito torni a vivere sul territorio, verificando di persona cosa il sistema produttivo, professionale e artigianale stia facendo o sia in grado di fare.

La centralizzazione dei controlli bancari è giusta per evitare crisi incontrollabili, ma è anche vero che non si può sacrificare la possibilità di lasciare autonomia di visione tattica e strategica appunto del territorio. Ci troviamo in una situazione post bellica dove è necessario che le decisioni non possono essere più prese in forma asettica, ma in base a precise informazioni di chi “vive” Paesi e quelle zone.
Perché, fortunatamente, abbiamo ancora una realtà italiana che i soldi vuole guadagnarseli con il lavoro e non aspettare che piovano dal cielo.
 

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