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Senza Salvini, come faranno Saviano e la Murgia?

Sono disperati. Si augurano che il governo giallo-rosso, il Cagoia come l’abbiamo soprannominato in onore del centenario della Fiume dannunziana, non nasca e che si vada al voto presto. O che, almeno, Lega e grillini ritrovino un accordo, che non lasci Salvini all’opposizione. No, non stiamo parlando dei leghisti ma degli intellettuali “antifascisti”, dei Saviano, dei Veronesi, dei Carofiglio, delle Murgia. E di tutto quel mondo che per lunghi quattordici mesi ha vissuto in simbiosi con il Male, con il Dittatore assoluto, con il nuovo Mussolini, anzi ancor più, il nuovo Hitler, Salvini. Per combatterlo certo: ma secoli di filosofia e di letteratura, e più di recente decenni di psicologia, ci insegnano che, ossessionato dal nemico, tendi ad entrare in relazione con lui. Il nemico costruisce la tua identità. E quando non c’è più, precipiti in un vuoto esistenziale.

Salvini beninteso non è affatto morto. Anche se andasse all’opposizione, avrà modo di farsi sentire. Inoltre il suo è il partito maggiore di una coalizione che amministra moltissime regioni e comuni italiani, e che probabilmente altri ne amministrerà dopo la campagna dei prossimi mesi. Ma probabilmente per un po’ non sarà più al potere centrale, non lo incarnerà più: e, si sa, per gli intellettuali “antifascisti” solo chi detiene il potere politico, cioè il governo, è realmente pericoloso, perché la loro visione del mondo è quella tipica dei funzionari comunisti, dove il potere politico è tutto, più che quella di veri uomini di cultura.

Non essendo più Salvini al potere, cosa faranno ora quelli che hanno dedicato il loro tempo a scrivere articoli, saggi, libri, persino poesie, a rilasciare interviste, a pubblicare accigliate fotografie e video sui social? Cosa faranno tanti professori universitari che, nello scorso anno accademico, avevano trasformato le loro lezioni in comizi contro il Fascista? I topi di biblioteca e di archivio, insospettabili fino allo scorso anno di possedere una minima coscienza politica, e a cui era sembrato respirare la vita firmando appelli un po’ ridicoli, torneranno alla noiosa polvere?

Il loro è un vero dramma umano. Ma anche un dramma nel conto in banca. Non v’è dubbio che l’anti salvinismo sia (stato?) anche un fenomeno di marketing, che ha concesso molta visibilità mediatica ai martiri dell’ “antifascismo”, fatto crescere gli inviti ai festival culturali (con aumento del cachet), consentito la vittoria di premi letterari, incrementando forse le vendite dei loro giornali. Oddio, a leggere i dati di vendita dell’ultimo anno de La Repubblica e del suo inserto del fine settimana L’Espresso, i due principali organi della lotta contro il tiranno, non si direbbe: ma forse senza Salvini avrebbero perso ancora più copie.

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