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Sondaggi politici, sentiment degli Italiani e bisogni del paese: il quadro all’inizio di febbraio 2021 - Seconda parte

SOTTO LA LOTTERIA DEI SONDAGGI POLITICI SI NASCONDE IL “DESIDERIO” DEGLI ITALIANI

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QUANTO VALE CONTE?

Sondaggio Tecnè-Dire: 30 gennaio 2021

Comunque Conte ha al momento un suo importante appeal : un partito del Presidente Conte è valutato dai sondaggi attorno al 10%, voti che in buona parte sarebbero raccolti da M5S e PD. Una operazione apparentemente di cannibalismo, ma in fondo l’unica in grado di consolidare e massimizzare elettoralmente lo schieramento PD+M5S+Conte.

 

Questo schieramento, omettendo i partiti minori, varrebbe senza un partito di Conte all’incirca un 34% che salirebbe ad un 35-36% con il partito di Conte, al netto dei trasferimenti di elettorato fra i tre poli.  Ci si potrebbe chiedere (forse qualcuno nel PD se lo chiede) se ha senso smagrire il peso elettorale di un partito storico, per far guadagnare 1-2 punti alla coalizione.  Se il senso è quello di una nuova egemonia PD nel polo a tre (una sorta di OPA del PD sui 5 Stelle ed un contemporaneo ribilanciamento centrista), l’operazione politica potrebbe avere un senso.

Può essere interessante per un PD alla ricerca di consolidamento, ma si tratta – se le analisi sopra proposte ed i dati qui a presentati hanno un barlume di verità – di un puro tatticismo di opposizione.  Non si va al governo del paese, con questo gioco. La conquista di un nuovo centro (che graviti sul centro sinistra o centro destra, poco importa), richiede quella capacità di sintesi, rappresentanza e comunicazione di cui si è parlato sopra.

L’ITALIA NON E’ SOLO POLITICA: IL RECUPERO DELL’”OLD NORMAL” COME PROSPETTIVA DESIDERATA

Per tutto quello che non riguarda la politica quello che vogliono gli italiani è ancora più chiaro. Restano preoccupati e poco rassicurati da una comunicazione sociale (si pensi ai vaccini) che sembra fatta a posta per confondere idee e speranze. Hanno voglia di tornare ad una sorta di “old normal” (il new normal, suona sinistro e lo lascerebbero volentieri ad altri), fatto di una ripresa delle relazioni, di convivialità, di vacanze, piccole o grandi, di nuove opportunità di lavoro.

L’old normal prefigurato dal Paese però non è nostalgico: tutte le innovazioni socialmente accettabili ed oggettivamente utili sono apprezzate. L’idea di utilizzare lo smart working o il digital nel futuro sono pienamente accettabili e parte del progetto di futuro delle persone. Del new normal si temono invece le derive di limitazione (sociale ed economica), non le componenti di empowerment individuale e collettivo.

In termini di climi di consumo gli italiani mostrano grande stabilità, i dati di pochi giorni fa pubblicati da ISTAT mostrano un consumer sentiment (cioè l’indice che misura la fiducia degli italiani nel presente, sociale ed economico e nel futuro) stabile in questi mesi. Questa sostanziale stabilità può sembrare una “non notizia”. In realtà è una notizia sottovalutata: il popolo di questo paese sta reagendo con grande compostezza ad almeno 3 mesi di “seconda ondata” (con circa 2 milioni di contagi), senza entrare nel panico e senza scendere in strada.

Come abbiamo visto in questi giorni, in altri paesi europei “evoluti” ci sono state molte più manifestazioni di protesta e disobbedienza civile. Non sono solo i disordini sociali che ci distinguono dagli altri, la tenuta del sentiment economico va oltre, lo si apprezza anche nel confronto con paesi ben più solidi del nostro. Ad esempio: in Germania l’indice di fiducia dei consumatori rilasciato il 27 gennaio 2021 da GFK mostra una caduta di 15 punti, il doppio di quella attesa, come effetto dei lock down protratti e rafforzati.

È indubbio che la Germania mostri probabilmente la migliore capacità di gestione della crisi, sia dal punto di vista sanitario che economico. Non siamo all’altezza dei tedeschi per risposta politica, ma lo siamo per risposta sociale.

Lo stesso sta capitando in Giappone, paese con un numero di contagi limitato (stiamo parlando di un paese con circa 2000 contagi al giorno, quando noi, con metà della loro popolazione, siamo attorno ai 12mila): i dati ad oggi mostrano una caduta delle attività economiche importante nei primi giorni di gennaio 2021 (-8% dati retail a gennaio 2021) ed una caduta del consumer sentiment di questo mese a livello del marzo 2020. Anche qui: l’Italia appare in questo momento più solida e “quasi” coesa, più del Giappone.

In sintesi, siamo un paese schiacciato sul presente, che aspetta di capire se avrà un futuro e di che tipo. Ma che mostra grandi energie e fermezza d’animo (anche nei consumi). Con una voglia di tornare a vivere e consumare, con maggiore attenzione di prima ai consumi ed alle spese importanti, che potrebbe rappresentare un utile acceleratore per la ripresa, attraverso lo stimolo dei consumi interni. Sperando che in marzo (o a giugno in caso di ulteriore rinvio del blocco dei licenziamenti), la disoccupazione non cresca al punto da far invertire i climi di consumo.

Sono i temi concreti della ripartenza (riaperture ed occupazione) i punti caldi delle prossime settimane; vaccinazioni e situazioni sanitarie sono importanti, richiedono una gestione sociale, politica e organizzativa, ma in ultima analisi sembrano meno prioritarie nella scala di attenzione degli italiani.

In attesa di una sintesi politica all’altezza del compito che gli italiani sarebbero disposti ad affidare il compito di portare questo paese al di fuori delle secche in cui appare arenato.

 

© Research Dogma 2021

Fabrizio Fornezza

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