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Il poker di Putin e il bluff della Germania - Seconda parte

Mosca ha calcolato la posta in gioco analizzando le divisioni nella politica europea, a differenza delle mosse di Berlino

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Ed è questo il vero rischio ora. Perché il presidente ucraino Zelens’kyj, così come la stessa Nato, non può strategicamente sottostare ad una azione del genere. La credibilità politica degli alleati è ai minimi. La partita riguarda gli equilibri geopolitici dell’intero pianeta, dall’Ucraina a Taiwan. Mosca non aspetta altro che un incidente, una reazione militare Ucraina a quella che per ora è stata esclusivamente una partita politica. Solo con un passo falso di Kiev, Putin, può legittimare un conflitto su larga e scala. E allora sì: la minaccia dell’invasione non sarebbe più un bluff. Ma questa è un’altra storia, tutta ancora da scrivere.

Più che una partita a scacchi la Russia ha giocato una partita di poker. Ha calcolato la posta analizzando le divisioni nella politica europea, la debolezza della politica estera americana, ha pesato il piano economico stimando preventivamente le possibili sanzioni.

Ecco, le sanzioni. Non le elencherò qui, si possono leggere ovunque, ma per capire la dimensione politica della minaccia, basta citare un tweet pubblicato, e poi rimosso, dall’Alto Rappresentante dell’Ue per la politica estera, Josep Borrell: “niente più shopping a Milano, feste a Saint Tropez, diamanti ad Anversa. Questo è un primo passo”.

Al lettore libera interpretazione.

Di certo la “sanzione” meno punitiva rimane quella sul North Stream 2. La Germania ha sospeso il processo di certificazione del gasdotto in grado di trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Bene, non solo quell’impianto non è mai entrato in funzione, ma servirebbe principalmente all’Europa per le sue riserve di gas e calmierare i prezzi. Mosca può sempre trovare acquirenti altrove. In un momento come questo, chi ci rimette davvero?