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Mattarella tifa per il Conte-bis

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Altri uomini, altri tempi. Possibile che al Quirinale nessuno ricordi al Presidente Mattarella la storia delle due comari? Eppure è istruttiva per risolvere la rissa che va avanti da sei mesi tra i Vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, le comari di questa sgangherata maggioranza. Mentre, negli anni ’80, le comari erano Rino Formica, socialista, ministro delle Finanze, e Beniamino Andreatta, titolare del Tesoro, professore a Oxford e pupillo di Aldo Moro. Se ne dissero di ogni solo per qualche settimana, dopodiché Sandro Pertini convocò Spadolini intimandogli di placare lo scontro. Non riuscendoci, con grande senso dello Stato si dimise, mettendo fine al suo governo. E quello passò per il governo delle comari.

Certo Giuseppe Conte non è Giovanni Spadolini, che fu tra l’altro direttore del Corriere della Sera e Presidente del Senato. Ma oggi è un mistero il perché Mattarella sia così silenzioso, quasi sopraffatto dalla litigiosità dei due Vicepremier, limitandosi a sussurrare ai quirinalisti di famiglia qualche pensiero. Resta plastica l’immagine del Consiglio dei Ministri di mercoledì scorso, quando in pompa magna sembrava si dovesse approvare una inutile e forse dannosa riforma della giustizia. Un manipolo di ministri, qualcuno anche con una certa storia personale e per questo mesti e isolati, come Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi, sono rimasti sequestrati per quasi dieci ore nella Sala del governo mentre quattro di loro (Di Maio, Bonafede, Salvini e la Bongiorno) giocavano a rincorrersi nelle sale del Palazzo per trovare un’impossibile intesa.

Conte, avvocato degli italiani ma incurante delle critiche di penalisti e civilisti, non è stato preso in considerazione neanche per dirigere il traffico, funzione in cui dà il meglio Rocco Casalino. Stremati, verso le 22, il gruppetto dei ministri abbandonati nel bunker ha chiesto del cibo. Lontani i tempi in cui arrivavano i piccoli toast di Ronzi & Singer, storico bar a Piazza Colonna, i cosiddetti “Ministri del cambiamento” si sono avventati su pacchetti di crackers e su merendine preconfezionate. In questo degrado di forma e di sostanza, viene da chiedersi: perché mai Sergio Mattarella non interviene con la sua autorità morale, unanimemente riconosciuta? E perché Salvini non stacca la spina? Quest’ultimo di cosa o di chi ha paura? Ha ragione a temere, se non si sbriga. Troppi potentati internazionali vedono in lui il nemico da abbattere per mettere ordine in un’Europa sfasciata. Il suo tentennare alimenta i sospetti più inverosimili che qualche buontempone, prima o poi, rilancerà.