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L’OCSE all’Italia: “Riformate la pubblica amministrazione”

Presentato il rapporto “Going for Growth”

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La priorità dell’Italia per avviare la ripresa è riformare la Pubblica amministrazione con l’obiettivo di migliorarne l’efficienza. È molto chiara la raccomandazione principale dell’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – al nostro Paese, contenuta nel documento “Going for Growth” pubblicato lo scorso 14 aprile.

Nella scheda del rapporto dedicata all’Italia si legge che occorre la «promozione dell’efficienza della Pubblica amministrazione, principalmente nell’ottica di migliorare la gestione degli investimenti pubblici e rendere, al contempo, più efficaci l’assegnazione e il coordinamento dei compiti di attuazione delle varie politiche tra i diversi livelli di governo. Passaggi chiave, questi ultimi, per un efficace utilizzo dei fondi del Recovery e per la piena realizzazione dei vantaggi attesi dalle previste riforme strutturali».

Alla Pubblica amministrazione occorre, secondo il rapporto, «semplificare i processi amministrativi attraverso i diversi livelli di governo», creando «una regolazione più omogenea fra le Regioni», per «abbattere i costi di investimento per le aziende italiane e straniere».

 

La pandemia ha accentuato le disparità sociali e i problemi strutturali

L’OCSE sottolinea come la pandemia abbia accentuato i problemi strutturali del nostro Paese, quali le disparità tra regioni, quelle anagrafiche e di genere, così come la crescita del debito pubblico, che ha raggiunto la soglia monstre del 159,8% del Pil. Un record storico che non veniva superato da cento anni, ossia dal 1920, in pieno primo dopoguerra, quando il debito pubblico raggiunse il 159,5%.

Un’analisi quella dell’OCSE che fotografa una situazione difficile: un Paese impoverito dalla pandemia, in cui aumentano le diseguaglianze, diminuisce il Pil (-8,9% nel 2020, ma +4,5% nel 2021 secondo le previsioni) e dove il livello di investimenti pubblici rispetto al Prodotto interno lordo è fermo a circa la metà della media OCSE.

Un altro tasto nazionale dolente è quello della produttività, che fino al 2000 era superiore alla media dei migliori Paesi OCSE. Oggi è invece sotto a quei livelli del 17%, trascinando a quota -26% il reddito nazionale pro capite rispetto alle performance dei Paesi più virtuosi.

«La crisi – avverte l’OCSE – rischia di far calare ulteriormente i tassi di occupazione, già bassi, e rafforzare le diseguaglianze, soprattutto per chi ha uno scarso livello di competenze e un basso livello di formazione continua».

L’Italia si contraddistingue anche per le diseguaglianza sociali, che sono maggiori rispetto a Paesi con le economie più virtuose. Lo rileva l’indice Gini, pari a 33,4 contro la media del 30,3 (più alto è l’indice, maggiori sono le disparità). Per quanto riguarda i redditi, in Italia il 20% più povero della popolazione guadagna solo il 6,6% del totale nazionale. Il report dell’OCSE segnala anche una situazione preoccupante per quanto riguarda l’ambiente: oltre tre quarti della popolazione è esposta a livelli dannosi di inquinamento.

Ne emerge un quadro cupo per l’Italia, conseguenza di decenni di blocco della crescita economica e di ritardi sulle riforme strutturali.

 

I consigli dell’OCSE per la crescita e le riforme necessarie

Sul tema delle riforme, il report “Going for Growth” raccomanda all’Italia di rinnovare oltre alla Pubblica amministrazione anche il sistema giudiziario, assieme a quello fiscale. Per quest’ultimo occorre aumentarne l’efficienza e l’equità nel sistema di tassazione.

Sul fronte dell’occupazione serve migliorare il sistema dell’istruzione e della formazione, rafforzando i servizi per il lavoro. L’OCSE suggerisce inoltre di “rimuovere i vincoli per favorire l’installazione più rapida di infrastrutture per le telecomunicazioni”, ma anche “sensibilizzare i manager e accrescere il loro livello di competenze per favorire la diffusione delle tecnologie, l’innovazione e un miglior utilizzo del personale”. 

È necessario poi “portare a compimento le riforme delle banche cooperative e popolari” e “le riforme del regime di insolvenza, accelerando l’entrata dei nuovi codici della crisi d’impresa e dell’insolvenza”. Nell’insieme “migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione rafforzerebbe l’impatto delle riforme e potenzierebbe la risposta del settore privato alle misure di rilancio”. Ecco da dove partire per garantire una crescita più stabile nei prossimi anni.

Secondo l’OCSE il reddito di cittadinanza ha contribuito a migliorare «nettamente» la protezione sociale dell’Italia. Infine il documento invita a investire sulla digitalizzazione.

 

Breve storia dell’OCSE e i suoi compiti

Nasce a Parigi il 14 dicembre 1960 con la firma della Convenzione istitutiva dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in vigore dal 30 settembre 1961. Sostituisce l’OECE – Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea -, ideata nel 1948 per amministrare le risorse economiche del Piano Marshall dedicate alla ricostruzione postbellica e alla ripresa dell’economia europea, dopo la devastazione della Seconda guerra mondiale.

Il 14 dicembre 2020 è stato celebrato il 60esimo anniversario della nascita dell’Organizzazione. L’Italia figura tra i 20 Paesi fondatori e oggi vi aderiscono 37 Paesi. L’ultima nazione a essere entrata nell’OCSE è stata la Colombia.

Sono 6 i Paesi che sono al momento candidati ad aggiungersi: Argentina, Brasile, Bulgaria, Croazia, Perù e Romania. Invece, il processo di adesione della Federazione Russa, avviato nel 2007, è stato sospeso nel 2014 a seguito della crisi in Ucraina.

L’OCSE ha come obiettivo creare politiche migliori per una vita migliore, promuovendo le decisioni politiche che favoriscano prosperità, uguaglianza, opportunità e benessere per tutti. Attraverso la collaborazione con i governi, con i responsabili delle politiche pubbliche e i cittadini, l’OCSE definisce le norme internazionali e ricerca le soluzioni, basate su dati fattuali, volte ad affrontare le sfide sociali, economiche e ambientali dei nostri tempi.

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