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Il problema delle auto a guida autonoma? I pedoni

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Dopo la decisione di Uber di sospendere la sperimentazione sulle auto a guida autonoma nelle città americane ho scritto questo tweet: “Il problema delle auto a guida autonoma sono i pedoni. Devono scomparire”. Conobbi Caracas negli anni Settanta, mi colpì downtown, zeppo di modernissimi grattacieli ma senza marciapiedi: nel flusso ininterrotto di magnifiche auto americane d’epoca ove i pedoni non erano previsti. Gli urbanisti d’allora avevano capito il futuro: nel cuore delle nuove città occorreva mantenere bassa la densità umana, quindi il pedone aveva sì il diritto di viverci come lavoratore addetto ai servizi, ma non come cittadino libero di muoversi autonomamente a piedi, se non negli spazi a lui riservati. Ora urbanisti d’avanguardia stanno giù studiando luoghi cittadini pedonali riservati per classe e censo (per esempio “terrorismo free”), anche se è vietato dirlo in modo così esplicito come faccio io: siamo o no una “società aperta”?

A Caracas 70 ci stiamo arrivando, la donna di Tempe (Arizona) non doveva essere in quella strada, a quell’ora (era pure buio: coprifuoco per i pedoni!), se non ci fossero stati i marciapiedi non avrebbe potuto attraversare la strada, pare addirittura avesse una bicicletta (un’accoppiata donna-bicicletta era un oggetto sconosciuto all’algoritmo in quel luogo e in quell’ora), l’incidente non sarebbe avvenuto.

Ci rendiamo conto il danno che la sua morte, in fondo voluta, ha fatto al futuro dell’umanità? Si è bloccata la sperimentazione di una nuova filosofia di vita. Per fortuna, presto interverranno i lobbisti, la polizia scoprirà che la colpa era della donna, il progresso riprenderà il suo corso, implacabile, com’è giusto che sia.

La giustificazione etico-markettara (nel mondo del Ceo capitalism dominante i due termini stanno sempre più connotandosi come filosofia d’approccio al futuro) dell’auto a guida autonoma è che il tasso di incidenti per chilometro percorso è più basso di quelli a guida umana. Comunque al progresso non ci si può opporre. Ci rendiamo conto (fonte Financial Times) che Google ha investito già un miliardo di dollari (non ci posso credere!) e otto anni di ricerche, che Waymo sta per lanciare un servizio di “ride sharing” (com’è elegante dire “cavalcare la condivisione”) con auto senza autista? Comunque, tranquilli il progresso la vincerà (come la mitica bandiera rossa).

Al solito, i peggiori nemici del progresso digitale sono gli ignoranti, come i legislatori (non lobbyzzati, che termine orrendo) e i magistrati che applicano le leggi, o peggio, in assenza di leggi, interpretano quelle esistenti. Ad esempio, io a questi mi sento vicino, e in più sono un ex manager delle “ruote”, portato alla semplificazione e a seguire il buon senso tipico del padre di famiglia, condannerei in sede civile l’algoritmo assassino, quindi sia la società che l’ha prodotto (Google) sia quella che l’ha adottato (Uber). In sede penale considererei tutti gli incidenti delle auto a guida autonoma “omicidio stradale” (essendo programmate preventivamente per l’assoluta sicurezza, se hanno un incidente devono essere assimilate ai vecchi drogati-ubriaconi) erogando la pena massima di 18 anni di galera al Ceo della società produttrice dell’algoritmo. (nessuna furbata, il direttore tecnico è un esecutore). Le famiglie delle vittime sarebbero lautamente risarcite, favorito il ricambio ai vertici di queste società, il progresso a crescita consolidata pure.

Fuor di metafora è una decina d’anni che sollevo questo problema giuridico, pensavo dovesse essere propedeutico all’omologazione (chi avrà il coraggio di farlo?) di questi imbarazzanti “veicoli badanti per minorati” (che altro sono?). Solo la Svizzera ha incaricato il Parlamento di legiferare preventivamente su questo tema. Se nascesse il governo Di Maio & Salvini dovrebbero subito occuparsi di questo aspetto, ricco di spunti per mettere meglio a fuoco i comportamenti delle felpe californiane.

Una riflessione finale. Noi delle élite e degli establishment euro americani, dopo aver subito anni e anni di sconcezze di costoro (che non abbiamo voluto vedere), scopriamo che un pugno di “criminali digitali”, mascherati da sinistri pacifisti, ecologisti ma tanto cool, hanno sottratto ai governi il potere di battere moneta, sostituendola con una loro moneta, i Big Data, a loro volta sottratti a noi cittadini.

E noi continuiamo a farci le seghe mentali sulla “società aperta” mentre costoro ci chiudono dentro a doppia mandata. Affrettiamoci a metterli in galera e a sequestrar loro le aziende, spezzettandole (sono monopoli, bellezza).

Riccardo Ruggeri, 21 marzo 2018