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La cattiva (giustificabile?) Germania, la volpe USA e la tonta Europa

La cattiva (giustificabile?) Germania, la volpe USA e la tonta Europa
La cattiva (giustificabile?) Germania, la volpe USA e la tonta Europa

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E niente, è più forte di loro. I tedeschi non è che non ci provino, eh? Ci provano e ci hanno sempre sinceramente provato ad avere un’ Europa unita, forte, politicamente ed economicamente stabile. Lo sanno, lo hanno sempre saputo che sarebbe stato nell’interesse di tutti: in fondo, dopo ben due guerre mondiali disastrose (soprattutto per loro) non avevano, davvero, nessuna voglia di perpetuare spaccature, attriti, lotte e odi con i vicini europei… anzi!

E così dissero: ben venga l’Europa unita, anzi, che sia unitissima, anche politicamente… a patto, però, che la linea politica sia la nostra! E sì, perché, scusate, se dovete formare una squadra e avete un cannoniere fortissimo, la strategia la costruite intorno a lui, mica intorno ai difensori!

E la Germania era questo: un cannoniere di alto livello, alta produttività, primo sistema industriale europeo e secondo esportatore al mondo dopo gli USA, organizzata, efficiente, insomma se una squadra europea bisognava costruire, beh, è normale, si dissero i tedeschi, che tutti ci si livellasse verso l’alto, cioè verso loro, non certo verso il basso!

E fin qui, diciamoci la verità, il discorso non faceva una piega. Il problema si pose quando ci si rese conto che convincere 28 paesi (c’era ancora l’Inghilterra) ad assomigliare ad uno solo di essi era cosa assai ardua, visto che ciascun paese ha per forza di cose una struttura produttiva diversa, abitudini culturali e tradizioni delle proprie popolazioni diverse e, infine, una classe politica che ben difficilmente è disposta a rinunciare al proprio potere per sottomettersi sic et simpliciter a quella di un solo paese di riferimento (o ad un ‘governo europeo’ comunque ad immagine e somiglianza di quello tedesco).

Insomma, se ci fosse stata un’unione politica, l’idea tedesca avrebbe funzionato, l’Europa sarebbe stata una potenza mondiale favolosa, altro che USA e Cina! Ma, come si è detto, era assai arduo, per i motivi visti. A quel tempo (anni ’70, gli anni della fortissima crisi petrolifera simile a quella odierna) girava per gli ambienti accademici e governativi del mondo, la teoria di un economista canadese piuttosto in gamba, di nome Robert Mundell.

Lo studioso aveva osservato a lungo l’economia canadese così come quella di molti paesi sud-americani ed aveva notato come per essi, ogni volta che vi fosse la necessità di ottenere una certa stabilità ed un vero progresso economico, la cosa migliore era sempre stata quella di legare, ancorare strettamente la propria valuta ad una valuta forte, tipicamente il dollaro statunitense.

Preoccupato per le sorti della giovanissima e ancora fragile Comunità Europea (ed in particolare di uno degli stati membri di essa, l’Italia, che adorava ed in cui viveva, a Siena, ove morì alcuni mesi or sono), formulò la teoria della OCA (Optimal Currency Area); in pratica, sosteneva, se gli stati membri europei avessero ancorato le proprie valute ad un’unica valuta forte (ad esempio il Marco tedesco) o, meglio, ne avessero sfornata una tutta nuova e comune a tutti ma che fosse forte quanto il Marco (ad esempio, infatti, l’Euro), il risultato sarebbe stato che, in modo naturale, le economie ed anche le strutture ed il “comportamento politico” di tutti i paesi membri avrebbe teso ad assomigliare al paese più forte (Germania) e quindi di esso avrebbero anche acquisito la produttività, l’efficienza burocratica, la stabilità politica… insomma, la crescita ed il progresso per tutti.

Naturalmente Mundell non era un cretino, sapeva benissimo che i vari paesi sono spesso diversissimi tra loro sotto vari profili, come già abbiamo osservato sopra, e che era proprio per questo che un’unione politica con un ‘governo unico europeo’ non era riuscita a nascere e non sembrava proprio potesse mai. E qui scatta la bellezza della sua idea: visto che i vari paesi membri sono così diversi per produttività, natura e competitività delle loro aziende, organizzazione politico-burocratico-giuridica ecc. ecc., allora tali diversità creano delle asimmetrie (così si chiamano in economia), cioè le loro economie in alcuni paesi vanno bene ed in altri vanno male o meno bene.

Ora seguitemi: se è vero che la diversità porta ad asimmetrie economiche allora è anche vero che se si risolvono le diversità si risolvono anche le asimmetrie e tutti i paesi avranno economie fortissime come il paese più forte (Germania); e se tutti i paesi membri sono dell’idea di collaborare per crescere tutti insieme (tanto che hanno fondato la Comunità Europea) ma le loro classi politiche, comprensibilmente, NON vogliono fondersi tutte in un’unica classe politica europea ed in un governo politico unico, allora è possibile chiedere agli stati membri non di unirsi politicamente (cosa che, appunto, non vogliono fare) ma di fare semplicemente ciò che già sono disposti a fare, cioè collaborare e creare una valuta unica da un lato e, dall’altro, un fondo comune unico di quella valuta, con cui si trasferiscano soldi dai paesi che hanno economie che vanno meglio a paesi con economie che vanno peggio.

E cosa ci deve fare il paese che va peggio e che riceve quei soldi? Semplice: deve usarli per eliminare le sue diversità rispetto ai paesi che vanno meglio, così eliminerà anche le asimmetrie e la sua economia sarà forte come quella del paese più forte. Il tutto senza aver fatto quell’unione politica che allora, come oggi, appariva praticamente impossibile. L’idea piacque agli europei, inutile dirlo. Pensate, senza fare una unione politica che in fondo nessuno voleva, o quanto meno non si sentiva pronto, si poteva ottenere crescita e benessere per tutti facendo una valuta unica (Euro) ed un fondo comune (Bilancio Europeo) dal quale trasferire somme ai paesi che stanno peggio per farli crescere, migliorare in competitività e produttività ed assomigliare alla fine al paese più forte.

Ci guadagnano tutti: il più forte perché se anche gli altri sono forti comprano di più i suoi prodotti; ed i più deboli perché da deboli diventato forti. E così fecero. Attualmente, infatti, la Germania (paese più forte) è quello che dà più soldi di tutti agli altri stati membri più deboli, ogni anno.

E l’Italia? Nel complesso l’Italia è un paese “datore” cioè al netto dà al fondo comune più di quanto prenda ma, a livello di ‘zone di sviluppo economico’, il sud Italia e le isole (cioè le aree che sono effettivamente e decisamente deboli rispetto al paese più forte, Germania) prendono più di quanto danno al fondo comune, tanto che sono destinatari di fondi europei aggiuntivi che vengono detti Fondi di Coesione. Dunque la teoria di Mundell è stata ed è perfettamente applicata.

Eppure l’Italia, dopo tanti anni di questa applicazione, è ancora terribilmente indietro rispetto a dove dovrebbe essere, cioè ad assomigliare al benessere economico tedesco.Colpa della Germania che è una cattivona e non dà i soldi che deve? No, come visto. Li dà, più di tutti.Colpa della teoria OCA di Mundell che non funziona? Mmm… vediamo. Mundell diceva che i fondi da trasferire dai più forti ai più deboli devono servire ad eliminare le diversità che i più deboli hanno rispetto ai più forti, così da eliminare automaticamente anche le asimmetrie economiche e quindi far diventare i più deboli forti come il più forte.

In vari miei saggi, tre sono le “diversità” rispetto alla Germania che indico come nevralgiche per l’Italia:

1) la mancanza di un sistema universale di sostegno al reddito e formazione del disoccupato che lo accompagni agevolmente verso un nuovo lavoro;

2) una giustizia civile efficiente che garantisca al creditore di riavere la somma o il diritto legalmente dovuti, in tempi brevi e certi (i tempi italiani sono più che doppi dei tedeschi e con molta incertezza ed inaffidabilità dell’esito dei processi; ciò rende difficile l’attività imprenditoriale nel Paese e gli investimenti);

3) un’evasione fiscale ed una corruzione che siano contenute nei limiti della decenza (in Italia è di molte volte superiore a quelle tedesche).

Sono state risolte queste diversità, utilizzando le somme ricevute dal fondo comune, come diceva Mundell? No, non sono mai state neanche affrontate dalla politica (se non in modo farsesco e di facciata) da quando esiste l’Unione Europea.

Un timido e solo teorico tentativo è stato fatto relativamente al punto 1), con il Reddito di Cittadinanza, ma mancava totalmente della parte di formazione e politica attiva, quindi si è ridotto ad un mero sperpero dei denari di quel fondo comune. E l’Italia non diventa forte come la Germania.E niente quindi, è più forte di loro. I tedeschi non è che non ci provino, eh? Ci provano e ci hanno sempre sinceramente provato ad avere un’Europa unita, forte.

Lo sanno, lo hanno sempre saputo che sarebbe stato nell’interesse di tutti. Ma se tu poi non mi fai funzionare la teoria di Mundell come si deve, io che ti posso fa’? E allora, se uno ci prova sinceramente e ci investe pure un bel po’ di denaro, ma gli altri non partecipano attivamente, non si impegnano… embè poi ti passa la voglia… e poi ti dici “Ma sai che c’è? Ma porca miseria, io sono tedesco, il popolo di Wagner, quello che (come dice Woody Allen) appena lo senti ti viene voglia di invadere la Polonia… insomma io sono un corridore di razza e sì, diciamolo pure, mi piace vincere e dominare, diciamocelo! E perché devo restare indietro se gli altri manco si impegnano? E allora gioco sporco, eccheccavolo!!”

E così, per esempio, la Germania anni fa costruisce in accordo con la Russia il Nord Stream 2 per divenire l’hub energetico europeo definitivo, in barba agli altri paesi membri europei (e contro le regole di Bruxelles) che ne diventano così economicamente succubi e facendo pure arrabbiare parecchio gli USA che, giustamente, hanno sempre ostacolato questo rapporto troppo stretto col nemico Russia.

Poi scoppia la guerra in Ucraina, e gli USA… beh, il Nord Stream viene sabotato e forse danneggiato per sempre… chissà chi è stato. Vabbè, ma anche dopo la guerra, la Germania, in accordo con gli USA stessi, otterrà comunque la garanzia di rimanere l’hub europeo dell’energia, magari puntando sulla costruzione, insieme alla Francia, di interconnessioni europee, gasdotti e rigassificatori sul mar Baltico e sganciandosi pian piano in modo definitivo dalla Russia, come contropartita da offrire agli USA.

E così, per esempio, Scholz (il premier tedesco), alcuni giorni fa arriva bel bello a Pechino affiancato dagli amministratori delegati di Siemens, BASF, BMW, Merck e delle mietitrebbie industriali, determinato a garantire uno speciale rapporto commerciale a spese degli altri membri dell’UE e degli alleati occidentali. Sì, proprio quella Cina che poi Berlino denuncia insieme ai partner europei come autocratica, irrispettosa dei diritti umani e della correttezza commerciale, nonché filo-putiniana e sostenitrice dell’economia di Mosca.

E Scholz ha pure rifiutato la proposta di Macron di fare il viaggio insieme. Gli affari (suoi) sono affari, si sa.Europa? Tiè!E così, per esempio, la Germania alcune settimane fa ha lanciato un salvataggio energetico unilaterale da 200 miliardi di euro senza la consultazione dell’UE, scartando le richieste di Macron per una risposta combinata europea. E’ vero che anche la Francia sta spendendo 100 miliardi di euro in un modo o nell’altro, ma lo fa soprattutto aiutando le famiglie con le bollette e il carburante piuttosto che distorcere la concorrenza dell’UE con sussidi per le imprese, come invece fanno i teutonici.E questa è la cattivona Germania.

Giustificabile? Non so; a Voi il giudizio.Una cosa certa è che il resto d’Europa è tonto. Ed in particolare è stato un gran tontolone (ormai chiaramente sopravvalutato) il Signor Draghi, il qualche col prestigio internazionale di cui godeva, aveva l’occasione di condizionare l’appoggio italiano ed europeo alla guerra in Ucraina (che, come si sa, conviene solo agli USA) chiedendo in cambio agli americani il “controllo” del Nord Africa (lasciati dagli USA in mano a Turchi e Russi) e facendo così diventare l’Italia un hub energetico europeo, temporaneamente per il gas, ma per un futuro a idrogeno verde (prodotto col solare abbondante nel Sahara), e staccando così definitivamente l’Europa dalla dipendenza russa.

USA contenti, Europa contenta, e soprattutto Italia contentissima. E invece no. L’idrogeno verde ed il gas norvegese e quello arabo liquefatto passerà tutto per le infrastrutture tedesche, con la collaborazione della Francia, che è un po’ meno tonta degli altri. Inutile dirvi la fine dell’Italia, vero?Un’altra cosa certa è che gli USA sono dei gran furbi: fanno la guerra contro la Russia a spese degli europei, vendono il loro gas al quadruplo del prezzo e, a guerra finita, avranno indebolito micidialmente il loro maggiore concorrente: la UE. Grandi. Certo, è facile quando hai il cavallo di Troia all’interno dell’Europa. Anzi, scusate, il “Drago” di Troia.

Fabrizio Catullo, 11 novembre 2022