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La sinistra contro Musk. E ora spunta anche Bill Gates - Seconda parte

Dopo l’acquisto di Twitter è partito l’attacco dei liberal contro il magnate

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Dunque, boicottatela. Sarà sicuramente un dettaglio che Media Matters, nata come ‘watchdog’ dell’informazione super partes, ha smesso da tempo di perseguire quell’obiettivo, essendosi posizionata al centro di un gruppo di lobbying e advocacies la cui missione dichiarata è stata quella di piazzare Hillary Clinton alla Casa Bianca nel 2016.

Cosa rischia Musk, accerchiato dalle lobby più potenti del pianeta, a parte una character assassination diretta alla sua persona? Certamente un calo della pubblicità, e degli utenti, su Twitter. In secondo luogo, un danno d’immagine della piattaforma, finora ritenuta di nicchia, sì, ma di qualità, perché frequentata da intellettuali e opinionisti di tutto il mondo, che influenzano e orientano le decisioni dei governi in quel perverso meccanismo che di fatto esclude la società reale dalla costruzione delle nuove policies.

Infine, e questo ci riguarda direttamente, siccome la condizione per mantenere alta la reputazione di Twitter è di contenere il free speech, anziché incoraggiarlo, Musk si trova incastrato tra la volontà di realizzare uno spazio d’informazione davvero libero e il rischio che il mega investimento di 44 miliardi di dollari su Twitter si riveli un bagno di sangue, spodestandolo rapidamente da quella prima posizione nella classifica di “Forbes” conquistata a sorpresa quest’anno.

Maddalena Loy, 6 maggio 2022