in

Le 3 battaglie contro il governo rossorosso (altro che giallorosso)

Preparate i referendum, anziché litigare. Gentili amici del vecchio e del nuovo centrodestra (non nel senso di Ncd, il buon Dio ce ne scampi), vedo che alcuni di voi, mentre nasce il mostriciattolo del governo rossorosso (altro che giallorosso), perdono più tempo a beccarsi reciprocamente che a concepire una strategia di opposizione.

E invece un orizzonte serve. Non basterà dire che gli altri sono poco democratici (certo che lo sono!), visto che un’altra volta stanno aggirando le urne; non basterà dire che sono ipnotizzati dalle poltrone (di nuovo: certo che lo sono!), chi per abitudine antica (il Pd) chi per recente benessere (i pentastellati).

Indubbiamente, un grande aiuto all’opposizione verrà dalle risse quotidiane interne alla nuova maggioranza, dalle misure sbagliate che concepiranno, e da quella sequenza di elezioni regionali che, per il governo rossorosso, può trasformarsi in una via crucis. Ma serve qualcosa di più “lungo” per attraversare la stagione dell’opposizione. E forse vale la pena di disseppellire lo strumento del referendum abrogativo, preparandosi a travolgere con un mare di firme le eventuali leggi sbagliate che verranno varate nei prossimi mesi.

Un esempio che renda tutto più chiaro? Non appena sarà approvata la legge che cancellerà o riscriverà i decreti sicurezza e le politiche sull’immigrazione, ci si presenti in Corte di Cassazione con un quesito referendario abrogativo, e si raccolgano (basteranno tre giorni, altro che i tre mesi prescritti dalla legge) le 500 mila firme per indire un referendum. A quel punto, la primavera successiva, sarà matematico andare al voto: o su quel referendum, o alle politiche, se, come tante volte è capitato nella storia repubblicana, qualcuno preferirà sciogliere le Camere anziché farsi massacrare nel referendum.

Più in generale, serve articolare almeno su tre piani la campagna di opposizione.

1. Il primo è la difesa della democrazia contro gli eventuali soprusi della maggioranza. Gli accenni costanti dei grillini al conflitto di interessi, alla riforma del sistema radiotelevisivo, sono altrettanti messaggi in codice, per minacciare e avvisare un pezzo di opposizione. È immaginabile una torsione della Rai, una stretta nella comunicazione: tutte cose che vanno denunciate e contrastate.

2. Il secondo piano è la difesa dell’autonomia nazionale. Non è accettabile la logica del “pilota automatico” con cui Bruxelles pensa di comandare anche qui. Né può essere presa sotto gamba un’ipotesi di nuova svendita, sul modello delle spoliazioni del ‘92-’93 Chi scrive (com’è noto) è un liberale, un liberista, un privatizzatore, un fautore della limitazione del ruolo e del peso dello stato. Ma altro conto (inaccettabile) sarebbe svendere a prezzi da saldi di fine stagione, consentendo alla Francia (e in misura minore alla Germania) di fare dell’Italia terra di conquista, sempre impedendo il viceversa (vedi caso Fincantieri).

Condividi questo articolo