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Regno Unito blocca petroliera iraniana, quale segreto nasconde?

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Il procuratore Generale di Sua Altezza il Governatore di Gibilterra, ha ottenuto dalla Suprema Corte di Gibilterra l’estensione del periodo di fermo di ulteriori quattordici giorni della Nave Grace 1, la petroliera iraniana fermata nei giorni scorsi dalla Royal Navy nelle acque internazionali dal territorio oltremare della Corona Britannica.

Il motivo per il quale la petroliera viene trattenuta è perché la sua rotta, quindi il suo carico, è destinato alla raffineria di Baniyas di proprietà di un’entità soggetta alle sanzioni dell’Unione Europea nei confronti della Siria, ma è chiaro che la nave nasconde molto più di un carico di petrolio.

Non si spiegherebbe altrimenti come mai il Regno Unito rischierebbe lo strappo diplomatico con l’Iran per qualche migliaio di barili che, anche se di contrabbando, non sono motivo sufficiente per alzare un polverone diplomatico di questa portata.

Non appena la petroliera è stata fermata e i Royal Marines ne hanno preso possesso, l’ambasciatore britannico a Teheran è stato immediatamente convocato al Ministero Degli Esteri della Repubblica Islamica e si è dovuto subire tutte le proteste del caso, compresa la dichiarazione che l’Iran avrebbe usato tutte le sue capacità politiche e legali per liberare la nave e per far valere i propri diritti con, in finale, la minaccia che per ritorsione sarebbe stata bloccata una petroliera battente la Union Jack nel Golfo Persico.

Per capire come si è sviluppata la vicenda e quali sono le stranezze che l’accompagnano, bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente al diciassette aprile scorso, quando la Grace 1 salpa dal porto di Bandar Abbas e, una volta raggiunto il Mare Arabico, anziché virare verso il golfo di Aden e risalire il Mar Rosso fino al canale di Suez, la via più breve e meno dispendiosa per raggiungere il Mediterraneo, continua su una rotta senza senso, e oggettivamente pericolosa, verso l’Oceano Indiano. Pericolosa perché la porta a passare davanti alle coste somale, e sappiamo che quelle acque, a causa della presenza di pirati che sequestrano le navi mercantili di passaggio e chiedono riscatti milionari agli armatori, sono costantemente pattugliate dalle marine di mezzo mondo, e senza senso perché proseguire significa circumnavigare tutto il continente africano. Ma è proprio quello che succede, perché dopo essere passata fra il Mozambico e il Madagascar, la Grace 1 ha doppiato il Capo di Buona Speranza ed è risalita nell’Oceano Atlantico fino ad arrivare a Gibilterra dove è stata bloccata dalla Marina Britannica.

A questo punto sorgono alcune domande: perché la Grace 1 ha preferito proseguire su questa rotta che definire folle è un eufemismo? Perché per entrare nel Mediterraneo ha preferito la porta di Gibilterra e non quella più semplice che offre il Canale di Suez? Qualcuno a Teheran, forse, ha creduto che i controlli nel braccio di mare che divide L’Oceano Atlantico dal Mare di Alboran fossero meno seri di quelli che vengo effettuati all’ingresso o all’uscita del canale di Suez, in questo caso, se si temono i controlli, oltre al petrolio cosa nasconde quella nave nella sua pancia? Ma non è tutto, ci sono altri particolari sospetti che chiedono una risposta.

L’ambasciatore Britannico a Teheran è stato convocato dopo due ore dal fermo della nave, un tempo brevissimo, perché tutta questa fretta? Ma quello che lascia interdetti è un particolare che ai più può sfuggire ma che invece potrebbe nascondere segreti inquietanti.

La nave, come già detto, è partita dall’Iran il 17 aprile scorso ed è stata bloccata il 4 luglio, cioè dopo 78 giorni di navigazione e anche se l’Africa è grande, due mesi e mezzo sono oggettivamente un po’ troppi.