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L’Europa impone la neo lingua politicamente corretta

unione europea(1)
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Scansiamo subito gli equivoci: qui non si tratta di essere antieuropeisti, e nemmeno “sovranisti”. Anzi, è proprio per il bene dell’Europa, per il suo futuro, che si muovono critiche anche aspre al progetto europeo così come è venuto delineandosi negli ultimi trent’anni. E ai suoi acritici difensori, gli “eurolirici” per così dire. È proprio per evitare débacle clamorose come quella di queste ore sui piani di vaccinazione, ma gli esempi che si potrebbero fare sono tanti, che chi scrive ritiene necessario che i veri europeisti mettano in discussione le forme che l’Unione è venuta assumendo Che si abbia il coraggio di correggere la rotta, prima che sia troppo tardi e anche prima di una possibile implosione.

Non è di “più Europa” che c’è bisogno, ma prima di tutto di “un’Europa diversa”, più rispondente allo spirito che storicamente l’ha animata e più adatta ad affrontare per ciò stesso le sfide di un futuro ove nulla più sarà garantito. A cominciare dai classici valori europei – democrazia, libertà, benessere -, quelli che ci hanno assicurato finora un “primato civile e morale” fra i popoli del mondo. La democrazia, prima di tutto. È evidente che l’Unione ne è oggi altamente deficitaria: le istituzioni rappresentative, a cominciare dal Parlamento, non hanno in mano i dossier più caldi, che si discutono invece nell’intergruppo fra i singoli Stati. I quali non possono che muoversi lungo un doppio asse: centralizzazione delle decisioni, da un lato, che vengono così fate cadere dall’alto sui cittadini; inseguimento delle opinioni pubbliche nazionali, quelle che votano, in un’ottica ove le potenze maggiori, in primo luogo la Germania, dominano i Paesi più piccoli.

Fra i dossier che vengono centralizzati ci sono quelli relativi alle tematiche “etiche” e culturali, ove si è di fatto creata una laison fortemente dangereuse fra l’élite tecnocratica (e burocratica) che opera fra Bruxelles e Strasburgo e la maggioranza a trazione liberal-dirigistica che attualmente ha in mano il Parlamento e la Commissione. Può allora accadere che passi addirittura in seno alla direzione generale del Parlamento europeo una direttiva per la comunicazione interna ed esterna che, in nome di malintesi principi di “uguaglianza, inclusione e diversità” vuole imporre di fatto, attraverso l’uso di una “neolingua” di orwelliana memoria, una particolare ideologia, quella politically correct (e del gender) a tutta la comunità burocratica europea. Cioè tutto il contrario dell’inclusione predicata: in pratica l’esclusione a priori dal consesso pubblico di chi usa altre parole semplicemente perché ha un’altra concezione del mondo e della vita. Una situazione di “conflitto delle interpretazioni” che andrebbe invece garantita e valorizzata, perché si chiama semplicemente democrazia ed è il Dna dei popoli europei.

La democrazia, in verità, è tale anche perché garantisce ad ognuno la libertà: di opinione, espressione e comunicazione. La protervia dell’ideologia della “correttezza”, che vuole rimodellare il linguaggio e il mondo ed è perciò altamente illiberale, si manifesta anche nel cortocircuito che si crea fra Bruxelles e Stati tipo l’Ungheria e la Polonia. In questi casi, l’Unione fa bene a richiamare al rispetto formale delle istituzioni dello Stato democratico, e cioè insistere e porre condizioni sull’indipendenza della magistratura, il pluralismo nell’informazione, la paritaria dialettica politica fra governo e opposizione, all’interno degli Stati. Passa poi dal torto alla ragione quando nel “pacchetto” delle richieste include anche il “rispetto dei diritti”, i quali, se si va a sviscerare, non sono altro che il portato di un’ideologia, quella progressista, che ha legittimità al pari delle altre, a cominciare da quella tradizionale cattolica, e che non può assolutamente escluderle dallo spazio pubblico.

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A.L.
A.L.
22 Marzo 2021 4:24

Due links sull’argomento:
https://www.ilgiornale.it/news/cronache/ora-lue-vuole-imporre-neolinga-politicamente-corretta-1931423.html
https://lanuovabq.it/it/addio-numeri-romani-lignorante-non-deve-fare-fatica

Il linguaggio è una sequenza di fatti in parole, è esso stesso un modo di pensare e di essere, l’espressione delle persone e dei popoli. Sfregiarlo, menomarlo, cambiarlo a comando, imporlo, è un modo pesantissimo per cambiare la nostra vita. E soprattutto per cancellare molto di bello e di buono.
Cosa succederà delle cose preziose custodite anche dal linguaggio? Chi e come le trasmetterà al futuro e ad altri uomini che hanno diritto di conoscerle?

Carlo Castoldi
Carlo Castoldi
20 Marzo 2021 10:33

Ma come si fa a scrivere queste sciocchezze !
L’Europa non ci impone nulla , un gruppo non meglio identificato di imbecilli propone …..
Poiche’ esiste un parlamento di nostri rappresentanti basta che non facciano andare avanti queste fesserie e la cosa muore li .
Ma perche’ dipingere l’Europa come se queste sciocchezze fossero cio’ che ci viene imposto oltretutto da non ai sa chi .
Si fa del male al nostro futuro dicendo cose non vere!
Questo è bieco populismo!!!!!!!

ferdiando gallozzi
ferdiando gallozzi
19 Marzo 2021 15:25

Questo non è altro che un “REGIME BUONISTA”, nato dalle vicende Storiche, che ci è stato imposto da chi ora comanda il Mondo. Chi accusa di Fascismo chi anche semplicemente si limita a delle critiche, dimentica che il nazi-fasciamo era una ideologia aggressiva ed oppressiva degli altri Popoli, mentre ora chi si oppone “REGIME BUONISTA” lo fa a semplice difesa di quei popoli sfortunati che erano cadute in mani sbagliate e che ora si ritrovano a dovere pagare il conto di scelte disastrose. L’Europa deve fare come dice la Potenza vincitrice e ora ci comand di fare la Guerra alla Russia, ossia di fare una nuova guerra in Europa che si era giurato di non fare mai più tra popoli europei.
Abbiamo la forza di opporci?? Quante basi straniere ci sono in Europa?? Che armi hanno?? Lo scontro è ormai mondiale e la battaglia principale si sta combattendo in America. Avrà l’Europa mai la forza di far valere i suoi interessi?? La Sinistra ama tanto l’Europa perché la stessa Europa è di sinistra ma se diventasse di destra la amerebbero ancora così tanto??

Luigi
Luigi
19 Marzo 2021 13:46

Ecco, questo del politicamente corretto è uno dei grossi problemi attuali.

Tullio Pascoli
Tullio Pascoli
19 Marzo 2021 11:49

Gli burocrati ed i politicanti – che si sostengono a vicenda – non hanno ancora capito che la lingua, come del resto l’economia stessa, sono ordini spontanei. Non serve a niente dettare alla gente come deve esprimersi, come non serve a niente imporre agli individui ciò che dovrebbero o non devono consumare.

A questa gente si dovrebbe raccomandare di rileggersi Ludwig von Mises, se mai l’hanno letto…

Daniela
Daniela
19 Marzo 2021 9:14

Andiamo verso il livellamento di ogni cultura, l’appiattimento della personalità e un conseguente ordine di massa .. forse è meglio fare un passo indietro e riflettere

alessandro
alessandro
18 Marzo 2021 15:52

Il 12 marzo Le Figaro ha pubblicato un articolo del suo editorialista Laurent Herble https://www.lefigaro.fr/vox/societe/la-crise-du-covid-ou-le-debut-de-la-fin-de-l-union-europeenne-20210312 Durante l’anno del “coronavirus” in Occidente è diventato di moda spiegare molti eventi politici ed economici per l’influenza della “pandemia”, lo stesso fa il giornalista francese, sottolineando quanto l’economia europea abbia ceduto nel corso dell’anno. L’osservatore di Le Figaro incolpa la leadership dell’Unione europea per questo. L’uscita del Regno Unito dall’UE, afferma, ha stabilito un precedente dimostrando che essere al di fuori dell’UE può essere più redditizio che al suo interno. “L’UE è una struttura burocratica aggiuntiva e paralizzante che non serve mai i nostri interessi”, – scrive Erble “L’UE non ci ha protetto da una crisi finanziaria, economica o medica. L’UE era solo un mercato per le multinazionali degli Stati Uniti o della Cina. Gli Stati Uniti hanno continuato a imporci la loro volontà, multando le nostre società o ritirandosi dall’accordo nucleare con l’Iran a loro piacimento. L’UE ci ha disarmati di fronte a una crisi sanitaria. In precedenza i francesi non volevano lasciare la zona euro o l’Ue, non costituivano la maggioranza, ma negli ultimi mesi l’acqua è stata continuamente versata nel mulino di chi vuole l’uscita”. Erble confronta l’ammontare dei fondi stanziati negli USA e nell’UE sotto la bandiera della “lotta al coronavirus” per sostenere l’economia e la popolazione: 5 trilioni di… Leggi il resto »

alessandro
alessandro
18 Marzo 2021 15:45

Il GULAG EUROPA, ha i giorni CONTATI.
italiani siate PREPARATI alla Catastrofe……………………,
da simile catastrofe gioiosa, l’Italia rinascerà di nuovo, sta SOLO a Voi farlo.