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La lunga guerra dei due Mattei

L’astuzia luciferina di Renzi o l’istinto bestiale di Salvini? Cosa prevarrà in questa pazza crisi d’agosto? E Sergio Mattarella quale dei due cercherà di favorire: chi l’ha miracolato mandandolo al Quirinale e non vuole andare a votare o chi invece ha vinto le ultime elezioni europee e invoca  le urne? Per capirlo aiuta certamente la lettura dell’ultimo libro di Massimiliano Lenzi Il caso Mattei Renzi&Salvini, Aliberti Editore. Giornalista di razza, autore televisivo e già scrittore di successo con il fortunato “Maledetto toscano” dedicato al rottamatore, Lenzi sviscera i due protagonisti della vita politica italiana. E lo fa con aneddoti e paragoni godibilissimi e pieni di sagacia. Entrambi, fa notare, si lasciano andare a citazioni che hanno in comune lo zen. “Sono in modalità zen”, risponde piccato Salvini a chi gli chiede conto del “caso Siri”, imitando così Renzi che nel 2016, poco prima della sconfitta al referendum costituzionale, sussurrava proprio: “Sono nella fase zen”.

Di sicuro, poi, entrambi si rifanno al famoso tormentone “famolo strano”, la battuta più fortunata di un film di Carlo Verdone. Renzi lo fa strano prima con il Nazareno in coppia con Berlusconi ed ora tentando addirittura l’avventura con i grillini. Salvini nel suo flirt finito a pesci in faccia con Giggino Di Maio, materializzato addirittura con un murales mentre i due si baciano in bocca. Oltre che per questi amori contro natura, i due Mattei sono simili per l’uso spregiudicato dei social e dei media. Connessi 24 ore al giorno, uno per rottamare il rottamabile facendosi poi rottamare e l’altro nella ossessiva lotta all’immigrazione clandestina, con tweet in tempo reale sul genere di “tutto il calcio minuto per minuto”. Per diventare più credibili davanti agli elettori, poi, entrambi ostentano la loro fede chiamando in causa la Madonna, il crocifisso, il Vangelo, come fa il Capitano, oppure, nel caso di Renzi, l’unico Sindaco quasi Santo a cui vorrebbe assomigliare, Giorgio La Pira.

Ma a Clemente Mastella, intervistato tra gli altri con Massimo Cacciari, Paolo Crepet, Oscar Farinetti, Massimiliano Fuksas, non piace chi porta il Rosario ai comizi “perché solitamente chi lo sventola è soprattutto chi non lo recita”. Per il filosofo veneto Cacciari, i due sono espressioni identiche dello ‘strapaese”. Il toscanaccio e il Lumbàrd che tuttavia “non si sono inventati nulla perché in tempi di populismo la rete non fa che ingigantire i meccanismi sempre presenti nella peggior politica”. Per Crepet, invece, sono due facce della stessa medaglia, anche se Salvini ha capito la lezione di Renzi e si sforza di sembrare piacione per non diventare antipatico come il suo omonimo. Renzi si prendeva troppo sul serio mentre Salvini è più easy e “questo lo rende più empatico”. Per usare un’altra analogia con il cinema, per l’architetto Massimiliano Fuksas i due Mattei assomigliano ai due colonnelli del film con Totò e l’attore inglese Walter Pidgeon, turlupinati entrambi da una bellissima ragazza inglese che potrebbero essere gli italiani.

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