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La gattina frettolosa fece i gattini ciechi

La gattina frettolosa fece i gattini ciechi
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La gattina frettolosa fece i gattini ciechi

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Avete mai giocato a Mercante in Fiera? Era uno dei miei giochi preferiti durante le feste natalizie (lo è ancora in effetti).  Mi è sempre piaciuto fare il “mercante”, gestire le carte da vendere, cercare di far alzare il banco il più possibile e poi “chiamare” le uscite fino ad arrivare alle carte vincenti.

Nelle serate più accanite si assiste a fenomeni tipici che poi ricorrono anche nel campo degli investimenti: la puntata speculativa su un’unica carta oppure il puntare tutto nell’acquisto di quante più carte possibile per aumentare le probabilità di vincita e poi c’è quello che, dopo aver speso un bel po’, decide durante il gioco di monetizzare e vende una o più carte. A volte spunta pure dei bei prezzi, il doppio o il triplo di quanto speso; a volte però capita di vendere il biglietto del primo premio, e allora sono dolori.

Nel 1999 Goldman Sachs fu una delle prime aziende a credere nello sviluppo del mercato internet in Cina: in quel momento, in un modesto appartamento dove viveva il suo fondatore,  una società stava muovendo i primi passi nell’e-commerce.  Goldman Sachs, grazie alla lungimiranza della responsabile dell’area investimenti per l’Asia, Shirley Lin, investì 3,3 milioni dollari per il 33% circa del capitale (una somma importante per quella che era all’epoca poco più di una start-up) e divenne, insieme a SoftBank (gruppo giapponese fondato da Masayoshi Son), azionista dominante della società.

Allo scoppio della bolla delle dot.com nel 2000 però gli investitori di tutto il mondo iniziarono a riconsiderare la validità dei loro investimenti nelle società internet; nel 2003 Shirley Lin lasciò Goldman e l’unità di private equity perse progressivamente fiducia nella società, il cui valore era ormai stato portato a zero in bilancio.

Così, all’inizio del 2004, Goldman vendette tutta la sua partecipazione incassando la bella cifra di 22 milioni di dollari, quasi sette volte l’investimento iniziale; sembrò un buon risultato all’epoca, ma nessuno di quelli che si occuparono di quell’operazione restò in Goldman per prendersene il merito. Nel 2014 la società cinese si preparò a vendere le sue azioni al pubblico per la prima volta, in una delle Ipo (Initial Public Offering) più grandi e attese da anni.

E la quota, che la banca aveva pagato, 3,3 milioni di dollari nel ’99, arrivò a  valere 12,5 miliardi di dollari;  il nome della società? Alibaba

“Vi sono pochissimi uomini – e sono le eccezioni – capaci di pensare e sentire al di là del momento presente.”

Karl Von Clausewitz 1780-1831

La gattina frettolosa fece i gattini ciechi

 

 

Time in the market matters, not market timing

A proposito di quanto detto nell’editoriale, non so quante volte nel corso di questi due anni sono tornato sull’argomento “tempo”, forse la variabile più importante per determinare il successo di un investimento.

Stamattina mentre facevo la mia camminata quotidiana stavo ascoltando un report di Class Cnbc sui mercati e gli ospiti stavano parlando del positivo andamento del Nasdaq in queste settimane (soprattutto in confronto al resto del mercato); così ho ripensato alla famosa crisi del 2001-2002, lo scoppio della bolla internet (o dot-com bubble come venne chiamata negli Usa).

Quando la vivemmo in quel momento sembrava che non ci sarebbe stato più un futuro per i mercati e in particolare per le società legate a internet (v. storia precedente); e invece vista con l’occhio dell’investitore di lungo termine non è stata che un’interruzione in una storia di crescita continua e chi ha mantenuto gli investimenti (magari tramite un piano di accumulo) ha realizzato degli utili stratosferici negli anni successivi.

È sempre il solito errore, ci lasciamo condizionare troppo dall’oggi; in questi giorni sto leggendo due libri: la storia di Alibaba e del suo fondatore Jack Ma e la biografia di Elon Musk (di cui ho già scritto in passato), il fondatore (insieme ad altri visionari imprenditori) di società come PayPal, Space X o Tesla.

Cosa caratterizza entrambi questi personaggi? Che non hanno mollato mai, nemmeno nei momenti più bui, hanno perseverato perché avevano in testa un obiettivo da raggiungere, a qualunque costo, e non sarebbe certo stato un ostacolo sul loro cammino a fermarli.

Jack Ma da ragazzo imparò l’inglese da autodidatta e fece l’interprete e la guida turistica, per anni ha mantenuto in piedi la sua azienda con il suo lavoro; Elon Musk ha investito decine di milioni di dollari prima di arrivare a lanciare in orbita il primo razzo di Space X o prima di portare sul mercato la prima macchina elettrica.

Quanti altri avrebbero resistito? Quanti invece avrebbero mollato?

Ci vuole tempo!

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