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Le teorie di Malthus: ridurre la popolazione per far crescere l’economia

Le teorie di Malthus: ridurre la popolazione per far crescere l'economia
Le teorie di Malthus: ridurre la popolazione per far crescere l'economia

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No, fermi, fugate in voi ogni idea o percezione di complottismo che vi sia balenata nella mente nel leggere il titolo. Chi scrive pensa che simili tesi siano semplici e chiare idiozie. Anche se, come diceva la buon’anima di Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma non si sbaglia quasi mai”.

Il fatto è che qui non si tratta di supporre complotti o fantasiose teorie di dominazione di una non meglio identificata “Elite” ai danni del popolino inerme. Qui si tratta di leggere i fatti economici e le dichiarazioni di personaggi influenti nel campo sociale, culturale e soprattutto economico del nostro caro mondo. Nella lettura dei primi vi posso aiutare essendo un economista, per le seconde vi basta il vostro intelletto e buona volontà.

Vediamo, dunque.

Intanto, per chi non lo conoscesse, chi era Malthus: Robert Malthus fu un noto economista di fine ‘700 inizio ‘800 divenuto famoso per la sua teoria sull’eccesso della popolazione. In pratica (e grossolanamente) affermava che quando un’economia cresce in modo sostenuto, l’aumento del benessere medio e della numerosità della popolazione fa sì che ad un certo punto la produzione non sia più in grado di soddisfare la domanda di consumo (la domanda supera l’offerta) e quindi, sostanzialmente, l’unica soluzione per riequilibrare le cose è evitare che la parte più povera di essa cresca ulteriormente e, se possibile, quasi “sperare” in qualche catastrofe (terremoti, carestie, guerre) che sfoltiscano un po’ tale popolazione.

Puzza di nazismo, eh? Così sì… peccato che, come spesso accade, il suo pensiero fosse molto più complesso di quello che pedissequamente i commentatori (attuali ma anche della sua stessa epoca) gli attribuivano ed addirittura esso era diretto a salvare la popolazione più povera, ad aiutarla ad uscire dalla povertà, altro che sterminarla. Basti pensare che Malthus era, pensate un po’, un reverendo, un uomo di chiesa! Amava le creature di Dio ma essendo un genio ed un realista, non chiudeva gli occhi davanti ai problemi oggettivi della sovrappopolazione, come invece facevano tutti i suoi colleghi.

Quello che Malthus davvero diceva, se si riusciva a leggere il suoi saggi fino in fondo e non solo i primi capitoli, era che la soluzione della sovrappopolazione consisteva nella redistribuzione! Insomma, l’uovo di Colombo: se le risorse in eccesso della popolazione più ricca, anziché farle restare nelle mani dei ricchi che, non sapendo più in cosa investire finiscono con l’aumentare i prezzi dei loro prodotti pur di far rendere il loro capitale (inflazione), le si distribuissero da parte dello Stato dando lavoro ai poveri e facendoli produrre qualcosa di utile, ecco che il mondo avrebbe spazio per tutti, ci sarebbe benessere per tutti e senza inflazione. Quanti a quel tempo lessero per intero e con attenzione i suoi saggi secondo voi?

Nessuno. O certo non chi non aveva convenienza a farlo. Ed infatti con sorriso illuminato in volto il governo inglese, nel 1845, adotto proprio le teorie Malthusiane per ridurre volutamente alla fame la popolazione rurale irlandese che versava in un’evidente stato di sovrappopolamento: Malthus (mal interpretato) divenne la giustificazione per letteralmente far fuori affamandola, buona parte di essa con leggi apposite che sottraevano i raccolti alla disponibilità irlandese per convogliarli verso l’export che arricchiva i grandi latifondisti e commercianti britannici.

Il governo britannico, insomma, nascose il proprio fallimento politico nel prendersi cura dei sudditi di Sua Maestà (e gli irlandesi lo erano, anche se da sempre considerati degli “inferiori” dai britannici) ammantandosi del fatto che un insigne luminare e reverendo anglicano sosteneva ed aveva dimostrato come questo “sterminio” fosse l’unica soluzione razionale ed inevitabile.

Capito? Uno sterminio autorizzato da un governo occidentale “civile” e su cui nessuno ha più fiatato nel corso della storia (certo gli irlandesi non hanno conservato simpatie per gli inglesi, e il terrorismo separatista dei nostri tempi è solo una naturale prosecuzione di antichi livori, ma in generale, nel mondo, la cosa fu ed è accettata come uno dei tanti episodi storici).

In realtà, credo, gli inglesi non lo fecero apposta. Certo, non amavano gli irlandesi e a molti questa sorta di sterminio sembrava davvero una cosa doverosa. Ma in generale, il fatto era solo che la società occidentale del tempo non era pronta per un simile pensiero rivoluzionario Malthusiano (quello vero): come è evidente non c’era nessuna élite di ricchi che complottavano per conservare privilegi a danno dei poveri, era semplicemente una società estremamente conservatrice e troppo legata a pensieri classici.

Pensieri tra l’altro alimentati dal mainstream economico imperante all’epoca che era quello di David Ricardo, economista classico per eccellenza, per il quale l’offerta crea la domanda, quindi proprio era chiedere troppo di cambiare in modo rivoluzionario il pensiero e prendere l’iniziativa stravolgendo le regole classiche: bisognava fare un atto di fede ed un salto nel buio che, sinceramente, è dura chiedere a chicchessia, mettiamoci nei loro panni.

Molto più semplice seguire le tesi di luminari come Ricardo e tutta la scuola economica del tempo che garantivano che il problema era solo monetario, far si che la moneta fosse sufficiente ad alimentare la produzione e quindi l’offerta e che fosse equilibrata con essa, non era certo un problema di domanda della popolazione!

Bisognerà aspettare Marx e il comunismo per ammettere e prendere coscienza da parte del mondo occidentale del fatto che un’altra via, che ponesse attenzione alle classi disagiate, esisteva, anche se quella proposta apparve fin da subito maldestra e disastrosa forse più di quella già difettosa occidentale, ma intanto se ne prese coscienza: il disagio degli strati bassi come qualcosa di cui in qualche modo si doveva e poteva far carico lo Stato, la collettività, era finalmente affermata e riconosciuta.

Toccò a Keynes proporre, sviluppando ciò che Malthus aveva in realtà già detto ma inascoltato, una “terza via” che riuscisse a riequilibrare, “redistribuire” le risorse di un paese in modo da agevolare le classi meno abbienti senza sfociare nella iattura comunista. Toccò a lui far prendere atto di un’idea che appariva rivoluzionaria e cioè che, a volte, è la domanda che crea l’offerta e non viceversa come si era sempre ritenuto (tralasciamo in questa sede i difetti che pure l’idea keynesiana presenta in alcuni casi: per chi volesse approfondimenti tecnici può trovarli in questo saggio, qui). Un’idea “mediana”, quindi, finalmente più accettabile da parte della classe dirigente dei paesi occidentali che, giustamente, aborrivano il comunismo.

Ma non fu facile!! Ci volle una crisi epocale come la Grande Depressione del ’29 perché i governanti (degli USA prima e poi del mondo) prendessero in considerazione le idee rivoluzionarie keynesiane. Infatti la prima reazione alla crisi del ’29, fu da parte del presidente Hoover di alzare le tasse, in ossequio alla dottrina classica: il mercato si sarebbe ripreso da solo, l’importante era non fare spesa pubblica aumentando il già notevole deficit dello stato (andato in rosso proprio perché a causa della crisi, le entrate erano scese drasticamente) e cercare di coprire il deficit esistente alzando enormemente la tassazione.

Pazzesco vero? Non v’è chi tra voi non sia saltato sulla sedia a leggere queste parole: ma come, in piena crisi tu alzi le tasse alla gente!!! Sei una folle criminale!!

No. Era soltanto la teoria classica economica, quella di Ricardo, quella dei monetaristi, quella dominante all’epoca. Prima che arrivasse la rivoluzione keynesiana. Fu così difficile far cambiare idea alla classe dirigente occidentale che persino il presidente Roosvelt, ricevuto Keynes nello studio ovale per sentire le sue idee “nuove”, quando questi uscì dalla stanza, lo prese in giro rivolgendosi ai suoi ministri, dicendo “questo tizio è un matematico, non un economista: mi ha lasciato qui solo un mucchio di grafici e calcoli inutili!!”.

Poi però, per fortuna, almeno in parte, seguì le sue indicazioni e spese il bilancio pubblico a rotta di collo, allargando di un bel po’ il deficit (pur cercando sempre di mantenere alta la tassazione per coprire la spesa, rendendo così la sua politica economica solo “mezza-keynesiana” come fu poi definita). Insomma, vedete? Fu durissima far cambiare alla classe dirigente americana e poi internazionale la loro visione della realtà, le loro convinzioni economiche e politiche, la loro “weltanshauung”, come direbbero i filosofi tedeschi dell’800.

Questo breve sunto di storia economica ve l’ho fatto solo per rendere chiaro come non ci fosse, anche allora, nessun complotto, nessuna cospirazione da parte di potenti mondiali ai danni dei piu deboli. C’era solo l’enorme difficoltà del cambiare idea; quando questa idea è così a lungo rimasta dentro di te, dentro tuo padre, dentro tuo nonno, dentro la società in cui hai sempre vissuto e sei cresciuto, chi di noi, davvero, francamente, sarebbe capace in uno schiocco di dita, di buttare tutto all’aria e gettarsi nel buio? Gente come i visionari Steve Jobs, Elon Musk e, per rimanere in tema, Malthus e poi Keynes, lo hanno fatto. Ma sono Jobs, Musk, Malthus, Keynes. Non so se mi spiego. Ma il sindaco del tuo comune, il presidente della tua regione o il ministro del governo del tuo paese, o il governo della UE… beh.. Non li biasimo.

 

E veniamo a oggi, così capite dove voglio andare a parare

  • Ruchir Sharma, economista della Morgan Stanley, in un articolo recente apparso sul Financial Times, dice che il benessere di una nazione bisognerebbe calcolarlo non più sul PIL totale ma sul PIL pro capite: se facciamo così, ecco che i governi possono evitare di affannarsi a rincorrere la crescita sempre maggiore del PIL perché, attenzione seguite bene, “se la popolazione scende in numero più velocemente di quanto scenda il PIL totale, allora automaticamente il PIL pro capite sale, quindi stiamo tutti meglio! E inquiniamo anche di meno, risolto anche il problema climatico!”. Bisogna sfoltire la gente,
  • Il nostro ministro della transizione ecologica Cingolani, ha chiaramente affermato poche settimane fa, che “il nostro pianeta è stato progettato per 3 miliardi di persone, siamo 7 miliardi, siamo troppi, ovvio che poi abbiamo un problema ecologico, qualcosa bisogna fare.” Bisogna sfoltire la gente, insomma.
  • Bill Gates afferma continuamente (lo potete controllare anche sul sito della sua fondazione dove frasi simili sono disseminate ovunque) che “per ridurre la povertà bisogna ridurre la natalità, soprattutto nei paesi poveri, sono in troppi, la domanda supera l’offerta”. Bisogna sfoltire la gente,

Tutti concentrati su quello a cui sono stati sempre abituati: l’economia sta bene, la produzione cresce, le innovazioni ci sono, l’energia verde, la digitalizzazione avanzata, la robotica… quindi quello che non va è la domanda: c’è troppa gente.

Questo è un modo comodo, non volontario o perverso o cattivo, ma semplicemente comodo, come il governo inglese in Irlanda, come comode sono le situazioni che non ti fanno sforzare a trovare soluzioni diverse e difficili e sconosciute, un modo comodo, dicevo, per affrontare il problema… ma il rischio, come dice Elon Musk, è l’estinzione del genere umano! Se punti sulla continua diminuzione della popolazione per stare meglio tutti, poi finisce che spariamo dalla faccia della terra.

Il Covid, affrontato come terribile malattia che miete vittime e riduce la domanda grazie alla riduzione di popolazione e riduzione di consumi grazie alle restrizioni, è una soluzione comoda. E’ difficile per chi è sempre stato abituato a ragionare dal lato dell’”offerta”, come la “generazione” ideologica di Ricardo, che in realtà il problema sia opposto, cioè sia sul lato della “domanda” e non nel senso di doverla ridurre, bensì di migliorarne la qualità.

E’ difficile avere il coraggio e la “visione” rivoluzionaria di pensare che forse il problema è investire di più sulle persone, sulla loro formazione, sulla predisposizione (ad esempio nel caso Covid) di strutture territoriali più capillari e personale medico più formato e pro-attivo, in modo tale che i soggetti che disgraziatamente e sfortunatamente (come è noto solo l’1 o 2% di chi contrae l’infezione ha una malattia grave o muore) contraggono il malanno in modo pesante, possano essere curati tempestivamente e guarire.

La popolazione così curata si ridurrebbe meno perché si morirebbe di meno, ma migliorerebbe nella sua produttività alzando quindi il PIL procapite comunque, senza ricorrere a quella bieca soluzione sterminatrice di sfruttare de facto (de facto, ripeto, perché abituati a pensare in quel modo, non certo per le idiozie cospirazioniste, come detto) il Covid per eliminare alla radice il problema dell’eccesso di domanda e della povertà.

Del resto anche questo era già stato detto, nell’800, dal grande Marshall (maestro di Keynes): il difetto delle teorie di Ricardo ma anche di Malthus è che non avevano colto una cosa, ovvero l’importanza della produttività del lavoro. E’ questa che fa sì che la curva dei rendimenti decrescenti, come si chiama in economia (cioè, tradotto in termini attuali, una domanda che tende ad eccedere l’offerta creando la situazione odierna) non sia per sempre tale.

Se il lavoratore, per esempio, lo formi e diventa più produttivo, quella curva cresce.

E così non devi più pensare a come eliminarlo dalla faccia della terra per far sì che la domanda non sia troppa.

Ma non si chiamano tutti Steve Jobs o Marshall o Keynes, forse era pretendere troppo.

E poi, diciamocelo, dal punto di vista politico, se ti si offre la possibilità di ergerti a paladino protettore della salute pubblica e guadagnare (o rafforzare) il tuo consenso politico con facilità, semplicemente disperandoti pubblicamente e chiudendo e limitando libertà (facilissimo e di effetto), anziché provare difficili e rischiose (in termini di tornaconto politico) soluzioni “rivoluzionarie” alla Keynes, beh, tu che faresti? E poi, scusa, considera che così facendo, senza volerlo, per-carità-Dio-mi-fulmini, riduci pure la domanda e quindi la povertà!!

Sì, forse è un segno divino, era proprio così che si doveva fare. D’altro canto, Malthus non era forse un reverendo?

 

Fabrizio Catullo, 16 dicembre 2021