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Giovani e lockdown

Lockdown, lo studio che svela gli effetti sui ragazzi

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La Stampa ha pubblicato una sconvolgente inchiesta sull’attuale condizione dei giovani nel post pandemia. E sebbene il contenuto dell’indagine risulti di grande interesse, il titolo dell’articolo appare del tutto fuorviante, soprattutto per chi, come noi aperturisti della prima ora, ha sempre contestato in radice le demenziali e autodistruttive misure adottate per contenere la diffusione di una malattia che ha sempre costituito un pericolo serio per una ristretta fascia della popolazione.

Dunque, non è il “post Covid”, cosi come viene sbandierato nel pezzo, a rendere “i ragazzi fragili”, bensì l’infinita sequela di restrizioni e di obblighi insensati, come la reiterata follia delle mascherine a scuola, che hanno letteralmente devastato la già complicata psicologia dei giovani d’oggi. Tant’è che, secondo uno studio di Spi-Cgil, Rete studenti medi e Unione universitari,  riportato nell’articolo in oggetto, stiamo attraversando una vera e propria emergenza giovanile. Sembra infatti che, su una ampia platea di 30 mila ragazzi esaminati, stia emergendo il colossale iceberg di un disagio a dir poco catastrofico, con ben il 90% dei soggetti che presentano una qualche forma di disagio psichico.

Entrando più nel dettaglio di un quadro così preoccupante, si scopre che il 68% degli studenti italiani soffre di senso di noia, il 60% manifesta ansia, il 46% esprime paura e rabbia, il 28% dichiara di avere disturbi alimentari, il 14,5% ha avuto esperienze di autolesionismo, il 12% ha abusato di alcol e il 10% ha assunto stupefacenti. Ora, secondo il professor Benedetto Vitiello, direttore di Neuropsichiatria infantile al Regina Margherita di Torino, non ci sono “solo decessi, contagi, varianti e sottovarianti. Ma vite condizionate, e talora spezzate, di giovani e giovanissimi alle prese con disturbi di psicopatologia complessa in aumento esponenziale. Peraltro diagnosticati, aggiunge il medico, in età sempre più precoce: tra gli 11 e i 17 anni. Colpite soprattutto le donne.”

Anche la dottoressa Antonella Anichini, neuropsichiatra infantile presso lo stesso ospedale, condivide l’allarme del collega, aggiungendo una ulteriore dose di pessimismo: “Non abbiamo ancora visto tutto, anzi nel 2020, l’anno dei lockdown, i problemi e i disagi si sono sedimentati, mentre nel 2021 sono esplosi a livello individuale, familiare e sociale. Ancora adesso viviamo in un’atmosfera sospesa, mentre i giovani, spesso colpevolizzati per il loro desiderio di vivere e mortificati dalla negazione delle loro difficoltà durante la pandemia, hanno bisogno di potersi relazionare. Prima ancora, di un orizzonte.”

Secondo il co-presidente della Società italiana di Neuropsico-farmacologia, Claudio Mencacci, “a pagare il prezzo più alto sono i ragazzi della scuola secondaria superiore” – ossia gli adolescenti -, che attraversano “una fase essenziale per le nuove esperienze e per i primi traguardi.” Una fase che, noi profani ci permettiamo di sottolineare, è stata completamente bypassata dalla nuova normalità imposta ai nostri giovani da Speranza & company, fautori di una deprimente condizione di mera esistenza biologica. Ciò è dimostrato nella suddetta indagine in cui, oltre ad un inevitabile incremento della sedentarietà, si è registrato un aumento del 78% nell’utilizzo dei social e del 30% nell’uso dei videogiochi, a totale detrimento delle relazioni dirette con amici, compagni di classe e insegnanti.

In conclusione lo stesso Mecacci, sostenendo che non tutti saranno così fortunati da uscire dal tunnel di un disagio mentale in gran parte indotto, si domanda retoricamente se i pochi spiccioli messi a disposizione dal governo attraverso il bonus psicologico di 600 euro, sufficienti a dare un aiutino ad appena 16 mila persone, possano in qualche modo tamponare una falla sociale di tali dimensioni. Un disastro annunciato di cui si spera che qualcuno, prima o poi, sarà chiamato a rendere conto.

Claudio Romiti, 10 giugno 2022