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Sogni e scienza: un passo più vicini ad Inception

Degli scienziati sono riusciti a stabilire una comunicazione a doppio senso con dei sognatori

Sogni e scienza: passo più vicini a Inception
Sogni e scienza: passo più vicini a Inception

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Nel film Inception Leonardo Dicaprio e i suoi collaboratori entrano nei sogni di altre persone e cercano di estrarre o inserire informazioni nel loro subconscio. Questo rimane ad oggi inequivocabilmente relegato al mondo della fantascienza. Ciononostante, degli scienziati sono riusciti a mettersi in contatto con dei sognatori, che sono stati a loro volta capaci di rispondere.

Questo segna un passo importante per la scienza, dato che la comprensione dei sogni è decisamente incompleta. Inoltre, questi studi rivelano anche una possibile svolta metodologica: potendo entrare in contatto con i sognatori si possono integrare i dati oggettivi (come l’attività celebrale) con quelli soggettivi (il contenuto dei sogni).

 

Gli esperimenti

I laboratori coinvolti negli esperimenti sono quattro, e sono locati in Francia, Germania, negli Stati Uniti e Paesi Bassi. Dopo aver reclutato 36 partecipanti, gli sperimentatori hanno condiviso con loro informazioni inerenti i sogni lucidi, fenomeni che si verificano quando il sognatore prende coscienza di essere in un sogno.

Quando ciò avviene, una serie di cose interessanti possono succedere, tra le quali il controllo del sogno stesso. I sognatori lucidi possono per esempio scegliere di volare o di avere una conversazione con Einstein, o meglio: con la proiezione del loro subconscio associata alla nozione del fisico tedesco. Si stima che una persona su due abbia avuto almeno un sogno lucido, e che circa il 10% ne abbia uno o più mensilmente.

Gli sperimentatori hanno poi inventato dei segnali per facilitare la presa di coscienza dei partecipanti e condurli dunque in uno stato di sogno lucido. Tra questi stimoli i più utilizzati sono stati sequenze di suoni e luci. In un totale di 57 sessioni monitorate di sonno, sei individui sono riusciti a comunicare che erano in uno stato di sogno lucido in 15 sessioni.

Ma non finisce qui: i ricercatori hanno poi posto loro domande, come ad esempio “quanto fa otto meno sei?”. Alcuni partecipanti sono riusciti a rispondere, utilizzando tecniche di comunicazione concordate precedentemente, per esempio muovendo gli occhi per trasmettere dei codici Morse.

Un totale di 158 domande sono state poste. Di queste, il 18.6% sono state risposte correttamente, il 17.7% non sono state risposte chiaramente, il 60.8% sono state ignorate e solo il 3.2% sono state risposte in maniera non corretta. I numeri indicano che nonostante sia difficile comunicare con un sognatore, è possibile.

Ai partecipanti è poi stato chiesto come le domande fossero apparse nel sogno. Molti le hanno ricordate come parte della narrativa. Per esempio, un partecipante ha sentito le domande di matematica dalla radio della macchina che guidava nel sogno. Un altro ricorda invece il sogno di una festa venir interrotto da “una voce narratrice” che gli chiedeva “parli spagnolo?”.

 

Le potenzialità delle applicazioni

La mente umana è incredibilmente complessa. I processi subconsci, però, oltre ad essere complessi sono anche oscuri, per la scarsità di metodi di integrazione, sia in contesti di ricerca che in contesti di terapia e sviluppo della persona. L’abilità di indurre lo stato di sogno lucido e di poter stabilire una comunicazione a doppio senso con il sognatore avrà un grande numero di possibili applicazioni. Tutte molto significative.

I sogni non sono meri vaneggi della mente: nella fase REM ciò che abbiamo imparato durante il giorno viene processato e successivamente integrato nei nostri schemi mentali. Con l’avanzare della ricerca in questo campo, si potrà forse in futuro ottimizzare la nostra attività mentale notturna focalizzandola a nostro piacere?

Nei sogni viviamo inoltre nel mondo del nostro subconscio, che nonostante sia invisibile durante il giorno guida i nostri pensieri e le nostre azioni. Delle tensioni nate da traumi personali possono rimanere nascoste nel nostro subconscio per decenni, paralizzandoci o portandoci in strade sbagliate. È plausibile pensare che tra qualche anno un paziente e il proprio psicoterapeuta potranno lavorare insieme anche nel mondo dei sogni? La risposta non è sì, però ora ha senso ritenerlo plausibile.

A prescindere dalle possibili applicazioni, di cui questi sono solo due esempi, la scoperta è comunque importantissima di per sé. L’accesso al mondo dei sogni ha ad oggi implicato l’accettazione di una serie di vincoli, tra cui l’isolamento dal mondo esterno e nella maggior parte dei casi la mancanza di consapevolezza.

Paralleli con il primo passo sulla luna di Armstrong risulterebbero forse esagerati, ma questi esperimenti aprono all’uomo una nuova frontiera di esplorazione: quella del proprio subconscio.

Fonti

Sofia Moutinho – Scientists entered people’s dreams and got them ‘talking’

NPR – Scientists talked to people in their dreams. They answered

 

Giulio Volpato

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rosario nicoletti
rosario nicoletti
9 Marzo 2021 9:58

Non ho alcun dubbio sul fatto che il nostro cervello “lavori” durante il sonno. Una mia esperienza personale. Quando andavo alle medie ed alle elementari, era (buona) abitudine imparare poesie a memoria. Mio padre mi aveva insegnato un “trucco”: leggendo la poesia tante volte fino a quando la velocità nella lettura non migliorava ulteriormente il brano era “acquisito”. Anche se, al momento, ero incapace di ripeterlo, il giorno seguente, dopo il sonno della notte, ero capace di recitare perfettamente a memoria la poesia.