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La fragilità dei bilanci bancari

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Il rischio di ricomposizione dei crediti anomali. Dal 2010, prima con frequenza annuale poi semestrale, la Banca d’Italia offre alla riflessione degli operatori il Rapporto sulla stabilità finanziaria.  La resilienza del sistema finanziario ha rappresentato, fino alla crisi del 2008, un profilo scontato dell’intermediazione. Una sorta di dono di natura, frutto del corretto operare dei mercati reali e finanziari dell’economia. Le vicende della Lehman Brothers hanno cambiato completamente il punto di vista dell’analisi. La stabilità finanziaria è oggi il risultato di adeguate e pressanti azioni di vigilanza miranti al contenimento del rischio in capo ai singoli intermediari nonché di un’attenta analisi dell’evoluzione dei mercati e delle prospettive dei debitori e dei creditori netti. Di questo cambiamento di paradigma il Rapporto è una testimonianza.

Lo shock da Covid-19, la caduta eccezionale del Pil mondiale a questo associata e l’incertezza della sua durata hanno accresciuto la vulnerabilità degli operatori fondamentali dell’economia, aumentato la fragilità dei sistemi bancari e finanziari e, infine, hanno sollevato dubbi sulla sostenibilità delle finanze pubbliche dei vari paesi. Il quadro macrofinanziario è cambiato in tutti paesi industrializzati ben prima che OMS, l’11 marzo, dichiarasse la natura pandemica del virus.

Nell’economia italiana, la centralità del sistema bancario nell’intermediazione finanziaria ha sollevato una qualche perplessità sulla sua tenuta. Il portato della pandemia da Covid-19 è infatti una riduzione dell’attività economica che si trasmette al settore bancario attraverso una riduzione della domanda di credito e di servizi finanziari ed un indebolimento nella capacità di restituzione dei prestiti da parte di imprese e famiglie debitrici. Parallelamente a ciò le tensioni sui mercati finanziari riducono il valore delle attività detenute in portafoglio. L’impatto sul conto economico può essere pesante. Cambia radicalmente la prospettiva reddituale dei singoli istituti e del sistema nel suo complesso. Sotto questo profilo le previsioni formulate ante Coronavirus vanno completamente riviste.

Il Centro Europa Ricerche nel suo apprezzato Rapporto Banche, in particolare in quello dello scorso febbraio, formulato sulla base delle informazioni disponibili al 5 gennaio 2020, giungeva alla conclusione, al di là della crisi della Banca Popolare di Bari, che “la previsione sul sistema bancario è nel complesso positiva, con utili di esercizio in tutti gli anni di previsione (2020-2022). Concorrono a tale risultato i minori accantonamenti richiesti dalla riduzione della rischiosità, la ripresa del margine di interesse conseguente all’aumento dei tassi d’interesse dal 2021 e i minori costi di gestione consentiti dai processi di ristrutturazione avviati negli ultimi anni.”

Delle tre variabili indicate dal CER la terza, le ristrutturazioni, non potrà che avere ritardi incolmabili; la seconda, l’aumento del margine d’interesse, non si verificherà nei termini previsti a causa della politica monetaria espansiva intrapresa dalla BCE, e dalle altre Banche centrali del mondo, prima fra tutte la Fed, per contrastare gli effetti recessivi del Coronavirus.  Da ultimo, quanto ai minori accantonamenti richiesti, questi dovranno essere rivisti al rialzo per la caduta attesa del PIL.

Il Documento di Economia e Finanza stima una caduta dell’8% della nuova ricchezza prodotta in Italia nel 2020. Se a questa sommiamo la crescita dello 0.6% precedente prevista, otteniamo una previsione a ribasso dell’8,6%. Vero è che nel 2021 si attende una crescita del 4.7%; ciò non toglie che la caduta in termini reali del PIL sarà nel biennio del 3,68%.  La caduta del PIL e la spesa pubblica addizionale per contrastare gli effetti sanitari ed economici del Covid-19, finanziata in deficit, porteranno inoltre il rapporto debito pubblico/PIL al 151.8% nell’anno in corso, con un leggero recupero nel 2021 quando si posizionerà al 147.5%.

Questo quadro congiunturale ha indotto una revisione del merito di credito della Repubblica italiana. Il 24 aprile l’agenzia S&P ha confermato il giudizio BBB, con outlook negativo. Il 28 aprile Fitch ha quindi ridotto il rating da BBB con outlook negativo a BBB- con outlook stabile.

In verità il mercato dei titoli di stato aveva già anticipato le due agenzie che sembrano svolgere sempre più una funzione meramente notarile. E’ da metà febbraio che lo spread Btp/Bund sta crescendo. Uno spread di 150 punti è solo un lontano ricordo dell’anno ormai passato. E lo è derivatamente anche il prezzo crescente dei titoli di stato e delle quotazioni azionarie che lo aveva caratterizzato.

L’ambiente economico nel quale il sistema bancario è chiamato ad operare nell’anno in corso è dunque foriero di rischi derivanti dalle peggiorate condizioni delle imprese e delle famiglie e dall’accresciuta volatilità dei mercati finanziari che congiuntamente impattano sull’attivo dello stato patrimoniale dei singoli istituti di credito.

Il Cura Italia è intervenuto nelle posizioni debitorie in capo alle piccole e medie imprese impedendo la revoca degli affidamenti; imponendo il congelamento degli importi accordati per le aperture di credito a revoca e per i finanziamenti a fronte di anticipazioni su crediti; disponendo la proroga dei prestiti con scadenza contrattuale anteriore al 30 settembre 2020 ed infine la sospensione, fino alla stessa data, dei pagamenti delle rate dei mutui e dei canoni di leasing. Tutto ciò impedisce l’emersione degli inadempimenti. Le garanzie statali previste nel Decreto liquidità su nuove linee di credito, estendibili anche a quelle già in essere se inferiori alle nuove, sospendono la corretta valutazione del merito di credito. La qualità del credito di fatto è stata cristallizzata evitando temporaneamente alle banche di effettuare nuovi accantonamenti, differendo ad altra data il redde rationem.

Gli interventi previsti nei due decreti non sono tuttavia utilizzabili per gli operatori titolari di crediti deteriorati. Questi, al loro valore nominale, rappresentano oggi il 4.3% dei finanziamenti in essere e dalla loro ricomposizione può nascere un ulteriore rischio per la redditività degli istituti.

Nei crediti deteriorati confluiscono tre diverse patologie: le sofferenze (1.7%), le inadempienze probabili (2.4%) e le scadute sconfinanti deteriorate (0.2%). Percentualmente diversi sono gli accantonamenti specifici effettuati per ciascuna classe. Ad un tasso di copertura medio del 52.4 % ne corrisponde uno del 63.6 % per le sofferenze, uno del 41.3% per le inadempienze probabili (Utp), ed infine uno del 24.4% per le posizioni scadute.

Esiste nei bilanci bancari un rischio di ricomposizione dei crediti deteriorati del passato. Questo muove dalla natura degli Utp e dal possibile, e oggi probabile, cambiamento di status e quindi dalla loro migrazione a sofferenza. In questa prospettiva dovrebbero essere accresciuti gli accantonamenti specifici. Se ipotizziamo la costanza del tasso di copertura delle sofferenze, per ogni euro di migrazione fra le due classi ne dovrebbero essere accantonati 0.22. Il che equivale ad affermare che sarebbero necessari, nell’ipotesi peggiore che tutti gli Utp passino a sofferenza, nuovi accantonamenti dell’ordine di 14 miliardi di euro.  Una dimensione questa superiore del 16% all’utile lordo aggregato presente nei bilanci approvati per l’esercizio 2018.

 

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