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Il pressing di Bergoglio su Conte

Conte non è neppure l’ombra di Andreotti, eppure solo pochi premier prima di lui hanno avuto un rapporto così stretto contemporaneamente con un Papa e un Segretario di Stato. Ma verrà messo a dura prova dalle scadenze legate all’introduzione dell’eutanasia, argomento incandescente per il Vaticano, anche perché Bergoglio e Parolin si aspettano molto da lui dopo che si sono esposti per la sua riconferma non solo col Quirinale, ma soprattutto con la segreteria del PD. E il rinnovato presidente del Consiglio, che si è ormai convinto, complice anche l’abuso di brillantina, di essere davvero “unto dal Signore”, ha colto come un messaggio divino anche la scomparsa, nei giorni scorsi, del suo Padre spirituale e mentore, il cardinale Achille Silvestrini.

La morte dello stratega dell’Ostpolitik – che quando riceveva le telefonate del Pontefice scattava in piedi rispondendo: “Padre Santo!” – gli ha permesso, senza passare dalla consueta delicata mediazione di monsignor Claudio Maria Celli, un altro giro nei Sacri Palazzi e persino una pubblica benedizione del Santo Padre. In tempi di crisi di governo, infatti, nessun candidato alla presidenza del Consiglio aveva mai avuto un tale privilegio. E se il rapporto con Papa Francesco, che detesta a prescindere tutti i politici si è sviluppato solo recentemente quello con il cardinale Parolin è invece antico, essendo il Segretario di Stato il pupillo di “don Achille” nonché erede della missione di Villa Nazareth, frequentata con devozione da Conte, dove ha sede la “Comunità Domenico Tardini”, fondata dal sacerdote romano impegnato sui temi sociali e diventata il fulcro dell’ “intellighenzia” cattolica.

Attorno a loro, la Comunità di Sant’Egidio, che si sta già proponendo tanto al Ministro degli Esteri fresco di nomina Giggino Di Maio, per aiutarlo a mettere una «toppa», soprattutto in Libia, ai disastri della passata gestione Moavero, quanto alla neo ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, per ripristinare una politica dell’accoglienza opposta a quella della reggenza Salvini che, nonostante i rosari, non è mai riuscito ad avere rapporti con le Stanze Vaticane. Porterà un giorno tutto questo fermento del mondo cattolico alla nascita del nuovo partito di Giuseppe Conte, anche alla luce della sua confermata versatilità nel passare indifferentemente da destra a sinistra? Le sue smentite, come la cronaca politica di questi giorni insegna, non valgono infatti un granché. Sospettosi, come solo i preti sanno essere, che questo possa diventare un vizio, prima di continuare a dargli così tanto credito, verificheranno presto la fedeltà dell’avvocato del popolo.

Tutto passa ormai dalla posizione che il premier 2.0 prenderà su quello che per Bergoglio è il tema dei temi: l’eutanasia o, in gergo laico, il suicidio assistito, che la Corte Costituzionale, in un’udienza del prossimo 24 settembre, introdurrà nel Servizio Sanitario Nazionale. In vista di questa decisione dirompente, presa per ottemperare alle mancanze del Parlamento dopo il processo a carico dell’onorevole Marco Cappato sulla morte di dj Fabo, la Conferenza Episcopale Italiana ha chiamato a raccolta tutti i cattolici per una dura presa di posizione in un Convegno che si terrà a Roma mercoledì 11 settembre alle ore 15, nell’Aula Magna del Centro Congressi della Cei. Decine di parlamentari si stanno mobilitando, con l’ex sottosegretario leghista ultracattolico Giancarlo Giorgetti in prima fila, soprattutto ora che il Movimento Cinque Stelle e il Pd, a differenza della Lega, si sono dichiarati favorevoli alla legalizzazione dell’eutanasia.

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7 Commenti

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  1. Molti anni fa una cugina di mio padre morí di cancro tra dolori atroci nell’ospedale Regina Margherita a Roma quando anche i farmaci contro il dolore erano proibiti perché il soffrire era un dono di Dio. Almeno questa era la linea ufficiale che la vide soffrire fino alla morte assediata da suore che volevano assolutamente convertire la povera valdese. Adesso questa linea dura é stata abbandonata non solo nella retrograda Italia ma in tutto il mondo civile, ma il papa della chiesa cattolica non vuol capire che c’é un abisso tra il potere spirituale ed il potere temporale e che in un paese laico le religoni sono tutte rispettate ugualmente e che se non vogliamo la Sharia in Italia non vogliamo nemmeno sottoporci alle norme( troppo spesso variabili) della religione cristiana o buddusta o induista.In questo mondo ci sono troppe religioni, troppi dei, troppi libri sacri troppi capricci e fandonie . Che il Papa ricordi la grande fandonia con la quale il suo predecessore Stefano attiró in Italia i Franchi di Pipino il breve con una missiva “autografa ddell’apostolo Paolo”, e non parliamo della falsificazione della Donazione di Constantino, e allora come pretendere autoritá morali e da un gesuita al quale tutti i mezzi sono permessi.

  2. Penso che sull’eutanasia, come sugl altri temi etici, Bergoglio farà una difesa di facciata. Sia lui sia Conte sono massoni e sostanzialmente atei. A Bergoglio sta a cuore l’accoglienza agli africani islamici e su questo punto pretende obbedienza, e temo che la otterrà. Su questo punto si dovrà fare resistenza in modo serio, magari con una class action di tutti gli italiani discriminati, taglieggiati e messi in pericolo.

  3. Una riprova della duttilità dell’ “Uomo con la pochette” che ci governerà (?!) è quello che pare sia avvenuto in queste ore in una telefonata col Quirinale: richiesto da Mattarella a che punto fosse il discorso programmatico da pronunciare domani in parlamento e quali fossero i punti salienti, pare che la risposta sia stata che il discorso constava di circa due migliaia di parole da pronunciarsi in una mezz’ora. “Bene” dice Mattarella “una certa sobrietà oratoria è solo una virtù.” Ma l’uomo con la pochette dice che ha un problema. “E quale sarebbe ?” Chiede Mattarella. “Le parole le ho tutte, sono le stesse dell’altra volta, ma non so in che ordine metterle stavolta !”. Pare che Mattarella abbia riattaccato con un sospiro dei suoi, che pure quelli vanno bene per tutte le occasioni.

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