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L’Italia s’inginocchia al caro energia

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Per le imprese italiane sembra non esserci mai pace, dopo la pandemia da Covid 19  è ora  il caro bollette a preoccupare, se molte imprese  hanno tirato giù le saracinesche nel periodo della pandemia, altre, rischiano di farlo a causa dell’elevato costo dell’energia elettrica.

Il caro bollette rischia di mettere in ginocchio 90mila imprese e 250mila posti di lavoro e, in autunno, la possibilità di collasso è veramente molto alta, sono tanti i settori economici in stato di emergenza: i bar,  la distribuzione alimentare, i trasporti, i distributori di metano, le industrie dell’acciaio, della carta e della ceramica.

Tra le aziende italiane tanto per prenderla ad esempio,  l’Electrolux sta perdendo quote di mercato a causa della mancanza di materiali a vantaggio dei competitor asiatici che invece li hanno a portata di mano, come  anche i contratti di lavoro scaduti nei mesi scorsi  che non sono stati confermati, hanno registrato  un calo dell’occupazione, una  situazione che genera  ovviamente dei contraccolpi anche sulle imprese dell’indotto.

Stanno arrivando bollette che triplicano l’ammontare degli anni precedenti,  se prima tanto per fare un esempio  un bar si trovava a pagare  in media 6.700 euro per le bollette di luce e gas, nei prossimi 12 mesi si stima che il costo salirà a 14.000 euro circa, un rincaro del 120% che andrà ad incidere pesantemente sui ricavi aziendali, stesso discorso vale per alberghi, ristoranti etc.

Un aumento dei costi fissi che mettono in discussione la tenuta del conto economico delle aziende e, quando i costi fissi, triplicano nel giro di pochi mesi, la tenuta dell’azienda è fortemente in pericolo con inevitabile implosione dei bilanci.

E’ un effetto domino che si ripercuote sulle famiglie: le aziende per far fronte ai costi fissi sono costrette ad aumentare i costi dei  loro prodotti che vanno a ridurre  i budget famigliari portando all’inevitabile crollo dei consumi in un contesto storico dove l’inflazione è in forte crescita, eppure sono mesi che le aziende italiane lamentano costi per la componente energetica fuori controllo.

E’ altresì impensabile che per far fronte alla necessità di energia elettrica ai nostri tempi si  debba arrivare a pensare ad un razionamento della stessa  attraverso la chiusura anticipata dei negozi e altre attività,  stiamo tornando indietro di epoche …., una situazione drammatica che nessuno di noi vorrebbe vivere soprattutto dopo essere usciti da due anni di lockdown.

Va anche sottolineato il fatto che in questo scenario poco confortante, molti imprenditori si nascondono dietro al reddito di cittadinanza per giustificare le difficoltà a reperire  personale dimenticando che i lavoratori devono essere pagati dignitosamente,  molti come leggiamo quasi quotidianamente poi,  si lamentano di non trovare personale non rendendosi conto che perdono quello che hanno  in forza sempre per la stessa motivazione che i lavoratori non retribuiti adeguatamente per far fronte al sostentamento proprio e della famiglia  possono scegliere alternative più gratificanti,  e il costo del lavoro che è sicuramente alto spesso è semplicemente una scusa per approfittarne.

Dobbiamo prendere atto che  c’è un rischio sociale alto a causa dei salari troppo bassi in tutti i settori e dell’inflazione giunta  oramai a due cifre.

La politica è urgentemente chiamata a supportare l’economia di questo paese  attraverso misure adeguate a livello fiscale,  incentivi che diano magari – come molti imprenditori auspicano –  la possibilità alle aziende di prodursi l’energia per proprio conto attraverso  l’installazione di impianti da fonte di energia rinnovabile sui loro capannoni, misure che possano aiutare a non aggravare ulteriormente la situazione ad alto rischio di stop.

Lorena Polidori, 26 agosto 2022