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La teoria del cambiamento climatico è come il tacchino di Popper - Seconda parte

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La situazione è tragica ma come sempre non è seria. Una volta, quand’ero ragazzo, c’era, soprattutto in estate, l’acquazzone. La mattina c’era il sole ma nel pomeriggio la scena mutava in modo repentino e veniva giù tanta acqua: la terra si bagnava, la campagna respirava e si avvertiva una freschezza salutare. Oggi, che cosa strana, l’acquazzone è scomparso. È stato sostituito da quello che i giornalisti specializzati nel niente del tempo che fa chiamano “bomba d’acqua”. Ci spiegano, sulla base dei dati – il tacchino insegna -, che non pioveva così da tanto tempo e per questo motivo ci son stati allagamenti, straripamenti, incidenti. Ma se si guardano le cose senza l’enfasi della pseudoscienza, magari affacciandosi alla finestra, si vedrà che la “bomba d’acqua” è il classico acquazzone e i danni che ci sono stati son dovuti all’incuria urbana e rurale.

Al cambiamento climatico è poi aggiunto l’inquinamento e, in casi estremi, si fa dipendere il primo dal secondo e sulla base di un sapere che si presume scientifico e indubitabile – mentre la scienza è soprattutto consapevolezza dei limiti – si colpevolizza l’uomo in quanto tale che diventa l’elemento cattivo mentre la Natura è così mite e buona. A questo punto l’uomo cosa deve fare? Deve confessarsi, pentirsi e chiedere scusa affinché l’ira divina si calmi. Così non solo si passa dalla scienza alla pseudoscienza ma addirittura alla superstizione. Proprio com’era superstizioso, in fin dei conti, il tacchino induttivista. Speriamo di non fare la sua stessa fine.

Giancristiano Desiderio, 7 agosto 2019