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In Italia è vietato dissentire

Guerra, auto elettriche, gay pride: più parlano di democrazia, meno ce n’è.

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«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. (…) Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (Mt 23,1). Questo brano evangelico, mutatis mutandis, mi torna in mente ogni volta che accendo i tiggì e vedo il Bibitaro, il Fenomeno, la Salma, la Inesistente, il Ce-lo-chiede-l’Europa e tutta la Comédie Italienne che ci governa. Non è il caso di ripetere qui la (lunga, sempre più lunga) lista di lamentele che, come popolo, potremmo ululare al loro indirizzo. Purtroppo, per restare nell’ambito evangelico, tra noi non c’è un san Francesco di Paola, che prese le monete d’oro offertegli dal re Ferrante di Napoli per i suoi poveri, le strizzò in sua presenza e ne fece uscire sangue. «Questo» disse «è il sangue del tuo popolo oppresso dalle tasse, e tu te la cavi dando un po’ di quel che non è tuo ai poveri?».

Altro esempio religioso, biblico questa volta: a re David, colpevole di una serie di trasgressioni, si presentò il profeta Nathan e gli disse: «Dio ti fa scegliere la punizione: guerra o peste?». David, intelligentemente, scelse la peste perché era meglio finire nelle mani di Dio che in quelle degli uomini. Bene, noi popolo d’Italia fino a qualche tempo fa potevamo lamentarci di aver sbagliato scelta. Ora neanche questo, perché da tempo non scegliamo più niente. Rassegnati all’oppressione, plagiati tutti i giorni da mezzi di comunicazione che comunicano solo quel che vuole chi li sussidia (e che altro potrebbero fare per non scomparire o darsi all’agricoltura bio?), capito che se non voti bene arrivano la magistratura, i mercati, lo spread, la Nato, Ursula-Michel, Caronte, la Bbc, i Nani e le Ballerine, la Germanotta da Fazio e magari Zelensky baionetta innestata, questo popolo ha optato per smetterla coi «ludi cartacei», tanto vince sempre il banco.

Io, abituato per mestiere a mettermi del panni degli altri, ho appena scoperto che, vivendo a Milano, entro settembre dovrò comprami una nuova auto. Quella che ho, diesel euro 3 o 4 (boh), è vietata. Incentivi? Seeeh! Come il 110%: va’ avanti tu ché mi scappa da ridere. E se tra due anni anche la nuova auto verrà dichiarata inquinante? Voilà: basta mettermela fuorilegge. Il pensiero va a quei poveri pensionati che dovranno, se possono camminare, usare solo i mezzi pubblici, ostaggio di scioperi ogni venerdì. E dovranno pure schiattare di caldo perché ce lo chiede l’Ucraina.

Ho detto pensionati? Io lo sono e la nuova è che per il Cud devo andare sul sito Inps. Ci ho messo mezza giornata per districarmi e sono dovuto lo stesso ricorrere al commercialista. Si chiama informatizzazione della burocrazia. Cioè, si stava meglio quando si stava peggio. Già: dietro i sofware ci sono uomini e per questo David preferiva la peste. Ho pensato alla vicina di pianerottolo, ottantacinquenne pensionata vedova e sola: la immagino alle prese col computer, con lo sciopero dei mezzi, con la vecchia utilitaria da buttare per indebitarsi, col suo pinguino a singhiozzo blackout con la bandierina gialloblu che sventola solo quando apre la finestra e fa entrare Lucifero.

Epperò la Capitale Morale ha avuto un GayPride di due settimane che ora prosegue con iniziative capillari di Zona, in una delle quali – leggo – ci sarà animazione riservata a (sic) bambini dai 3 agli 8 anni. Il passo evangelico che parla di bambini e di macine al collo andatevelo a leggere da soli. Ma occhio in quanto non vedono l’ora di mettervi-ci in galera e ingoiare la chiave perché ci siamo permessi di non essere d’accordo. Ci avete fatto caso che più si riempiono la bocca di democrazia e meno ce n’è?

Rino Cammilleri, 1° luglio 2022