La scuola italiana è morta. Punto

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Caro Nicola, il problema scuola è che nessuno sa più quale sia il problema. Perché la scuola è finita. È un’esperienza statale e sociale esaurita. Consumata. Per riavere la scuola bisogna renderla necessaria. Ma in Italia questa strada non è neanche concepibile, figurati se è realizzabile.

S’incontra un tabù: la scuola pubblica come scuola statale da un lato e dall’altro il valore legale del diploma che è di fatto e di diritto il braccio armato con cui lo stato monopolizza l’Istruzione in nome di un egualitarismo che genera ciò che vuole negare: le diseguaglianze. Oggi il vero diplomifico è rappresentato non dalle scuole private ma proprio dalle scuole statali attraverso le quali con una mano si distribuiscono carte svalutate e con l’altra mano si garantiscono posti di lavoro superflui.

La scuola come educazione e formazione non è più necessaria proprio quando l’Italia intera ne ha un gran bisogno. La scuola è finita. Morta. Mettiamoci una pietra sopra.

Giancristiano Desiderio, 4 dicembre 2019

Basta con la scuola unica di Stato

La scuola pubblica? È occupata da insegnanti di sinistra

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23 Commenti

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  1. Sono propio stato fortunato, ai miei tempi la scuola pubblca era la migliore ed i somari che non ce la facevano andavano alle scuole sei preti. Nella scuola pubblica c’erano, tra elememntari e medie quattro esami di stato ed a fine di ogni anno si riceveva la pagella, elaborata dal consiglio dei professore, che ci avrebbe o non permesso di passare al grado superiore. Quando un professore faceva chiamare un rappresentante della famiglia erano guai per il povero studente. Infine se eri un caso perduto dal punto di vista della disciplina, il preside ti edpulsava e automaticamente eri espulsato da tutte le scuole del regno. Tutti i passaggi dal privato al pubblico passavano per un esame di stato e se non passavi l’esame di maturitá ti era chiusa l’entrata all’universitá. Ma sopratutto c’era un vero intersse da parte dei genitori per l’attuzione scolastica dei loro figli giá che sapevano che l’ignorante non aveva futuro. IEssere chiamato un somaro era la squalifica dalla maggioranza degli studenti e sopratutto dalle studentesse.

  2. da quando i comunisti hanno preso la cattedra, la scuola è diventata un centro sociale.
    Dicono che le aziende non riescono a trovare figure professionali adatte alle nuove mansioni.
    grazie al cavolo, alle superiori si sono specializzati in occupazioni, rave party, spaccio di canne, devastazioni… l’unico lavoro che possono trovare in futuro è l’ONG.

  3. La scuola non serve certo ad istruire le persone.
    E’ una specie di campo di (ri)educazione, che serve a creare una massa di pecorelle obbedienti pronte a ricevere ed appoggiare qualsiasi scemenza di propaganda, autoritaria, verrà detta loro in seguito.
    Serve a creare tanti piccoli automi programmati per ripetere ed eseguire qualsiasi cosa venga loro istruita, senza mai discutere nè mettere in discussione.
    Con che coraggio si possa affermare che non faccia bene il suo lavoro mi sfugge proprio.

    • Caro Davide credo che, al di là di problemi legati ai programmi ed alla didattica, ci sia una caratteristica antropologica della scuola italiana che condiziona pesantemente l’efficacia della sua azione. La scuola italiana vive una generica (le eccezioni non mancano) condizione di autoreferenzialità, che la porta troppo spesso a vivere nell’isolamento dal contesto economico e territoriale in cui opera. Una ventina di anni fa ebbi occasione di svolgere attività come docente nei corsi ministeriali per la formazione dei primi dirigenti scolastici. Accanto a dirigenti orientati ad adottare, per quanto possibile, logiche manageriali ed attenzione al mondo del lavoro, molti si trinceravano dietro una missione educativa piuttosto ideologica, che escludeva, con ribrezzo, qualsiasi rapporto con gli ambienti di lavoro e la reciproca collaborazione. Non ho più avuto contatti professionali con il mondo della scuola (ho svolto attività di docenza a contratto in università per diversi anni, ma è un contesto diverso), credo non sia cambiato molto ed è un limite concreto.

  4. Mi scusi Desiderio ma da quando voi giornalistia divide i fatti dalla notizia/opinione?
    Giocate proprio sulla consapevolezza che l’utente medio ( studi markettari del ciufolo) non ha tale capacità allenata, ma anzi chi nell’eventualità l’avesse ed anche allenata bisogna distorcergliela, distruggergliela, farla morire.
    Le posso assicurare che vengo in questo sito per distrarmi ( lo considero puro divertmento anche quando ci vado pesante), perchè di contenuti chiari/fatti separati e separabili dalle opinioni non ne ravvedo in lei ne tantomeno nei colleghi di questo assemblaggio di giornalisti che posta qui.
    Io so a che gioco giocate e a chi sono diretti le opinioni mescolate con i fatti e quindi mi faccio una marea di risate per i codici MORS che vi scambiate e inviate al vero ed “unico” lettore per cui scrivete, ma io vengo da una “scuola” di vita che mi ha fatto toccare da vicino le tecniche di marketing, le tecniche di giornalismo, le tecniche di psicologia di massa, le tecniche del gossip … Non faccio e fatto il vostro lavoro ma ho “rubato” acsoltando e vivendo con un vostro collega, con la presunzione che forse abbia imparato più io di lui, quantomeno le mie quattro notiziole del giorno che potrei scrivere sono frutto dei miei ragionamenti e non delle soffiate che vengono da pezzi di famiglia intrisi nella politica, industria e agganci esterni salottieri. fonti senza le quali non sapreste come si fà tale mestiere da dove si parte e come ci si muove.
    Lei che cosa ha imparato a scuola la regola di come vadano rotti gli argini a tutte le regole per cui si chiama rassegna stampa un’accozzaglia di assembleggi di titoli senza un filo conduttore?
    In questo sito abbiamo uno storico, un faccendiere massone ( col fishio che credo alle balle dei tribunali), una specie di Professore di Chimica e fisica , ma dove sono i così detti fatti che voi riportate nei vostri articoli? Me ne suggerite qualcuno di quelli sino ad ora postati?
    Mi sembrate la D’Urso versione macho
    Tanto per cominciare il suo articolo manca di un fondamentale, la classifica dovrebbe riguardare i ragazzi dai 12 ai 15 anni, di solito è scuola media inferiore e al massimo 2 anno di superiori ancora in corso
    Poi che la scuola pubblica tanto quanto quella privata ( gli insegnanti dell’una passanno all’altra e viceversa) è fatta da correnti di pensiero e gli stessi insegnanti invece di riportare la distinzione di un concetto nelle varie letture e quindi contestualizzarli nel momento in cui nascono e perchè nascono con quali fini ed obbiettivi e lal loro evoluzione spinta in detreminate direzioni sempre per corrente preminente storica del moemento, sono i primi a fomentare la, loro ignoranza poichè non restano asettici alla correnti ma ci sono dentro mani e piedi.
    Esemplare è la definizione della Treccani di “Sovranismo Pischico” mi auguro che abbiano anche avuto il tempo di coniare “Globalismo psichico” dopo di che in entrambe i casi si tratta di definizioni non imparziali, ma questo tipo di capactà di critica ed analisi delle definizioni a scuola non si insegna ne nelle istituzioni pubbliche ne in quelle private perchè in entrambe c’è la regola che “l’asino deve andare dove il padrone vuole” e se la corrente di pensiero in quel momento impone il concetto di Sovranismo Psicchico senza approccio critico allo stesso gliasini secchioni vengono trainati a lauree con laudem per averlo imparato a memoria.
    Lo sforzo di chi a volte si imabatte in giovani è quello di provocare in loro una ribellione a quanto hanno assunto come :” così è!”
    Quello che si evita di insegnare in tutti i tipi di scuola e a qualunque livello.
    Saluti
    Saluti.

    • stavo leggendo, ma quando ho letto ” vengo in questo sito per distrarmi ( lo considero puro divertmento anche quando ci vado pesante)” mi sono fermato.
      Ma come divertimento, non è meglio altro?
      Racconti una barzelletta, piuttosto che perdere tempo a scrivere alla conte Mascetti.
      La sa quella di Pierino?
      La maestra chiama Pierino alla cattedra e gli dice: “se hai 2 monete in una tasca e nell’altra 3 quante ne hai in tutto” e Pierino risponde: “zero…oppure ha sbagliato persona, perchè in tasca non ho nessuna moneta”.

      • @rocco,

        rimasi sorpreso, pure io, al commento fatto da Elisabetta, proprio non l’avrei aspettato da Lei.

        Spero sia solo stata una giornata negativa ad indurla scrivere quel commento.

        Saluti

  5. Articolo disgustoso e aberrante, a meno che non sia ironico.
    Seriamente l’autore sostiene che la scuola privata sarebbe meglio di quella pubblica? Ma in che Paese vive?

  6. Per molti anni ho insegnato fisica alle superiori e, circa dieci anni fa, sono andato in pensione,
    Quando gli studenti iniziavano lo studio della fisico io chiedevo loro di sostenere una “prova d’ingresso” . Normalmente questa prova prevedeva le quattro operazioni fondamentali, qualche proporzione, ecc. quasi ogni anno alla fine della correzione della prova calcolavo una specie di “statistica” che, per la quattro operazioni mi dava pressapoco questi risultati: capaci nelle somme e nelle sottrazioni 80% ; capaci nelle moltiplicazioni e divisioni 20%, quindi, essendo alle superiori, dovevo consigliare ai ragazzi l’acquisto della protesi matematica ovvero la calcolatrice.
    Mi è capitato anche di chiedere consiglio ad una preside che cosa potevo fare per una classe che si dimostrava particolarmente svogliata e disattenta. Mi è stato risposto che l’importante è che gli studenti socializzino. Da molto tempo la scuola è ricca di ideologie coltivate dal corpo docente e inculcate dai dirigenti e dal ministero. Conoscenze e competenze trascurabili.

    • A che servono le moltiplicazioni, quando c’è da difendere il “bene comune”.
      Possibilmente identificato dagli “scienziati”.
      Anche lei, meno male che è andato in pensione.

  7. La scuola è morta quando leggi, leggine, circolari hanno consolidato la possibilità di percorrere l’intero percorso scolastico senza studiare ed apprendere alcunché. Questa istituzione non svolge più i compiti per i quali è nata, ma svolge una funzione di intrattenimento e socializzazione dei giovani.

  8. In effetti, grazie alla sinistra, la scuola secondaria italiana è stata trasformata da luogo di trasmissione della cultura e di promozione del merito, in parcheggio per adolescenti, trasformando di conseguenza anche gli insegnanti da operatori culturali in operatori sociali. Gli studenti attraversano tutto il ciclo di studi mantenendo inscalfita la loro ignoranza, grazie alla quale il diploma di “gretini” o “sardine” non verrà negato ad alcuno e, così attrezzati, saranno finalmente pronti a votare PD.

  9. Premettendo che i docenti delle scuole sono formati dai docenti universitari.
    La scuola è finita, com’è finita l’università, diplomi e lauree sono finite, se intese come ascensori sociali.
    Oggi, se per fare il concorso postino necessita la laurea con il minimo voto 90, per fare un lavoro che prima si faceva con la licenza media e per percepire uno stipendio che non è adeguato a chi si è laureato, la scuola e l’università hanno fallito, soprattutto hanno fallito i politici.
    Se un docente di scuola, dopo essersi diplomato e laureato, dopo aver fatto master, dottorati, dopo aver studiato per avere le l’abilitazioni per l’insegnamento, dopo aver vinto dei concorsi per l’insegnamento, deve percepire uno stipendio pari ad un lavoro ove è chiesta la licenza media e meno della metà di un docente universitario, che fa meno della metà di ore di lavoro, che non è abilitato all’insegnamento e spesso non ha mai vinto un concorso per l’insegnamento, allora la scuola è finita, ma anche l’università.

  10. Bah, è un articolo altamente incondivisibile e per niente argomentato.

    “Oggi il vero diplomifico è rappresentato non dalle scuole private ma proprio dalle scuole statal”… sì, infatti non è mica alle scuole private che gli asini (detti oggi “dislessici”) che non sono riusciti a completare un normale ciclo di studi, riescono a recuperare 3/4 anni in uno.

    • Posto che non credo sia vero (se lo pensa, mi porti qualche statistica più che opinioni), lei non tocca minimamente il secondo punto, cioè l’aberrazione che è il valore legale del titolo di studio. In questo caso conta più il pezzo di carta di quel che si è fatto per ottenerlo. Il che è un vero controsenso.

    • Anche nelle scuole pubbliche accade ormai quello che ironicamente segnala il commentatore, per esempio nelle cosiddette scuole per adulti. Dire che la scuola pubblica è morta è forse esagerato, ma si può oggettivamente affermare che è in stato comatoso.

  11. Mettetemi pure tra gli studenti che non capiscono i testi, ma questo articolo io proprio non lo comprendo, sorry. Poi non capisco, provo ora a scrivere ” diplomifico” ed ecco: sotto la parola compare subito un segno rosso che indica un errore di battitura, perché non funziona anche per il sig. Desiderio ?

    • Voleva dire diplomificio della scuola pubblica! Con le scuole private vergogna che ci sono in Italia! Ma che coraggio ci vuole?

      • La massa di analfabeti funzionali, non in grado di capire ciò che leggono, viene dalla scuola pubblica, dove vanno quasi tutti.
        Quella che una volta serviva a permettere a tutti di avere una buona istruzione, al di là delle possibilità economiche della famiglia.
        Oggi ridotta a ridicolo strumento di “educazione” sinistra, per partorire una massa di sheeple che non capiscono nulla del mondo in cui vivono, mentre credono sia correttamente descritto dai deliri sessantottini cui sono costretti ad assistere, anche nelle loro varianti moderne (spesso gretine e terzomondiste).

        Inutile dire che, mentre i politicanti obbligano la gente normale a subire questo schifo, mandano regolarmente i loro figli in scuole private “d’elite” (coi soldi nostri, ovviamente).
        Ci vorrebbe una legge per la quale chiunque abbia un incarico pubblico sia COSTRETTO ad usare i servizi pubblici di scuola e sanità, così come direttamente erogati dallo stato e dalle regioni.

        • Quali cxxxe direi?
          I dati del decadimento sono frutto di test oggettivi, standardizzati, e non fatti solo in Italia.
          Vogliamo ricordare anche cosa dice Ricolfi?
          https://st.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-05-24/se-l-inclusione-produce-esclusione-150349.shtml?uuid=AB7zfrlD

          “Le matricole che si iscrivono all’università non hanno quasi mai un livello di preparazione corrispondente al titolo di studio che esibiscono.”

          “La maggior parte degli studenti non è in grado di scrivere correttamente in italiano, e si perde di fronte a problemi matematici assolutamente elementari. Il lessico è poverissimo, e l’organizzazione logica primitiva o assente. ”

          Quando ci chiediamo qual è il livello scolastico che ha generato un simile deserto, spesso dobbiamo concludere che non è solo o tanto la scuola secondaria superiore, ma è la scuola dell’obbligo. Le lacune più vistose, ad esempio ortografia e aritmetica elementare, sono chiaramente omissioni della scuola elementare.

          Un articolo tra i tanti, si intende.
          L’obiettivo è “educare” i bambini ad essere “buoni cittadini”, lobotomizzandoli di cazzate pseudo ecologiste, di “intregrazione”, di “educazione civica”, e via dicendo.
          Senza mai bocciare, ovviamente.

  12. Il giornalismo è finito. Il cosiddetto giornalismo che vomita scemenze sulla scuola pubblica italiana è finito. Morto e sepolto sotto le sue stesse macerie fatte di falsità e calunnie.
    E’ morto il giornalismo solidale con la scuola ed i suoi problemi, pronto a denunciarne carenze ed esaltarne la bellezza umana che lo riempie ogni giorno con milioni di donne, bambini e uomini che lavorano per l’istruzione e la formazione di una nazione civile, tra mille complessità e problematiche umane.
    Resta soltanto il giornalismo straccione che blatera della scuola come se fosse una scatola vecchia e lercia, come le parole indecenti pronunciate dal giornalismo morto e sepolto.
    Complimenti caro.

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