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Stephanie Kelton e il suo “Mito del deficit”

Deficit pubblico alleato del progresso

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Il destino lo incontri sempre sulla strada che hai percorso per evitarlo.

E’ questo quanto accaduto a quei politici, analisti di bilancio, economisti mainstream che per decenni hanno dominato il dibattito pubblico, secondo cui il deficit di bilancio è il nemico del progresso?

In questo caso il destino è rappresentato dalla pandemia da COVID-19 e dall’ emergenza sanitaria, che ha imposto il resettaggio di tutte quelle “professioni di fede” in tema di debito pubblico. 

Se non fosse per questo “accidente” è ragionevole sostenere che la teoria monetaria moderna (Modern Monetary Theory) utilizzata da Stephanie Kelton per “smontare” il mito del deficit, sarebbe stata del tutto marginalizzata.

Tutti, infatti, saremmo rimasti convinti sostenitori del senatore Mike Enzi secondo il quale il bilancio statale va letto come il conto economico della sua azienda di scarpe.

Nel suo libro la Kelton puntualizza che il bilancio di uno Stato sovrano è assolutamente diverso dal bilancio di una azienda o di una famiglia, semplicemente perché quando lo Stato è emittente moneta esso è infallibile. Mentre una azienda o una famiglia sono fallibili in quanto sono utilizzatori di moneta. Pertanto la disponibilità di moneta determina la loro capacità di spesa.

Strade, ponti, ospedali, tribunali, ecc., lo Stato ha bisogno che la popolazione queste opere le costruisca e per questa necessità esiste la tassazione, che ha lo scopo di creare la domanda per la moneta emessa dallo Stato. “Prima che una qualunque persona possa essere in grado di pagare le tasse, deve esserci qualcuno che faccia quei lavori che gli consentono di guadagnare un certo ammontare di tale valuta.” Le tasse non servono per finanziare la spesa pubblica.

 

E l’emissione dei titoli del debito pubblico?

La risposta è che uno Stato sovrano non ne ha bisogno. Esso sceglie di offrire ai cittadini la possibilità di guadagnare attraverso gli interessi facendoli sentire partecipi del sistema. “Se noi comuni cittadini chiediamo un prestito per comprare una casa non andiamo in banca a depositare un pacco di contanti, per poi chiedere alla banca di restituirci quegli stessi soldi sotto forma di prestito. La ragione per cui chiediamo un prestito è proprio perché i soldi non ce li abbiamo”. Al contrario lo Stato prima spende, poi paga i suoi cittadini usando la moneta che emette, in fine questi ultimi possono usare parte di quelle monete ricevute per acquistare i titoli del debito pubblico.

Secondo la Kelton la politica italiana è stata dominata dal terrore dello “spread” in base all’assunto sbagliato secondo cui i mercati finanziari necessitano di essere “garantiti” dai governi per mezzo di politiche fiscali responsabili ed in molti casi di rigore. La risposta della BCE alla crisi determinata dalla pandemia ha reso ampiamente evidente che la BCE può sempre impedire che l’aumento del debito spinga all’insù i tassi d’interesse. Infatti, nonostante il vertiginoso aumento del debito sovrano italiano i tassi d’interesse sono scesi a livelli record. 

 

Questo nuovo corso della BCE presagisce una rivoluzione di lungo termine nell’assetto istituzionale dell’Eurozona?

Secondo il database del Fondo Monetario Internazionale sulle misure fiscali nazionali adottate in risposta alla pandemia da COVID-19 lo stimolo fiscale dei paesi dell’eurozona è stato molto più debole di quello dei paesi avanzati che godono di sovranità monetaria. Molti governi europei non sono ancora convinti che il cambio di passo della BCE e dell’UE in materia di politica monetaria e di bilancio sia permanente.

E questo sarebbe un grande errore soprattutto in un momento così drammatico, perché i deficit pubblici non sono nemici del progresso anzi quando sono ben mirati “generano un reddito disponibile aggiuntivo, aumentano la domanda per i prodotti dell’industria e rendono gli investimenti privati più redditizi. In altre parole, politiche di bilancio ben progettate, comprese quelle che portano ad aumenti dei disavanzi pubblici, possono catalizzare gli investimenti privati innescando un circolo virtuoso che genera un aumento (crowding in) degli investimenti privati piuttosto che un loro spiazzamento”.

Forse ha ragione la Kelton, per il futuro dovremmo trovare un altro nome al debito pubblico, perché la parola debito non fa che generare ansie ed inutile confusione!

 

Gianofrio Pagliarulo

 

 

 

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