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l’importanza della cultura finanziaria

Un investimento nella conoscenza paga i migliori interessi

Prendo spunto dall’ultima frase dell’articolo del 27 febbraio scorso de Il Gionale “Un investimento nella conoscenza paga i migliori interessi”. Purtroppo l’Italia da anni non investe più dove il, chiamiamolo così, tornaconto economico, non è immediato.

L’istruzione in generale ha visto contrarsi sempre di più le disponibilità economiche portando ad una significativa riduzione dei servizi prestati.

La sanità purtroppo ci va a braccetto. Lo scorso marzo, proprio come il cigno nero  di Taleb, è drammaticamente emerso uno dei tenti italici problemi. Serviva personale sanitario. Richiamare urgentemente dottori ed infermieri in pensione sarebbe dovuto essere un ordine tassativo. Forse nemmeno a distanza di dodici mesi si sono resi conto che se vuole un medico, un dottore, un infermiere oggi dovevi formarlo cinque, sette, dieci anni fa.

 

Serve un cambio di passo ma non da oggi, da ieri.

Quanto alla cultura finanziaria, finalmente se ne parla quasi in maniera incessante. Magari diventasse materia scolastica. Risulta complicato far mantenere la retta via agli investitori a causa delle difficoltà che emergono dall’alta volatilità dei mercati finanziari.

Manca cultura finanziaria e assicurativa, oserei dire anche una ragionevole gestione dei bilanci familiari. Senza dimenticare la previdenza. Altro tallone d’Achille che emergerà a tempo debito, nel vero senso della parola.

La clientela di primo approccio di cui mi occupo nel lavoro, fatica ancora a comprendere che lo stato non vigilerà più sulla nostra salute, sulle nostre pensioni e servizi sociali come un tempo. Il ridimensionamento è in atto da anni, ma gli ancoraggi finanziari trovano robuste radici anche nel sociale. Pochissime prese di coscienza dell’assistenzialismo statale quasi in disarmo.

L’assicurativo a copertura danni è visto ancora come un costo e non come una protezione del proprio risparmio o investimento. Alla previdenza si preferisce uno smartphone sempre più grande o un abbonamento televisivo. Per un libro? Ripassare grazie.

Resta tantissimo lavoro da fare, che traducendolo in positivo, significa tante occasioni da ideare, creare e sviluppare.

Riguardo i ragazzi agli ultimi anni di superiori, sarebbe interessante coinvolgerli. Dandogli voce, si potrebbe partire dalle loro esigenze e dalle loro idee per giungere ad un prodotto o servizio congeniale per un approccio formativo culturale di base.

Presentarsi con un prodotto che servirà ad accompagnare le generazioni future, pensato e sviluppato solamente dalle generazioni precedenti potrebbe essere controproducente.

I ragazzi hanno la straordinaria capacità di non porsi il problema se un’idea risulta realizzabile o meno, se la desiderano davvero, troveranno una o più soluzioni per ottenerla.

 

Giovanni Cedaro

 

 

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