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La Germania anti-migranti richiama l’Italia ai valori cristiani

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“Nel nome dei valori cristiani, l’Europa si impegna a difendere le radici cristiane, a condannare le sempre più frequenti vandalizzazioni delle chiese e a difendere i cristiani perseguitati nel mondo”, sarebbero queste le dichiarazioni che ci si aspetterebbe dall’Unione europea e dal governo tedesco guidato dalla CDU, il partito di Angela Merkel, in un una situazione normale. Frasi che dovrebbero essere scontate ma che nell’Europa multiculturale non si possono pronunciare per non urtare la sensibilità di chi crede in altre religioni o di chi non crede. Così si rinnegano secoli di storia, si cancella l’identità europea e si dimentica il contributo imprescindibile che il cristianesimo ha dato al nostro continente sintetizzato nel libro Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale di Thomas Woods pubblicato in Italia nel 2007 da Cantagalli.

Nell’anno domini 2019 le cose vanno però diversamente e il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha preso carta e penna per inviare una missiva al suo corrispettivo italiano Matteo Salvini rivolgendogli un accorato appello: “nel nome dei nostri condivisi valori cristiani […] le chiedo di riconsiderare la sua posizione di rifiutare l’apertura dei porti italiani”.

Se a parlare di radici e valori cristiani sono i politici sovranisti o gli intellettuali conservatori, li si accusa di strumentalizzare la religione, di “voler far politica con il rosario” e di non rispettare le minoranze religiose in una società laica in cui è necessario riconoscere l’importanza del multiculturalismo, ma se servono argomenti a favore dell’immigrazione e dei migranti, utilizzare la religione diventa non solo giusto ma doveroso.