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“Missili russi in Polonia”: cade il velo sui cacciatori di bufale

L’Associated Press licenzia il reporter “fonte” della notizia sui missili russi. Ma fa una figuraccia

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Si dice che una escalation militare, e addirittura un incidente nucleare, possa oggi avvenire per un semplice errore. Ma che esso possa avvenire per un errore nella comunicazione nessuno lo aveva forse messo in conto fino in fondo. Soprattutto se in quell’errore c’è molta sciatteria e una quota non irrilevante di ideologia.

L’episodio della notizia diffusa dalla più grande agenzia di stampa occidentale, che voleva un missile caduto in territorio polacco (causa di due vittime civili) come russo, si presta a non poche considerazioni. Prima di tutto l’agenzia coinvolta, che è la Associated Press, è la più grande del mondo, capace con un semplice “lancio” di raggiungere ogni angolo della terra, in un vortice virale che coinvolge il più sperduto villaggio del pianeta così come le centrali del potere politico e morale internazionale. Il fatto poi che questa agenzia si sia dotata di meccanismi di controllo sofisticatissimi per evitare le cosiddette “fake news” e poi in in meno di dieci minuti avvalori in una chat interna una notizia non verificata, e la “lanci” senza altri controlli, la dice lunga sul valore sia della retorica della serietà, che spesso viene fatta propria da chi serio non è ma vuole giocarsi questa arma nella lotta politica, sia sul tasso di ideologismo che offusca la mente oggi dei reporter e di tutti gli operatori medi della comunicazione. E che mal non sarebbe se offuscasse solo la loro di mente e non causasse, come invece avviene, effetti dirompenti sulla vita civile e politica e, in questo caso, per fortuna solo tendenzialmente, persino sull’equilibrio nucleare mondiale.

Siamo infatti sicuri che se la fonte avesse da subito assegnato alla contraerea ucraina il missile precipitato in territorio polacco, tutte le accortezze del caso non sarebbero state usate e la notizia sarebbe stata divulgata con la stessa poca accortezza e prudenza? Nel circolo mediatico internazionale infatti, in questo momento, l’Ucraina rappresenta il Bene in senso assoluto, quasi ontologico, metafisico, cioè a prescindere. Che poi tutta la tematica delle fake news o bufale sia a sua volta una bufala è evidente sol se si usasse un po’ di spirito critico: può mai parlarsi di falsità totale o parziale di una notizia in un’epoca in cui è la notizia stessa che viene costruita, resa visibile o al contrario occultata, presentata in un modo o in un altro, e in casi come questo addirittura inventata di sana pianta?

La verità è che le fake news, o le cattive interpretazioni, sono sempre esistite, quasi come un contraltare inevitabile alla “verità” che cerchiamo e che comunque non potrà mai essere per noi totale o definitiva. Il pensiero critico e l’umana razionalità non esisterebbero se non ci fossero le fake news: e i sofismi esistono solo come la continua e sempre imperfetta loro confutazione. Senza i sofisti con cui dialogava nella piazza di Atene, e le cui tesi con solidi argomenti confutava, anche Socrate sarebbe stato un disoccupato insoddisfatto (e per di più sotto le grinfie a casa della terribile moglie Santippe).

Fa ridere considerare le fake news come se siano le notizie semivere o false e non il modo in cui sono costruite, impaginate, lanciate, ingigantite o nascoste, una vera e propria costruzione della notizia, e quindi della realtà, che come in questo caso è una vera e propria invenzione.

Corrado Ocone, 24 novembre 2022