L’utopia dell’auto elettrica

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Se mi si chiede come vedo il futuro dell’autotrazione, rispondo che potrebbe anche essere elettrico. Ciò precisato, credo sia importante essere coscienti dei limiti di questo futuro. Non mi riferisco a limiti economici che potrebbero essere superati con la diffusione della tecnologia. Mi riferisco ai limiti insormontabili, o per lo meno che ci appaiono oggi tali, visto che nessuno ha la sfera di cristallo. Credo sia necessario esserne consapevoli per evitare di cullarsi in illusioni che potrebbero farci imboccare una strada sbagliata con rischi di conseguenze dolorose.

Innanzitutto: perché l’auto full electric non si è sviluppata? Forse perché l’hanno inibita i petrolieri cattivi? No; semplicemente perché noi non sappiamo come immagazzinare energia elettrica in un contenitore trasportabile da un’automobile che abbia le caratteristiche delle automobili che usiamo. Non fatevi ammaliare da chi vi mostra un’auto apparentemente simile alla vostra, che sarebbe elettrica e con costo che dovrebbe abbattersi con la produzione su larga scala. Non vi stanno raccontando tutta la storia. Perché quell’auto, sostanzialmente priva di bagagliaio a meno di averla enorme, è in realtà una batteria di accumulatori elettrici in movimento. L’energia da essi accumulabile dipende da quel che si chiama potenziale elettrochimico della sostanza attiva ed è inversamente proporzionale alla massa atomica della stessa. La tavola periodica degli elementi è nota, e noto è il potenziale elettrochimico di tutte le possibili sostanze attive, che è dell’ordine di grandezza di 1-10 volt, un valore, questo, che ha una ragione teorica consolidata per essere tale. Detto diversamente, questo valore è un limite naturale, che nessuna ricerca e nessun avanzamento tecnologico potrà superare.

Inversamente proporzionale alla massa atomica della sostanza attiva, abbiamo detto. Se si scorre la tavola periodica degli elementi, i primi in ordine di massa sono idrogeno, elio e litio. L’elio è inerte. L’idrogeno ha quattro difetti cruciali: non esiste sulla Terra, è gassoso, è la molecola più piccola che c’è, è esplosivo; circostanze, tutte, che rendono utopica l’autotrazione a idrogeno, elettrica o a combustione che sia. Lo scrivevamo 17 anni fa, quando il presidente americano Bush era ubriacato dalle prospettive che vendeva tale Jeremy Rifkin, tuttologo, dalle idee poche ma sicuramente fisse e confuse sui temi ove si è autonominato esperto. Bush lanciò il programma Freedom car, che avrebbe dovuto liberare il paese dalla sudditanza al petrolio arabo. Pochi anni dopo Obama dovette prendere atto che quel programma era nato morto, e lo ha seppellito. Quanto al litio, le batterie ci sono già, cioè nel settore della propulsione elettrica, siamo già al limite della tecnologia.

Una nostra utilitaria richiede una potenza di 50 kW e quindi ha bisogno un accumulo di 200 kWh per avere una autonomia di 4 ore. Il potenziale elettrochimico dell’elettrodo al litio è di 3 volt, cioè, facendo l’aritmetica, per garantire quella autonomia ci vogliono 20 kg di litio attivo, cioè 1000 kg di batterie al litio: la vostra auto, se elettrica, peserebbe almeno il doppio. Scadute le 4 ore, ce ne vogliono altre 4 per fare il pieno: vi invito solo a riflettere al tempo necessario che impiega il vostro telefonino per ricaricarsi (e vi sono ragioni tecniche perché deve essere così).

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61 Commenti

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  1. In un modo o nell’altro dovremo uscire dall’era degli idrocarburi e ciò che non è vantaggioso ora non è detto che lo resti anche in futuro. Le economie di scale possono cambiare la sorte di ciò che oggi consideriamo non efficiente, la ricerca ed il progresso tecnologico ci porteranno oltre ciò che oggi consideriamo impossibile.
    I visionari di un tempo sono ora i padri della scienza. E così sarà anche in futuro. Come detto il bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto. Cambia solo la prospettiva da cui lo si guarda. Io preferisco la prima.

  2. Concordo con Rocco.
    Con pannelli solari e batterie ho passato 32 anni a studiare e costruire i sottosistemi di alimentazione di Satelliti scientifici e di communicazione.
    I pannelli solari definiscono la durata di vita dei satelliti in orbita geostazionaria a 36000km dalla terra. La durata di vita é anche dipendente dal carburante liquido (hydrazine) che permette il controllo e orientamento del satellite coi micro propulsori.
    Ai miei tempi con l’ ESA, dagli 66 ai 98, la durata di vita delle cellule era in funzione delle radiazioni solari nel vuoto.
    La potenza erogata già descritta precedentemente era ottenuta sotto vuoto con illuminatori capaci di fornire lo spettro solare ‘vedi Spectrolab in California’
    Le migliori cellules equipaggiate con filtri UV speciali duravano in media dieci/dodici anni negli anni 80 e alla fine con il progresso tecnologico si raggiunsero anche 15 anni negli anni 90.
    Nel 95/98 un satellite di telecommunicazione aveva dunque una durata di vita operazionale di 15 anni.
    Le batterie si usavano due volte all’anno nel periodo di eclissi per circa 45 minuti massimi al al giorno per 40 giorni. Parte della energia solare serviva anche a caricare le batterie, per il resto del tempo si usava una corrente di mantenimento detta ‘trickle charge’.
    A terra le condizioni di erogazione di potenza sono dipendenti dall’orientamento e condizioni atmosferiche, giorno e notte e pulizia. Pannelli Solari orientabili automaticamente sono evidentemente più efficaci , ma anche molto più costosi. La loro costruzione consuma energia.
    Credo che per il momento il solare vada bene per le abitazioni come complemento per l’acqua calda.
    Alcuni esperimenti universittari hanno prodotto auto alimentate con cellule solari con tutte le limitazioni intrinsiche simpatiche, ma niente di più.
    Ai tempi di scuola si studiava che il trasformatore elettrico come macchina statica avevail miglior rendimento con circa 85%.
    Resta il Nucleare, tutto il resto é frutto di fantasie moderne perché tra il dare e avere c’é una bella differenza.
    Costruire auto eletriche perché no, ma come si alimenteranno ? Chi produrrà l’enegia e in che modo per far circolare 100 millioni d’auto in Europa ?

    • di fatti le Voyager (che ancora sono in funzione dal 1977) e la Cassini hanno un generatore nucleare, non pannelli solari.
      Oggi, a scuola mica studiano, vedono film sugli orsi polari e imparano a centrare bidoni colorati, tanto a pensare, scrivere e far di conto ci penseranno le AI. I futuri adulti dovranno solo comprare quello che l’algoritmo suggerirà loro.
      Difatti vi è una strana alleanza tra tecnologie informatiche ed ambientalismo; si usa come leva commerciale l’ambiente per vendere tecnologie che utilizzano sempre più corrente elettrica.

      • Sì, i moderni nemici della libertà sfruttano sia l’ambientalismo che la tecnologia: va molto di moda mettere le persone in catene, rendendole anche incapaci di pensare, sulla base di una presunta “superiorità” di Skynet.
        Nient’altro che la ennesima manifestazione del totalitarismo degli “esperti” che pretendono di gestire la vita di tutti.
        Ennesima manifestazione del collettivismo: l’individuo è abolito, e decide il collettivo, di volta in volta tramite “gli esperti”, “gli scienziati”, “l’intelligenza artificiale”, e così via.
        Orwell, in fondo, era ottimista.

      • La Voyager è almeno 30 anni che naviga nel buio piu’ profondo,…. credo che usino generatori atomici ( tra l’altro estremamente costosi ) semplicemente perche là dove dovevano andare il sole non c’e’.

    • Ai tempi di scuola si studiava che il trasformatore elettrico come macchina statica avevail miglior rendimento con circa 85%.

      Allora ti hanno dato informazioni errate, dato che il rendimento elettrico del trasformatore non ideale è compreso tra il 95% e il 99%

  3. La stima del Prof battaglia sui costi da FV per garantire la trazione elettrica è sottostimata, non sono considerati i costi di dispacciamento e di disponibilità per impianti necessari per sopperire alle mancanze di produzioni istantanee. I costi del prof. Battaglia devono essere incrementati almeno di un buon 60% (e sono ottimista).
    Spiego meglio.
    Il Sole irradia una energia di circa 1366 W/mq; https://www.nasa.gov/mission_pages/sdo/science/Solar%20Irradiance.html
    tipicamente un pannello fotovoltaico ha un rendimento del 16%, per cui su ogni mq di pannello genera 218W;
    Per ogni kW occorrono quindi circa 4,5 mq di celle fotovoltaiche (il che non corrisponde all’ingombro del pannello, ovviamente) e tipicamente occorrono 7mq di pannelli per una potenza installata per ottenere 1 kW di energia elettrica.
    Ora, ammettiamo (per semplicità di calcolo) che 1 pannello costi 1000€/mq, per installare 3 kW di picco occorrono 21.000 euro e 21mq di superficie.
    Vulgata vorrebbe che questo impianto generi 3kW/h per tutta la giornata, con una produzione di 72kW/h giornalieri, ossia 26.280kW/h anno.
    Ed in effetti, i rivenditori di pannelli, gli elettricisti e gli ambientalisti fanno questo conteggio per invogliare all’acquisto di detti impianti, con un prezzo di produzione incentivato di 0,4cent/kW fa 10512€. Il che invoglia ulteriormente a spendere 21k€.
    I più onesti diranno che di notte il sole non c’è e l’impianto non produce, quindi quella somma si riduce della metà, i più onesti ancora diranno diranno che d’inverno produce di meno e di estate di più e ridurranno questo valore di un 40% fino a dire che in 7 anni c’è il ritorno dell’investimento del capitale e che per i prossimi 13 anni è tutto guadagno.
    Ma non è così! La potenza erogata è sempre minore della potenza installata, di circa il 50%.
    Questa energia di picco è prodotta solo ad una condizione: che i raggi del Sole giungano a perpendicolo sul pannello, il che per un pannello montato su un tetto con un’angolazione di 20° ad una latitudine di 45° (centro-nord Italia) e perfettamente a sud (condizione rara per i tetti), il ciò avviene 2 volte all’anno e nemmeno nei giorni estivi. Il motivo è semplice, un raggio inclinato occupa più superficie e diminuisce l’energia al mq, per questo motivo d’inverno fa freddo nell’emisfero settentrionale pur se la Terra si trova più vicina al Sole: l’asse terrestre è inclinato di circa 23° (orbita e inclinazione dell’asse determinano i cambiamenti climatici).
    Non solo, bisogna considerare le perdite dei cavi e dell’inverter (tipicamente un 15-20%), la pulizia e la temperatura dei pannelli e la loro anzianità di servizio; per un rendimento totale del 10-12%.
    Come ben sapete, il Sole non è immobile nel cielo ed oltretutto se passa una nuvola la produzione cala, per cui, senza farla lunga con formule e conti, osserviamo un grafico reale di produzione di un impianto reale: COLEASF1 (https://anero.id/energy/solar-energy n.b deselezionate tutte le caselle e spuntate solo quelle relative all’impianto in questione.):
    oggi 3 maggio il massimo di produzione dell’impianto, con una potenza di picco installata di 180MW, è stato solo di 118MW alle 9.40, rendimento max del 65%, con un andamento altalenante durante tutto il periodo di funzionamento (dalle7,30 alle 17.30). Ad occhio e croce, il rendimento totale nella giornata è stato del 35%.
    In totale, su tutti gli impianti australiani con P. installata di 2.549 MW, che è cresciuta da 0 W fino alle 11,40 con un max di è di 1204 MW per poi decrescere fino a 0, l’efficienza è stata al max del 47%.
    Basta osservare il grafico di produzione per capire un po’ di cose:
    1) che è impossibile stimare la produzione giornaliera, in quanto dipende dalle condizioni atmosferiche (ieri ne hanno prodotta di più, evidentemente oggi è più nuvoloso);
    2) è impossibile coprire un fabbisogno energetico con soli impianti fotovoltaici;
    3) che le stime di produzione sono fatte in base a medie pregresse e non sono significative per il futuro; anche la TSI varia, anche se di poco, ma per la legge dei grandi numeri una piccola variazione su grandi superfici fa numeri significativi (un altro fattore che contribuisce ai cambiamenti climatici);
    4) che la potenza installata non equivale alla potenza erogata.
    Ora, ammettiamo che la richiesta energetica per l’impianto considerato sia di 100MW costanti per tutta la giornata (la metà della potenza di picco installata), come fa l’ente gestore ad assicurare quella richiesta?
    1) deve avere a disposizione un impianto che fornisce EE istantaneamente quando quella dell’IF è insufficiente, tipicamente chiamiamolo “gruppo elettrogeno” a idrocarburi;
    2) potrebbe dotarsi di un impianto di accumulo a batterie almeno della stessa capacità dell’energia richiesta, ma se anche queste sono insufficienti… ricorrerà al gruppo elettrogeno su menzionato.
    Quindi bisogna aggiungere i costi di dispacciamento.
    Tanto vale usare sempre il gruppo elettrogeno, risparmiando notevoli costi.
    Nel caso riportato, trattasi dell’Australia, nonostante gli ingenti investimenti in energie “verdi”, la CO2 è cresciuta da 276.218,11 kton del 1990 a 414.988,70 kton del 2016. Davvero un buon affare!!!
    (Fonte dati http://edgar.jrc.ec.europa.eu/overview.php?v=CO2andGHG1970-2016&dst=CO2emi)
    In conclusione, queste gloriose energie “verdi” non essendo programmabili hanno necessariamente bisogno di altri impianti programmabili che ne compensino le mancate produzioni dipendenti da fattori meteorologici, ossia di costi aggiuntivi in bolletta e problemi tecnici di gestione della rete.
    Il vero motivo per cui sono state propagandate non sta nell’essere “verdi” (l’energia è energia, non ha colore e non basta un aggettivo a renderla migliore o peggiore) sta solo nel vendere pannelli e pale eoliche, assolutamente niente a che vedere con la presunta “pulizia” di queste fonti.
    Come dimostrato, non si potrà mai fare a meno di una fonte programmabile e l’unica fonte programmabile che non produce CO2 (l’inquinante che si vorrebbe eliminare, che non è un inquinante) è il nucleare.
    Aggravio di costi, consumo di suolo, inefficienze varie, problematiche tecniche di rete, non sicurezza di ridurre la CO2…. e vogliamo ancora continuare a pensare di utilizzare queste cose “verdi”?
    A conti fatti non convengono e non sono la soluzione al problema che vorrebbero risolvere, solo a parole sono stupefacenti (grazie ai vari aggettivi impropriamente usati verdi, sostenibili, alternative e balle varie).
    Certo che continuando così si morirà di fame e stenti, non certo di inquinamento o arrostiti.
    Dovrebbero farsi verdi per la vergogna coloro che li hanno proposti, ma hanno avuto il loro guadagno grazie agli incentivi pagati da tutti e che hanno impoverito tutti.
    Queste cavolate verdi si stanno realizzando solo per una questione di politica, in quanto la politica è consenso e per mantenere il consenso si accontentano gli utenti plasmati di internet.
    Le utopie ambientaliste!

    • Scusate il mio italiano. Sono tedesco e ancora imparo la vostra bella lingua.

      Rocco, per mi mancanza di parole italiane non posso rispondere a tutto che hai scritto, ma cominci con i numeri completamente sbagliati!

      2019, un panel de 380W costa 150€. Quindi il kW (~3m2) costa 400 più montaggio e inversore. Tutto compreso, meno di 700€. In Germania questo kWp fa 950kWh al anno. In Italia soprattutto il Sud, fino 80% di più.

      Mio impianto in Germania dove c’è quasi sempre nuvole abbastanza per 10.500€ genera almeno 13.000kWh al anno. Basta per 100.000km per anno in un VW e-up o 180.000km se starebbe in Sicilia. Per 20 a 30 anni con una degradazione di 0,1 a 0,5% al anno. Non è utopia. La utopia e continuare bruciare petrolio!

      Non ho letto il resto di tuo post. Immagino che e 100% bullshit come il inizio. Perché scrivere tanto senza pensare davanti?

      Io non capisco perché in Italia non si vedono più i panelli fotovoltaici sulle tetti. Ma cercare la logica in questo paese impazzisce, allora meglio non provare!

      • Continuiamo a non imparare dai nostri errori e ci buttiamo a capofitto in qualche nuova idea senza davvero conoscerne le implicazioni.
        Passare dai motori termici agli elettrici vuol semplicemente dire spostare l’inquinamento alle centrali elettriche. Seppur indirettamente, le auto elettriche inquinano molto anche all’inizio ed alla fine del loro ciclo vitale, anche più di quelle convenzionali.
        Basterebbe migliorare la tecnologia che già abbiamo: http://www.unrae.it/files/03%20Presentazione%20UNRAE_CNR_Beatrice__5afaee59eb5fa.pdf
        https://www.bosch-press.it/pressportal/it/it/press-release-39232.html

        SMETTETELA DI FAR DANNI.

  4. Quanto è bello vedere finalmente qualcuno che ci dice la verità sull’auto elettrica, al di là di qualche approssimazione sui numeri è l’idea di fondo quella che conta, dato che tutto ciò è certamente noto a chiunque abbia un minimo di conoscenze tecnico-scientifiche c’è da chiedersi perché tutti ci vogliono far credere una cosa diversa, chissà quali poteri stanno realizzano quale manovra

    • Davvero? Questo articolo non si può prendere seriamente quando dice che una macchina di potenza di 50kW a bisogno di 200kWh per andare 4 ore.

      Come già scritto, anche una Tesla di 300kW può andare a un consumo mediano di meno di 20kW. Così il consumo di un Supercar elettrico può essere più basso di un Fiat Punto a la stessa velocità. Può essere leggeramente più complicato con un motore W12 consumare 3l/100km.

  5. Personalmente credo che l’elettrica sarà la fonte energetica del futuro prossimo. È quella su cui si è investito di più e volere o nolere quella più pronta ad integrarsi con i motori endotermici attuali. Dimentichiamoci gas, alcol, ed altre amenità del secolo scorso. Il petrolio è agli sgoccioli. Si tratta di capire quali strumenti implementare per produrla in un sistema necessariamente eco sostenibile. Qui non si tratta di essere econumbizzati ma di pensare che fino a quando non saremo in grado di colonizzare altri mondi ci dobbiamo far bastare quello che abbiamo. E siamo già tanti. Troppi.
    Le reti intelligenti di trasporto urbano integrato sono ancora fantascienza. Le necessità di mobilità e logistica su corto medio e lungo raggio sempre maggiori.
    L’elettrico permetterà di traghettarci oltre il petrolio verso propellenti magari oggi solo futuribili.
    Cpt. Kirk, energy!

    • il suo commento riflette il titolo dell’articolo :l’utopia.
      parafrasando è come il “sol dell’avvenir”
      Sono d’accordo: siamo troppi.
      E quindi? forse qualcuno ha pensato bene di eliminare qualche miliardo di individui invece che con una guerra, di stenti e miseria?
      Sostituendo, magari, gli individui biologici a base di chimica organica con individui digitali a base di silicio?
      In effetti pare che le cose stiano andando proprio così: l’elettricità serve come alimento per algoritmi, intelligenze artificiali, robot.
      Come vedo io il futuro?
      Le cito alcune pellicole preveggenti: Robocop, Terminator, Blade Runner, 2001 Odissea nello spazio.
      Le cito anche personaggi attuali che si stanno trasformando o trasformano umani in cyborg:
      Neil Harbisson, Amal Gaafstra, Sandro Portner
      In più il sogno del sig. Musk è quello di scaricare la sua mente in un computer.
      In pratica, l’essere umano non esisterà più! Si trasformerà in un essere di silicio che avrà bisogno sia di mangiare che di alimentare le sue batterie al litio.
      fantascienza? No, è già realtà.
      questo è il futuro dell’elettricità!
      Non ci sarà più bisogno di andare in vacanza per scoprire nuovi posti, ci penserà l’IA a trasmettere immagini, stimoli ed emozioni, il tutto comodamente stando in una teca sul comidino di casa con il cervello connesso il 10G.
      Questa ossessione di voler rincorrere a tutti i costi la tecnologia non si sa a cosa ci porterà. Di sicuro, Madre Natura tra le sue opzioni ha anche quella dell’estinzione.
      E con la corsa tecnologica stiamo velocemente andando verso quella opzione. Ne saranno felici gli orsi polari, i panda, le api…
      Il futuro è di chi sopravviverà, non certo dell’elettricità.

      • Il futuro lo facciamo noi con le nostre scelte. Mi piace pensare ad un futuro più tipo quello descritto da Asimov nella sua quadrilogia galattica, non fosse altro per il fatto che l’umanità impara a sopravvivere a sé stessa. Dove il cattivo non è sempre ciò che ti aspetti, dove la visione del futuro è più reale di quanto sembri. Il terzo volume (dedicato a Gaia) poi narra molto bene il concetto di utopia tanto caro a Battaglia. Consiglio la lettura a tutti, soprattutto ai giovani. Illuminante.
        Tornando al tema, non sono un fanatico dell’elettrico. Non credo possa essere la panacea di tutti i mali del pianeta. Lo vedo solo come un buon compromesso, già fruibile e velocemente implementabile. Sulla sua ecosostenibilità beh lì dipenderà da come si deciderà di produrre elettricità. I motori dei veicoli ad esempio potranno evolvere un sistema di auto-produzione cinetica per ricaricare le batterie. E diventare quindi autosufficienti. I milioni di km di strade asfaltate possono diventare infiniti produttori ed accumulatori di energia. Eolico, solare, geotermico, idrico fluviale e marino sono già tutte realtà ampiamente implementabili.
        Insomma abbiamo tutte le risorse e le possibilità per evolverci verso un futuro più sostenibile senza falsi allarmismi né false utopie.
        Basta volerlo.

        • Non mi ritengo un gran competente ma la sua affermazione seguente: “I motori dei veicoli ad esempio potranno evolvere un sistema di auto-produzione cinetica per ricaricare le batterie. E diventare quindi autosufficienti.” mi ricorda molto da vicino il moto perpetuo, purtroppo un’utopia incompatibile con quello che dice il 1 principio della termodinamica.

        • il futuro non esiste, è solo nella nostra immaginazione.
          ma questo è un tema filosofico.
          Come immaginazione è il moto perpetuo e la sostenibilità utilizzando tutto il possibile.
          Si dimentica un principio scientifico noto da secoli: entropia.
          Qualsiasi idea può essere buona, se sopravvive anch’essa alla prova dei fatti, e qualsiasi idea, come le medaglie, ha due facce: positivo e negativo.
          Idee buone o cattive in assoluto non esistono, esistono solo nella nostra immaginazione e nella mente di chi ci crede.
          Il paradosso tecnologico moderno è questo: costruire campi fotovoltaici per fornire l’energia a chip impiantati sottopelle che trasmettono onde radio per aprire le porte automatiche, movimentate da motori elettrici, tutto questo per evitare la fatica di abbassare una maniglia e tirare una porta; consumare 100 watt per non consumarne 1. E questa cosa qui la chiamiamo futuro sostenibile? Progresso?
          Io la chiamo semplicemente idiozia, stupidaggine, demenza; e se è così tanto vale estinguersi.
          L’ambientalismo è “fantasia al potere”, l’automazione spinta è “demenza digitale”

  6. Buonasera a tutti lanciatori di palle.
    Qualcuno di voi ha un minimo di competenza in merito ai veicoli elettrici?
    Vi siete mai chiesti e quindi avete mai chiesto quali sono i vantaggi di un veicolo elettrico?
    Da quel che leggo, soprattutto sull’articolo del DOTT. Franco Battaglia sembra proprio di no.
    I numeri citati sono tutti tirati a caSo (la S è per non essere volgari).
    Visto che Battaglia è un chimico perchè non ci racconta di cosa è composta la sostanza che viene iniettata periodicamente nel FAP per ripulirlo e che fine fa tutto lo sporco che vi si era accumulato?
    Forse essendo un argomento più consono al suo corso di studi se ne potrebbe intendere maggiormente!!

    Personalmente possoraccontarvi e dimostrarvi che per un utilitaria è sufficiente un motore elettrico con una potenza inferiore ai 10 kW, il quale ha un efficienza molto maggiore del motore a combustione e può per questo sostituire il 50 kW di cui necessitava.
    Posso dimostrarvi che per farla viaggiare una giornata intera in città è sufficiente un unica ricarica, quella della notte precedente.
    Posso dimostrarvi che per un’utilitaria è sufficiente un pacco batterie (accumulatore) da 10 kWh, ripeto 10 kWh, faccio notare 1/20 (un ventesimo) di quanto sognato da Battaglia.
    Posso dimostrarvi che è molto più scattante di una tradizionale auto endotermica.
    Posso dimostrarvi che non perde energia in frenata ma la rigenera e ricarica le batterie, il che specie in città aumenta moltissimo il gap di efficienza tra elettrico ed endotermico.
    Posso dimostrarvi che un impianto fotovoltaico domestico da 3 kW è più che sufficiente a produrre l’energia elettrica che necessita annualmente un utilitaria elettrica.
    Posso dimostrarvi che le batterie al litio non si logorano come altre tipologie, se ben gestite elettronicamente, ma durano almeno un decennio (oltre il centinaio di migliaia di cilometri) con un autonomia utile buona.
    Posso dimostrarvi che dopo tutto questo tempo l’auto è ancora funzionante, scattante e senza tutti quegli acciacchi che sicuramente ha il motore di un utilitaria dopo dieci anni, senza esser stata dal meccanico per cambi olio, filtri, cinghie, frizione, FAP, alternatori, pasticche dei freni, e chi più ne ha più ne metta, senza presentare nessun tipo di cigolio e senza dimostrare di aver viaggiato così tanto.

    Se poi vogliamo parlare anche dell’aspetto ambientale… aahh, ce ne sono per tutti;
    emissioni azzerate;
    riduzione del fastidioso rumore cittadino;
    non contribuisce a riscaldare le città specie nel periodo estivo e senza l’inquinamento si potrebbe anche viaggiare a finestrini aperti risparmiando anche il condizionatore;
    recupero dell’energia in frenata, il che produce più di un beneficio, generazione di energia ma anche risparmio dei freni e quidi riduzione inquinamento.

    Chiedo, ma come può permettere Porro a certa gente di pubblicare articoli del genere sul suo blog?
    Non è sufficiente fare grandi nomi per poter dire di intendersi di certi argomenti, ci vuole la sostanza.
    Almeno prima documentatevi!!!

    • Chiaramente l’incompetente sei tu, che parli di 10 kW di potenza di un motore elettrico equivalente ai 50 kW di un motore termico, in nome dell’efficienza, come se l’efficienza non riguardasse l’energia necessaria ad erogare quella potenza, ma la potenza stessa.

      I vostri interventi, chiaramente di una clacque organizzata di eco invasati intervenuta per fare propaganda, mostrano come gli ecotalebani siano pericolosi e non in grado di comprendere la realtà.

      • Allora tua realtà è un mondo che ti permette utlizzare un V8 senza aver bisogno di domandarti da dove viene il tuo petrolio è cosa fa di questo mondo?!

        Il vero problema è o che la gente come tu non legge le prognosi climatici per il futuro prossimo o che sono bastante egoista o idiota per non fregarsene. Perché sono drastiche! E il nostro problema non è che mancano idrocarburi è che abbiamo ancora troppi!

        La cosa delle 200kWh per le 50kW e assolutamente ridicola e per un veicolo piccolo cittadino 10kW e 10kWh possono essere bastante. Come il Twizy per esempio.

    • Continuiamo a non imparare dai nostri errori e ci buttiamo a capofitto in qualche nuova idea senza davvero conoscerne le implicazioni.
      Passare dai motori termici agli elettrici vuol semplicemente dire spostare l’inquinamento alle centrali elettriche. Seppur indirettamente, le auto elettriche inquinano molto anche all’inizio ed alla fine del loro ciclo vitale, anche più di quelle convenzionali.
      Basterebbe migliorare la tecnologia che già abbiamo: http://www.unrae.it/files/03%20Presentazione%20UNRAE_CNR_Beatrice__5afaee59eb5fa.pdf
      https://www.bosch-press.it/pressportal/it/it/press-release-39232.html

      SMETTETELA DI FAR DANNI.

  7. 1) il problema dei tempi di rifornimento sarebbe aggirabile se le batterie fossero universali ed estraibili. Vai al distributore e te ne danno una carica al posto di una scarica. 3 minuti per il rimpiazzo
    2) l’80% della gente non fa più di 100km al giorno. Pertanto l’autonomia della maggior parte delle vetture con 250 o 300km sarebbe ben oltre il necessario. Bastano batterie da 100km. Comunque anche 300km va bene se al distributore posso cambiare subito il pacco batterie.
    3) ad oggi un secondo propulsore a benzina è meglio averlo, per coprire le lunghe distanze. Pertanto le auto full hybrid plug in sono già la soluzione ottimale
    4) probabilmente una full electric è una illusione, concordo. Ma con 400km di autonomia elettrica e pacco rimpiazzabile in 5 minuti, non vedo grossi problemi anche per quel tipo di vetture.

    • 1) Lo ha fatto in Israele una società di nome Better Place.
      Ovviamente è fallita in poco tempo.
      2) L’80% della gente usa l’auto per fare anche tanti km, anche se non quotidianamente.
      Quindi non basta affatto quella autonomia.
      Solita ignoranza dei fenomeni quantitativi.
      4) vedi punto 1): sono sistemi costosissimi ed inefficienti.

  8. Vorrei sapere i suoi dati Franco battaglia dove li prende. A me il calcolo mi dice 8 Centrali nucleari da 2GW per circa 35 miliardi di costo più circa 3 miliadi all’anno di gestione più il decommissioning che nessuno sa quanto costa. Credo che il fotovoltaico sia competitivo per questi costi. Considerate che i KWp di fotovoltaico è pari a circa 1,2 Kwh anno in Italia e costa 1 € a Wp impianto completo.

  9. Voglio sperare che la terra non venga ricoperta da pannelli solari che fra l’altro forniscono energia solo di giorno, altrimenti si perderebbero gradi di temperatura per mancato riscaldamento del suolo dai raggi solari !
    In Olanda é facile andare in bicicletta, tutto é piatto, ma Paesi Bassi vuol dire solo che la loro terra é quasi tutta sotto il livello del mare per cui hanno costruito dighe e dune e sono certamente più avvanzati di molti altri, lo so per aver vissuto 15 anni nel loro paese.

  10. Leggere tutti i commenti è praticamente impossibile ….
    Ma a parte ordini di grandezza da “precisare”” …
    rilevo che qualche “premio NOBEL” fa notare il rendimento prossimo al 95 % del “motore elettrico :
    1° ciò vale solo a pieno carico e per grandi motori (trazione ferroviaria per esempio) anche se il 95 % mi sembra ECCESSIVO : a fatica ci arrivano i piccoli trasformatori che NON hanno traferro …
    solo i trasformatori ENORMI (100 MVA per intenderci) arrivano a rendimenti elevatissimi ma SOLO a pieno carico …
    QUINDI il rendimento di un motore su auto elettrica che a pieno carico ci va QUASI MAI …
    e sicuramente molto INFERIORE …

    e poi : ” GRAZIE, GRAZIELLA & GRAZIE AL ***** !!! ” :
    il motore elettrico trasforma ENERGIA NOBILE in ENERGIA NOBILE …
    NON risolve il problema, semplicemente lo SPOSTA al luogo di generazione della energia elettrica

    e non dimenticarsi di considerare il RENDIMENTO ENERGETICO delle BATTERIE …
    prodotto del rendimento in tensione e di quello in corrente …
    più rapidamente carichi e più tale rendimento scende, a parte altre “cose” che “scendono” …

    Quindi attenti a non passare per “gretini” …

  11. Dott Battaglia.. lei ha scritto che servirebbero 3000 miliardi di euro per alimentare tutto il parco auto italiano con energia prodotta da FV… a me vengono solo 64 miliardi.. chi ha ragione ??

    Considerando che un impianto FV installato nel nord Italia produce 1250 kWh ogni kWp installato e che 1 kWp costa circa 1000 euro a me viene che serve un investimento di 64 miliardi di euro.. non 3000 per alimentare tutti i 40 milioni di veicoli che circolano in Italia , ipotizzando che ognuna percorra mediamente 11.000 km all’anno e che il consumo medio delle auto elettriche si attesta sui 6 Km per ogni kWh consumato.

    ..insomma.. vista anche l’importanza che molte testate giornalistiche continuano a darle, lei dovrebbe curare meglio i suoi calcoli.

    • Lei ha quasi ragione, perchè Battaglia ha anche sovrastimato l’energia in oggetto.
      Alle cifre da lei usate però dovremmo aggiungere perdite di rete e quant’altro, quindi direi che 100 miliardi di kWh possa essere grosso modo ragionevole (considerando anche che i consumi medi sono più 20 kWh/100 km).
      Più che altro, però, il fv costa 2000€ a kWp installato, grosso modo.
      Quindi siamo a 160 miliardi, e non a 60.
      Ad ogni modo l’ordine di grandezza è quello.
      Però con 40 reattori nucleari si farebbe, grosso modo, 5 volte l’energia in oggetto.
      Per produrre i 100 miliardi di kWh ne bastano quindi circa 8. Diciamo 30/40/50 miliardi (l’incertezza purtroppo è reale).
      La differenza è grande, ma non così tanto.

      • Bravo Davide, concordo al 100%.

        Il problema (e da qui il mio accanimento verso quest’articolo) non è aver approssimato i numeri, che ci sta. Il problema è che il Dott.Battaglia, approssimando in eccesso di 20-30 VOLTE!!! (3000 mld€ invece di 100-150) vuole passare il messaggio che non sia pensabile coprire i consumi delle auto elettriche con il fotovoltaico. Invece è possibile eccome. E la gente lo legge, lo ascolta e impara. Impara però cose sbagliate. E qualcuno credo anche che sia supportato dai numeri. Ma i numeri non sono questi…

      • Direi che l’assorbimento elettrico per l’autotrazione da lei stimato va triplicato (l’I consuma 40 GL/anno di carburante). E poi l’impegno economico va raddoppiato per i sistemi di accumulo, necessari. Io avevo considerato il FV a €5/Wp, ma voi assicurate che è €2/Wp. Allora, diciamo che G€1000 è una buona stima.Inoltre, la vita di un reattore nucleare è 80 anni, quella degli impianti FV, beh, voi ne sapete più di me. Quanto? 20-25 anni?

        • L’accumulo è certamente da considerare, per ovvi motivi.
          Così come sono da considerare le diverse vite operative: in realtà sono numeri tanto per, non per stimare realmente i costi dell’energia prodotta.
          Sembra, ad esempio, che le pale eoliche installate qualche tempo fa stiano calando di produzione anche più del previsto.

          In generale, direi che come ordine di grandezza i conti tornano:
          -40 milioni di auto a 11k km fanno 440 miliardi di km, a 10 km/l fanno 44 miliardi di litri, che quadrano con i 40 miliardi di litri di consumi indicati.
          Spulciando, leggo che i consumi di combustibili per autotrazione sono 31.4 milioni di tonnellate: col peso specifico di benzina e simili ci siamo*.
          -gli stessi 440 miliardi di km, a 20 kWh/100 km (consumi medi reali: credetemi, non ho bias positivi verso l’auto elettrica), fanno 88 miliardi di kWh.
          -40 miliardi di litri di carburante, con a spanne 10 kWh/l, corrispondono a 400 miliardi di kWh, cioè circa 4.5 volte l’energia elettrica richiesta di cui al punto precedente.

          *Grosso modo ci siamo, considerando la diversa efficienza reale (20% vs 90% spiegherebbe i numeri), con una importante precisazione sul circolante:
          -i consumi di carburante riguardano TUTTA l’auto trazione: includono tutti i mezzi pesanti.
          Che hanno, evidentemente, consumi maggiori delle auto, oltre a dover essere inclusi.
          Le stesse auto non sono tutte recenti.
          Al contrario, i consumi elettrici sono stimati solo su auto (niente mezzi pesanti) e solo recenti.
          O aggiungiamo tutti i mezzi pesanti ai consumi elettrici stimati, o riconosciamo che i 40 Gl di carburanti fanno funzionare non solo i 40 milioni di auto, ma anche tutti i mezzi pesanti: quindi i consumi medi e l’efficienza sono parecchio migliori di questa stima.
          Nasometricamente, direi che a parità di circolante (i mezzi pesanti non sono questione che possiamo omettere), il 20% possa diventare 30% o giù di lì, chiudendo a mio modo di vedere il cerchio.

          Quindi, per concludere la mia stima: possiamo considerare 1/3 i consumi elettrici rispetto ai 40 Gl, passando all’elettrico.
          I 400 TWh contenuti nel carburante diventano quindi 133 Twh, che “in teoria” produciamo con poco più di 106 kWp, che ci costano 213 miliardi di €.

          Attenzione però, perchè la questione dell’accumulo non è oziosa.
          Abbiamo non solo il problema degli orari durante la giornata, ma anche:
          – la produzione geografica: a nord siamo sui 1000 kWh annui /kWp, al sud anche a 1500.
          – la produzione nei diversi mesi: nei mesi invernali la produzione è anche la metà di quella estiva.
          Coprire realmente i consumi, quindi, è molto più complesso che installare i 213 miliardi di € di pannelli.
          Non so se arriviamo a 1000 miliardi, ma banalmente dobbiamo aumentare di molto la potenza installate per avere potenza sufficiente nei mesi invernali, quindi credo che a 400/500 miliardi si arrivi facilmente.

        • Scusi.. ma con che autorevolezza lei scrive di queste cose se non sa nemmeno che oggi il costo del pannello fotovoltaico si aggira sotto gli 0,4 euro/ Wp…( all’ingrosso si trovano anche a 0,26 euro/Wp ) ma quale 2 euro….. forse 2 euro al Wp lo paga il cliente finale che mette un impianto da 1 Kwp… gia un impianto da 6 kWp costa circa 4.500 euro… figuriamoci il costo di grandi impianti nell’ordine dei MWp.

          La verità è che con un impianto da 3kWp costa tra i 4500 e i 6000 euro finito e che se installato al nord italia produce 1250 kWh/anno che è l’energia che permette ad una vettura elettrica di percorrere 20.000 km/anno… x qualcosa come 25 anni almeno. ( poi la produzione degrada .. non si interrompe )

          40 Centrali nucleari costerebbe molto di piu di 160 Miliardi di euro… e molto molto di piu di 64 miliardi che è la cifra vera x produrre quell’energia da fonte FV.

          La centrale di III generazione di Olkiluoto in costruzione dal 2005 in Norvegia ha una stima di costi iniziale di 3,2 miliardi, aggiornata al 2009 a 5,3 miliardi e tuttoggi non è ancora terminata e i costi sono sconosciuti.

          La centrale di Flamanville in costruzione in francia no n va meglio…copio e incollo da wikipedia :

          La fine dei lavori era prevista per il 2014, con un costo stimato di 5 miliardi di euro, successivamente il costo e le tempistiche di completamento sono notevolmente aumentate. Le ultime informazioni stimano l’avvio del reattore a fine 2019 con un costo finale di 10,9 miliardi di euro.

          Ecco.. questa è la realtà, che tra le altre cose non menziona i costi di smaltimento e decommissioning finale.. che sono completamente sconosciuti a tutti perche nessuno per ora ha mai fatto il decommissioning di una centrale nucleare.

          Incredibile invece che da tutte le parti si parli di smaltimento dei pannelli.. che sono fatti di sabbia e vetro…

          Saluti e si impegni di piu con i calcoli.. lei è laureato e io sono invece un modesto perito elettronico…

      • Signori, i vostri costi sono sottostimati
        Già nel primo commento su questo articolo ho chiarito svariati problemi delle fonti cosiddette “verdi”, ora cercherò di essere più preciso.
        Il Sole irradia una energia di circa 1366 W/mq; https://www.nasa.gov/mission_pages/sdo/science/Solar%20Irradiance.html
        tipicamente un pannello fotovoltaico ha un rendimento del 16%, per cui su ogni mq di pannello genera 218W;
        Per ogni kW occorrono quindi circa 4,5 mq di celle fotovoltaiche (il che non corrisponde all’ingombro del pannello, ovviamente) e tipicamente occorrono 7mq di pannelli per una potenza installata per ottenere 1 kW di energia elettrica.
        Ora, ammettiamo (per semplicità di calcolo) che 1 pannello costi 1000€/mq, per installare 3 kW di picco occorrono 21.000 euro e 21mq di superficie.
        Vulgata vorrebbe che questo impianto generi 3kW/h per tutta la giornata, con una produzione, quindi, di 72kW/h giornalieri, ossia 26.280kW/h anno.
        Ed in effetti, i rivenditori di pannelli, gli elettricisti e gli ambientalisti fanno questo conto per invogliare all’acquisto di detti impianti, ed ad un prezzo incentivato di 0,4cent/kW fa 10512€. Il che invoglia ulteriormente a spendere 21k€.
        I più onesti diranno che di notte il sole non c’è e l’impianto non produce, quindi quella somma si riduce della metà, i più onesti ancora diranno diranno che d’inverno produce di meno e di estate di più e ridurranno questo valore di un 40% fino a dire che in 7 anni c’è il ritorno dell’investimento del capitale e che per i prossimi 13 anni è tutto guadagno.
        Ma non è così! La potenza erogata è sempre minore della potenza erogata, di circa il 50%.
        Questa energia di picco è prodotta solo ad una condizione: che i raggi del Sole giungano a perpendicolo sul pannello, il che per un pannello montato su un tetto con un’angolazione di 20° ad una latitudine di 45° (centro-nord Italia) e perfettamente a sud (condizione rara per i tetti), il ciò avviene 2 volte all’anno e nemmeno nei giorni estivi. Il motivo è semplice, un raggio inclinato occupa più superficie e diminuisce l’energia al mq, per questo motivo d’inverno fa freddo nell’emisfero settentrionale pur se la Terra si trova più vicina al Sole: l’asse terrestre è inclinato di circa 23° (orbita e inclinazione dell’asse determinano i cambiamenti climatici).
        Non solo, bisogna considerare le perdite dei cavi e dell’inverter (tipicamente un 15-20%), la pulizia e la temperatura dei pannelli e la loro anzianità di servizio; per un rendimento totale del 10-12%.
        Come ben sapete, il Sole non è immobile nel cielo ed oltretutto se passa una nuvola la produzione cala, per cui, senza farla lunga con formule e conti, osserviamo un grafico reale di produzione di un impianto reale: COLEASF1 (https://anero.id/energy/solar-energy n.b deselezionate tutte le caselle e spuntate solo quelle relative all’impianto in questione.):
        oggi 2 maggio il picco di produzione dell’impianto con una potenza di picco installata di 180MW è stato solo di 111MW alle 10,35, rendimento max del 60%, con un andamento altalenante durante tutto il periodo di funzionamento (dalle7,20 alle 17.30). Ad occhio e croce, il rendimento totale nella giornata è stato del 20%. Hanno speso 1260 milioni di € per ottenere circa 40MW/giorno.
        In totale, su tutti gli impianti con P. installata di 2,549 MW, è cresciuta da 0 W fino alle 11,20 dove la P. generata max della giornata è stata di 1244 MW, per poi decrescere
        Basta osservare il grafico di produzione per capire un po’ di cose:
        1) che è impossibile stimare la produzione giornaliera, in quanto dipende dalle condizioni atmosferiche;
        2) è impossibile coprire un fabbisogno energetico con soli impianti fotovoltaici;
        3) che le stime di produzione sono fatte in base a medie pregresse e non sono significative per il futuro; anche la TSI varia, anche se di poco, ma per la legge dei grandi numeri una piccola variazione su grandi superfici fa la numeri significativi (un altro fattore che contribuisce ai cambiamenti climatici);
        4) che la potenza installata non equivale alla potenza erogata.
        Ora, ammettiamo che la richiesta energetica per l’impianto considerato sia di 100MW costanti per tutta la giornata (la metà della potenza di picco installata), come fa l’ente gestore ad assicurare quella richiesta?
        1) deve avere a disposizione un impianto che fornisce EE istantaneamente quando quella dell’IF è insufficiente, tipicamente chiamiamolo “gruppo elettrogeno” a idrocarburi;
        2) potrebbe dotarsi di un impianto di accumulo a batterie almeno della stessa capacità dell’energia richiesta, ma se anche queste sono insufficienti… ricorrerà al gruppo elettrogeno su menzionato.
        Quindi bisogna aggiungere i costi di dispacciamento.
        Tanto vale usare sempre il gruppo elettrogeno, risparmiando notevoli costi.
        Nel caso riportato, trattasi dell’Australia, nonostante gli ingenti investimenti in energie “verdi”, la CO2 è cresciuta da 276.218,11 kton del 1990 a 414.988,70 kton del 2016. Davvero un buon affare!!!
        (Fonte dati http://edgar.jrc.ec.europa.eu/overview.php?v=CO2andGHG1970-2016&dst=CO2emi)
        In conclusione, queste gloriose energie “verdi” non essendo programmabili hanno necessariamente bisogno di altri impianti programmabili che ne compensino le mancate produzioni dipendenti da fattori meteorologici, ossia di costi aggiuntivi in bolletta e problemi tecnici di gestione della rete.
        Il vero motivo per cui sono state propagandate non sta nell’essere “verdi” (l’energia è energia, non ha colore e non basta un aggettivo a renderla migliore o peggiore) sta solo nel vendere pannelli e pale eoliche, assolutamente niente a che vedere con la presunta “pulizia” di queste fonti.
        Come dimostrato, non si potrà mai fare a meno di una fonte programmabile e l’unica fonte programmabile che non produce CO2 (l’inquinante che si vorrebbe eliminare, che non è un inquinante) è il nucleare.
        Aggravio di costi, consumo di suolo, inefficienze varie, problematiche tecniche di rete, non sicurezza di ridurre la CO2…. e vogliamo ancora continuare a pensare di utilizzare queste cose “verdi”?
        A conti fatti non convengono e non sono la soluzione al problema che vorrebbero risolvere, solo a parole sono stupefacenti (grazie ai vari aggettivi impropriamente usati verdi, sostenibili, alternative e balle varie).
        Certo che continuando così si morirà di fame e stenti, non certo di inquinamento o arrostiti.
        Dovrebbero farsi verdi per la vergogna coloro che li hanno proposti, ma hanno avuto il loro guadagno grazie agli incentivi pagati da tutti e che hanno impoverito tutti.
        Queste cavolate verdi si stanno realizzando solo per una questione di politica, in quanto la politica è consenso e per mantenere il consenso si accontentano gli utenti plasmati di internet.
        Grazie per l’attenzione con la speranza che gli ecoelettrofili rinsaviscano (ne dubito)

          • Clap, clap, clap !!! L’unico risultato umanitario che potrebbero ottenere gli ecofanatici sarebbe l’abolizione della sedia elettrica là dove è ancora in vigore risultando impossibile farla funzionare con le rinnovabili. Vittoria di Pirro giacché tutti quanti saremmo comunque, più o meno a breve termine, condannati all’estinzione.

        • Per farla breve, però, possiamo guardare alla produzione reale annua di energia degli impianti fv esistenti, da nord a sud.
          Siamo grosso modo tra i 1000 ed i 1500 kWh annui prodotti per kWp installato.
          Poi ci mancherebbe, se serve energia a dicembre a Milano alle 7 di sera, non possiamo fare finta che vada bene così com’è l’energia prodotta ad Agrigento ad agosto a mezzogiorno.

          • Certo, ma fare un doscorso di media annua è come parlare dei polli di Trilussa: io ne mangio 0, tu due, ma in media nea abbiamo mangiato uno a testa.
            Il problema dell’energia elettrica e che una volta prodotta la si deve consumare, oppure accumulare in batterie, ma come più volte spiegato l’accumulo è inefficiente e costoso.
            Il problema lo si ha quotidianamente proprio per il fatto di non essere delle fonti programmabili, ossia non sia noi a decidere quanta energia produrre, ma ci dobbiamo affidare alle mutevoli condizioni meteo.
            Tanto vale utilizzare solo fonti programmanbili, in cui siamo noi a decidere di produrre quello che ci serve.
            Ma ormai l’era dell’afficienza è terminata, siamo nell’era della rincorsa sfrenata a tutto ciò che definiscono nuova tecnologia e costi quel che costi deve essere venduta. Ma essendo inefficiente, si usa la leva ambientale ed ecologista, temi ai quali è difficile dire di no.
            Se è per la motivazione ambiente si è disposti a spendere di più per ottenere lo stesso beneficio, e come verificato le soluzioni motivate dal tema ambiente non hanno per niente aiutato l’ambiente, anzi lo hanno peggiorato.
            E’ l’economia figlia dei piani quinquennali e delle collettivizzazioni forzate.

          • Rocco, lungi da me negare questi problemi “base”, ci mancherebbe.
            Voglio però essere meno drastico: SE fossero economici, credo si potrebbero usare proficuamente, anche con l’intermittenza.
            Dopotutto, anche il nucleare non è “programmabile” in senso stretto: in sostanza deve andare sempre, che ne si abbia bisogno o no.
            Quindi va bene usarlo per il carico di base, e si usano sistemi di accumulo, come ripompare in alto l’acqua dei bacini idroelettrici.
            Immagino che si potrebbe ragionare in modo simile anche col fv, almeno per una parte.

          • DavideV8, di soluzioni ve ne sono infinite, ma a quale problema?
            la riduzione della CO2? ma questo è un falso problema.
            E poi, qualsiasi soluzione ha i suoi pregi ed i suoi difetti.
            I bacini idroelettrici hanno come contro la geologia e lo spazio necessario e non dimentichiamoci catastrofi come il Vajont.
            In questo sito, un algoritmo suggerisce i bacini idroelettrici da costruire, su case, autostrade, espropriando campi coltivati, purtroppo la geografia non è sempre a favore dei nostri voleri.
            https://nationalmap.gov.au/renewables/#share=s-oDPMo1jDBBtwBNhD
            Ma tutto sommato, questa energia elettrica in più a cosa ci serve?
            Per memorizzare i selfies e questi commenti in data center che consumano come nazioni intere?
            Ecco, una soluzione potrebbe anche essere eliminare internet, o meglio lasciarlo solo nel campo scientifico in cui è nato.
            E non è una novità che grazie ai social si sono diffusi fenomeni deevastanti tra cui le fake news come appunto la lotta ai cambiamenti climatici.
            Ma nonostante i lati oscuri e negativi, ci sono coloro che in nome della tecnologia sono disposti a farsi impiantare chip celebrali ed inseguire il sogno transumanista.
            Purtroppo a falsi problemi si propongono false soluzioni, come appunto le batterie al litio per ridurre la CO2.

          • Il problema è semplicemente la produzione di energia.
            E per me serve e ne servirà sempre di più. L’energia abbondante ed economica è fondamentale per il benessere e lo sviluppo.
            Soluzioni “perfette” oggi non ce ne sono: ognuna ha i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi (nucleare incluso).
            Quindi mi pare giusto valutare tutto senza pregiudizi.

        • I costi dei pannelli sono completamente errati, attualmente il costo è di circa 0.8€ al watt quindi un pannello di 3kw costerebbe 2400€ non quasi un decimo di quello che dici tu, controlla su ebay

      • Lei invece ha torto .. perche i 1250 kWh per ogni kW installato è l’energia prodotta al contatore e cioè al netto delle perdite.. cioè è l’energia utile… e questo al Nord Italia.. perche se il conto lo facciamo al centro po al sud la produttivita sale ulteriormente.

        Poi si informi.. al kWp i pannelli oggi costano molto meno di anni fa e i 2000 euro da lei indicati possono essere il costo per l’utente finale che si fa un impiantino da 3 Kw e NON il costo di una nazione che voglia investire in grandi centrali fotovoltaiche. ( Su Ebay ci sono i costi.. )

        Il consumo di 20 kWh/100 km è quello dell Tesla.. non il consumo medio… una Hyundai Kona consuma meno di quanto ho stimato io…

        E nonostante le sue correzioni errate ha rilevato comunque anche lei una stima di 160 miliardi di euro e non 3000 !!! Battaglia ha sbagliato , anche che considerando i suoi conti, di 20 volte!!! sono calcoli spazzatura come le sue considerazioni.

        40 Centrali nucleari costerebbe molto di piu di 160 Miliardi di euro… e molto molto di piu di 64 miliardi che è la cifra vera x produrrre quell’energia da fonte FV.

        La centrale di III generazione di Olkiluoto in costruzione dal 2005 in Norvegia ha una stima di costi iniziale di 3,2 miliardi, aggiornata al 2009 a 5,3 miliardi e tuttoggi non è ancora terminata e i costi sono sconosciuti.

        La centrale di Flamanville in costruzione in francia no n va meglio…copio e incollo da wikipedia :

        La fine dei lavori era prevista per il 2014, con un costo stimato di 5 miliardi di euro, successivamente il costo e le tempistiche di completamento sono notevolmente aumentate. Le ultime informazioni stimano l’avvio del reattore a fine 2019 con un costo finale di 10,9 miliardi di euro.

        Ecco.. questa è la realta, che tra le altre cose non menziona i costi di smaltimento e decommissioning finale.. che sono completamente sconosciuti a tutti perche nessuno per ora ha fatto il decommissioning di una centrale nucleare.

        Incredibile invece che da tutte le parti si parli di smaltimento dei pannelli.. che sono fatti di sabbia e vetro…

        F.

      • Il kWp FP installato costa meno di 1.000€ installato. (Materiale 650-700€).

        Impianti grandi sono molto più economici. La kWh di FV costa in grosso modo 2 (due) centesimi.

  12. La civiltà occidentale non è nata nei paesi scandinavi e nordopei, ma grazie a loro potrebbe finire. Prescindo dall’assoggettamento di costoro all’islam in nome della correttezza politica e mi limito al nostro tema. Leggo che nella gretinissima Svezia sta prendendo piede la moda del “flygskam” ovvero la “vergogna di volare”. Tanti gretini mettono in rete un selfie che attesta il loro viaggio in treno come da comandamento gretino, onde non rischiare un processo da parte della nuova inquisizione ecogretina. Presumo rinuncino per sempre ai viaggi transcontinentali giacché le navi non sono certo seconde agli aerei in quanto ad emissioni, e vabbè ! Contenti loro ! Questo mentre ad Amsterdam (non per niente li hanno chiamati Paesi Bassi, con chiaro riferimento al I.Q.) hanno varato un piano di drastica riduzione dei parcheggi perché tutti, ma proprio tutti, paraplegici ed amputati di arto inferiore compresi, usino la bicicletta. Per la serie: i cretini (con la C, strameritata) non dormono mai, e siccome abbondano anche da noi aspettiamoci analoghe iniziative ecocretine.

  13. LA ZECCA, LA MUCCA ED IL BUON PASTORE
    Può mai vivere una zecca senza succhiare il sangue alla produttiva mucca?
    Il buon pastore 2.0 aveva una fattoria ereditata dal padre, con tante mucche ed altri animali domestici, produceva tanto e dava da che vivere a lui ed alla sua famiglia.
    Il pastore 2.0 era sensibile al creato e gli dispiaceva vedere morire gli animali.
    Un giorno vide una zecca sulla mucca, ma non fece niente, anche se la zecca nell’economia aziendale non serve a niente la lasciò vivere sulla pelle della mucca.
    Si dispiaceva ad ucciderla, in fondo era anche lei una creatura vivente, faceva parte dell’ecosistema.
    Ma la zecca più stava e più succhiava il sangue della mucca e degli altri animali della fattoria e si moltiplicava, moltiplicava tanto da superare il numero delle mucche produttive e facevano rete.
    Una rete globale in cui accusavano le mucche di distruggere il loro ambiente mangiando i fili d’erba.
    Il pastore 2.0, sempre connesso, leggeva i post sempre più arrabbiati delle zecche, era indignato, doveva fare qualcosa.
    “Possibile che queste mucche non abbiano rispetto dell’ambiente? Mangiano tutta questa erba privando le povere zecche dei loro fili d’erba ed in più defecano ovunque, sono proprio delle sporcaccione, inquinano tutti i prati, devo prendere provvedimenti, altrimenti le zecche periranno”
    Ed allora iniziò a bastonare le mucche, con la buona intenzione di insegnargli a non inquinare.
    “Dovete defecare solo nel bidone marrone, non dove volete voi”
    E quando una defecava fuori dal bidone, il buon pastore 2.0 la bastonava di santa ragione e gli impediva di mangiare l’erba fresca.
    “Così imparerai le buone pratiche ecologiche, devi rispettare l’ambiente in cui vivi, è il nostro ambiente non solo il tuo e non puoi permetterti di fare i tuoi porci comodi!” rimproverava loro.
    Nel frattempo le zecche proliferavano e le mucche deperivano.
    Più i giorni passavano e più sangue succhiavano, ed il pastore, per mantenere la sua famiglia pretendeva sempre la stessa produzione dalle mucche, ma le mucche non riuscivano ad accontentarlo.
    Non potevano mangiare l’erba e le zecche succhiavano il loro sangue, il buon pastore 2.0 le teneva sempre nella stalla, ma con una connessione 5g, così le mucche potevano vedere un ambiente virtuale e non soffrire di nostalgia.
    E nella stalla la temperatura cresceva, si sudava ed il buon pastore installò delle ventole per raffrescare il locale.
    Ed allora penso di dare loro la biada di fattorianza, il minimo indispensabile per non farle crepare, pensava così di accontentare lui, le zecche e le mucche.
    Per un po’ di tempo funzionò, ma le zecche continuavano a crescere ed a succhiare sempre più sangue ed il buon pastore 2.0 mungeva ancor di più per sostenere i costi della connessione ultraveloce e del sistema di raffrescamento. Passò dal 19%, al 22% fino al 26%.
    Le povere mucche si ridussero pelle ed ossa, ma ciò non importava al buon pastore, nel suo cuore vi era il benessere di tutto il creato e la tutela del prato; non si rendeva conto che la fonte del suo sostentamento stava deperendo.
    Un giorno, come tutte le mattine, il buon pastore con il suo secchiello aprì le porte della stalla e vide tutte le mucche accasciate a terra, respiravano a fatica ormai esangui.
    “vedete cosa avete combinato? questa è la fine del mondo, questo caldo terribile è colpa vostra, è stato la vostra ingordigia e la vostra mancanza di rispetto per il pascolo”
    Le zecche, previdenti, si spostarono nel prato, appollaiate sui fili d’erba in cerca di qualche altro animale da parassitare.
    Il buon pastore 2.0 era disperato, ora non aveva più nè mucche, era rimasto senza sostentamento, senza latte per i suoi figli e gli rimaneva solo il prato con le zecche.
    Decise, allora di brucare l’erba per sopravvivere, ma come entrò nel prato le zecche gli saltarono addosso e lo parassitarono.
    Non passò molto tempo che anche il buon pastore 2.0 rimase senza sangue e morì, e con esso i suoi figli.
    La produttiva fattoria ereditata dal padre, che ammazzava le zecche, andò in rovina e non essendoci più nè animali, nè buoni pastori da parassitare, morirono anche le zecche.
    Chi ha orecchie per intendere intenda!
    Di Rocco C.

    p.s. chissà se una piccola Pippicalzelunghe leggerà questo racconto e prenderà a cuore le sorti delle povere mucche produttive.

    Riproduzione e diffusione consentita solo a coloro che si battono per la salvezza delle fattorie produttive, delle mucche e dei saggi pastori antiparassiti.

    • Complimenti Rocco, é riuscito a sprecare migliaia di parole per ripetere quanto é stato sintetizzato tanti anni fa: “si stava meglio quando si stava peggio”. Che commento illuminante…

      • ritenta sarai più fortunato, non hai compreso il messaggio
        ahahahahah
        le metafore sono troppo ardue per chi ragiona con la pancia 😉

        • Rocco, non lo scopriamo oggi. Una volta anche i bambini facevano il tifo per il Terzo dei porcellini che si era costruito la casa in muratura, oggi ci sono adulti che tifano per il Primo che se l’era fatta di paglia perché assolutamente ecosostenibile. Oppure tifano per le zecche della sua favola. Non rimpiangiamo di sicuro i tempi in cui si stava peggio, ma di sicuro non sempre stare meglio vuol dire anche ragionare meglio.

        • Rocco, guardi che l’ho capita e ribadisco la mia interpretazione. Lei pensa che il pastore 2.0 si sarebbe dovuto comportare come il padre, che uccideva le zecche. Io penso che l’umanitá abbia dimostrato di saper fare molto meglio dei propri padri. Certo, ci vuole granu salis e soprattutto dei politici illuminati.

          • Un piccolo passo avanti è stato compiuto, ma la meta è ancora molto lontana, come dicevo è una metafora il cui senso è aldilà del significato letterale.
            Ma oggi mi sento buono, le do un aiutino: chi rappresenta il buon pastore nella realtà?
            Buona riflessione 🙂

          • Rocco, immagino il pastore sia Greta o in generale gli ecologisti. Ma io non credo debba essere una ragazzina a guidare le politiche energetiche mondiali (o la stalla, nel suo esempio). Lei solleva temi (giusti ma molto complessi). Sta alla politica e agli scienziati trovare risposte ragionevoli a questi temi. Ma non si stava meglio quando si stava peggio!

          • No, caro Andrea, il pastore non è Greta e nemmeno gli ecologisti. Quelli sono altri animali.
            E la stalla non sono le politiche energetiche mondiali.
            Ritenta ancora, però questo è l’ultimo tentativo, se non ci arrivi da solo non lo spiegherò. Mi aspetto solo di dirti “bravo, lo hai capito finalmente!”
            🙂

  14. Un auto elettrica consuma solo 15kw/h per percorrere 100km, forse non ci rendiamo conto che la cosa più importante per un auto è il motore e la sua efficienza e non il serbatoio. Il motore di un auto elettrica converte in movimento il 95% dell’energia contro il modesto 20% di un auto a combustibile. https://youtu.be/_WgF0cgNGYY

    • la cosa più importante è tutto il ciclo, dalla produzione allo smaltimento.
      Quindi nel calcolo complessivo del rendimento deve considerare la bassissima densità energetica delle batterie che è di 0,54–0,72 Mj/kg, contro i 50 del metano, ad esempio.

  15. Ho sentito dire che in inverno il maggior contribuente alla polluzione sono i riscaldamenti dei palazzi nelle zone altamente abitate.

    • Pellet e biomasse (incentivati fiscalmente perchè “rinnovabili”) sono la principale fonte di polveri sottili.
      https://aspoitalia.wordpress.com/2015/12/30/inquinamento-il-colpevole-nascosto/
      https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/12/21/pm10-le-caldaie-le-principali-responsabili-dellinquinamento/?refresh_ce=1

    • ed anche i depositi di materiale proveniente da raccolta differenziata che bruciano al ritmo di 2 a settimana. Materiale plastico che non si può riutilizzare in alcun modo se non bruciandolo o interrandolo in discariche e che noi laboriosamente ed al costo di salate tariffe e multe raccogliamo per il benessere dell’ambiente, della salute e per la salvezza dell’orso polare.
      http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2018/10/18/costa-300-incendi-di-rifiuti-in-3-anni-ce-qualcosa-di-strutturale_868ab806-e7ca-4994-9a57-8f18508fc21b.html
      Però questi non inquinano, sono roghi di materiale ricilato da raccolta differenziata indispensabile all’economia circolare.
      Inquinano solo nei termovalorizzatori, ossia in combustioni controllate e con fumi filtrati, dove si ricava anche dell’energia sia elettrica che termica.
      La restante plastica raccolta differenziatamente, la spediamo nei paesi del terzo mondo e poi…. la ritroviamo nel ventre delle balene.
      Magie dell’economia circolare e del virtuoso ciclo dei rifiuti made in Nimby.

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