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La crisi dei chip è ormai sistemica - Seconda parte

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Lo scenario attuale

Le migliori stime parlano di “ritorno alla normalità” non prima del 2022-3. Per quanto grave la crisi dei semis ha colpito in modo differente i settori di riferimento. Consideriamo i 3 settori che sono stati principalmente colpiti: autoveicoli, computer, cellulari. Parlo di questi soli 3 settori pur ricordando che i loro problemi si traducono in ricadute occupazionali, sociali ed economiche e ovviamente creano ulteriori disequilibri sia a livello di impianti locali che piani di sviluppo delle aziende sull’intera catena del valore.

La carenza di semis per il comparto autoveicoli (camion, auto, macchine agricole etc..) ha imposto a molti impianti di assemblaggio auto di fermare o rallentare al massimo la produzione. Ford da fine marzo ha bloccato gli impianti dopo una frenata durante febbraio. Altri produttori han seguito l’esempio di Ford rallentano o fermando le linee (nei casi peggiori i marchi di auto hanno scaricato la colpa sulle fonderie). I danni cagionati al settore sono importanti: consideriamo, per fare un esempio,  che il modello 150 della Ford (costo base 29.000$ ) non può essere prodotto per la mancanza di chip dal costo massimo di 50-60 dollari.

C’è da considerare che il settore auto era già stato colpito dal Covid: durante la crisi molti marchi avevano rallentato e/o disdetto ordinativi, nel timore di trovarsi i magazzini pieni e poche vendite (vedi sopra tema previsioni sbagliate). Quando la domanda di auto e camion ha cominciato a tornare i brand hanno fatto nuovi ordini. Tuttavia i loro fornitori, soprattutto le fonderie, erano già piene per coprire altre produzioni e non hanno potuto accettare nuovi ordini dal settore auto. Praticamente una cisi perfetta i cui risultati osserviamo ora. 

Il mondo PC e console ha affrontato lo scenario di crisi in modo differente. Durante la crisi pandemica i cittadini, chiusi in casa, si sono gettati a comprare console e pc per intrattenimento (videogiochi, youtube etc..) una domanda di terminali fissi che non si vedeva in crescita cosi da anni (si stima che il 2021 vedrà una crescita intorno al 18%). A questo si sono aggiunti gli ordinativi all’ultimo minuto generati dai lavoratori remotizzati in smart working. Ultimo, ma non meno importante, la richiesta di server per minare bitcoin e altre monete che vanno a blockchain Pow (la più energivora che richiede una crescente potenza di calcolo, aka chip).

In teoria anche questo settore dovrebbe soffrire della carenza di semis, tuttavia, a differenza dell’auto, i produttori di pc non hanno mai cancellato ordini significativi. In più si aggiunge che i produttori hanno aumentato le scorte prima del Covid. Il tutto li porta ad essere “favoriti” negli ordini e le fonderie preferiscono gestire loro come clienti “premium” evitando particolari code e ritardi.

Il settore degli smartphone è stato egualmente interessato dalla crisi dei semis. Solo per rendere l’idea Apple è completamente legato alle fonderie della Taiwan Semiconductor Manufacturing (TSMC). A ottobre il gruppo asiatico ha registrato una forte crescita grazie al lancio dei nuovi modelli Apple. Qualcomm malgrado la crescita ha visto le entrate ridursi a causa della carenza di semis. La domanda di cellulari dovrebbe aumentare grazie al passaggio dal 4g al 5g. Tuttavia nel 2020 i cellulari 5g non sono ancora cosi popolari. Ne consegue che la carenza di chip è stata importante ma non così tanto come nel settore auto.

 

Il futuro: territorio inesplorato

Come discusso la crisi attuale dovrebbe rientrare entro il 2022-23, a seconda dei singoli settori industriali. Tuttavia questa crisi rischia di innescare dei processi industriali molto importanti. Nell’immediato le fonderie hanno dichiarato che aumenteranno la capacità di produzione aggiungendo nuovi impianti. Prima che un nuovo impianto vada in linea ci vorranno alcuni anni. TSMC ha annunciato piani di ampliamento per oltre 100 miliardi, ma i siti non saranno pronti prima di 3 anni. Altri produttori hanno fronteggiato critiche, come Micron, a cui ora devono far fronte. Sul fronte nazionale Biden ha lanciato un progetto per la creazione di fonderie nazionali sul territorio americano per oltre 50 miliardi.

Il rischio sul lungo periodo è che la Cina, colpita dalla guerra commerciale innescata da Trump, si renda indipendente dalle produzioni di chip americane.

Nel nuovo piano quinquennale approvato dal governo cinese c’è un rilevante investimento per portare il dragone ad una completa indipendenza in fatto di Chip. Sono oltre 10 le città ad essere state selezionate per divenire siti di ricerca e produzione di Chip con investimenti statali per circa 300 miliardi di RMB.   

Per quanto lo scenario futuro di una Cina indipendente, nella produzione di chip, sia ancora lontano, è bene ricordare che la maggior forza commerciale atlantica, americana in particolare, è sita nell’elevata posizione tecnologica delle industrie occidentali. Un sorpasso cinese, in un settore strategico per il futuro come quello dei chip, potrebbe essere un evento cataclismico per numerosi settori.

@EnricoVerga

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