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Olimpiadi: chi è Kimia, l’atleta che ha sfidato gli ayatollah

Kimia Alizadeh
Kimia Alizadeh

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Come la storia ci insegna e ci ha insegnato, nell’antichità le Olimpiadi rappresentavano cinque giorni di pace assoluta fra le genti, cinque giorni durante i quali gli atleti, che poi erano gli stessi soldati che fuori da quella bolla temporale si scannavano senza pietà, gareggiavano fra loro per dimostrare chi era il più forte, preparato o abile nella corsa o nell’uso delle armi, senza però inutili spargimenti di sangue.

Pierre de Frédy, barone di Coubertin, chiamato solitamente Pierre de Coubertin, il papà delle olimpiadi moderne che visse a cavallo fra il 1800 e il 1900, periodo durante il quale guerre piccole e grandi, rivoluzioni, rivolte e pogrom erano all’ordine del giorno, aveva probabilmente in cuor suo il desiderio di riesumare quella famosa bolla temporale di pace, o meglio, di cessate il fuoco fra i popoli della Terra.

Se da una parte è vero che nel tempo la sua idea, cioè le Olimpiadi, è diventata un grande spettacolo sportivo che riunisce atleti provenienti da ogni angolo di mondo, dall’altra, e questo è sotto gli occhi di tutti, la ricerca di dialogo e pace fra le genti e comportamenti integri nello spirito olimpico è stata un vero fallimento.

Politica (e terrorismo) alle Olimpiadi

La politica è entrata nello sport e l’ha strumentalizzato al punto che certi episodi sono passati nella storia, come ad esempio le Olimpiadi di Berlino del 1936 che furono organizzate come una grande celebrazione del regime nazista, con Hitler che si rifiutò di premiare Jesse Owens, atleta afroamericano originario dell’Alabama, che il 3 agosto vinse la medaglia d’oro nei cento metri, il 4 agosto nel salto in lungo e il 5 agosto nei 200 metri e infine, il 9 agosto, la sua quarta medaglia d’oro nella staffetta 4×100. Quest’ultima era una gara a cui Owens, per assurdo, non era nemmeno iscritto. Furono i dirigenti della delegazione USA che decisero di non far partecipare due atleti ebrei a causa delle pressioni dei nazisti. Con tanti saluti allo spirito olimpico e alla pace fra le genti.

Per non parlare poi del massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco 72, ricordati con un minuto di raccoglimento solo dopo quarantanove anni e solo dopo un altro minuto di silenzio per le vittime del COVID. Praticamente due minuti di silenzio nella stessa occasione, dove il raccoglimento per le vittime della pandemia è stato sottolineato con grande enfasi da tutti i media del mondo, mentre il minuto di silenzio per le vittime di Monaco è passato, scusate il gioco di parole, sotto silenzio.

La storia di Kimia

La storia che voglio raccontare in quest’articolo, è però quella di Kimia Alizadeh, la prima donna iraniana che in assoluto è riuscita a vincere una medaglia olimpica alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016.

Kimia Alizadeh che è una taekwondoka di altissimo livello internazionale, tornata a Teheran si è vista scippare la sua medaglia dal regime degli Ayatollah che l’ha costretta a dedicarla ai “martiri del tempio”, ovvero a quei combattenti che per ordine del regime andarono in Siria a difendere Assad e dove trovarono la morte.

Questa entrata a gamba tesa del regime nella vita dell’atleta, che pure aveva festeggiato il suo successo a Rio abbracciando la bandiera iraniana, ci sono diverse fotografie a testimoniarlo, ha probabilmente creato un moto di reazione in lei al punto che si è fatta riprendere in alcune fotografie insieme al marito e senza velo. Questa protesta le è costata la squalifica da qualsiasi competizione e l’ha costretta a scappare e chiedere asilo politico in Germania.

Negli ultimi quattro anni il regime ha fatto tutto ciò che poteva per distruggere la sua immagine, anche passare la notizia che la donna era rimasta vittima di un infortunio non curabile.

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barbara
barbara
28 Luglio 2021 21:51

E dai, basta con la bufala che Hitler non avrebbe premiato (o salutato con la stretta di mano, a seconda delle diverse varianti della leggenda) Owens, o che addirittura se ne sarebbe andato per non doverlo fare! Hitler NON premiava e NON salutava personalmente i vincitori, e ha salutato con un cenno della mano Owens quando è passato davanti alla tribuna d’onore. Chi lo ha detto? Owens, pensa un po’.

Fabio Bertoncelli
Fabio Bertoncelli
28 Luglio 2021 15:13

Riassumendo:
1) Se una donna desidera indossare il velo, deve essere libera di farlo (anche se a me dà fastidio…).
2) Però il volto deve rimanere scoperto.
3) Se una donna NON desidera indossare il velo, deve essere libera di farlo, perfino in Iran o al Polo Sud.

Maria B.
Maria B.
28 Luglio 2021 14:22

Chissà perché l’autore che citi si è limitato ad una feroce critica del cristianesimo e non si impegnato, con la medesima intensità, sull’islam.
Fissazione, paura!?
Chissà perché si nasconde il fatto che il successo dell’islam nel mondo è legato a guerre di conquista, con la sola opzione di conversione onde evitare schiavitù, morte o se si sentivano clementi farti mantenere la tua religione dietro il pagamento di tasse esorbitanti!
Quasi fino a metà ottocento le coste meridionali erano flagellate dai pirati barbareschi con base in Turchia.
E il genocidio degli armeni!?
Potrei andare avanti all’infinito, ma so che con te non ne vale la pena.

Franco
Franco
28 Luglio 2021 13:45

Rispondo qui ai tanti commenti (molti in realtà soltanto insulti degni del peggiore ultra conservatorismo cattolico di destra): studiate, informatevi, non guardate soltanto i filmetti americani col terrorista brutto e barbuto che lancia granate a chi non si mette il burka!
I musulmani sono più di un miliardo.
Leggete “Storia criminale del cristianesimo” di Karlheinz Deschner e imparerete tante cosucce.

A Fabio (l’unico in grado di esprimersi con atteggiamento civile e democratico) rispondo:
Le tue sono domande retoriche perché hanno come presupposto un interlocutore integralista-talebano (una esigua minoranza)

Maria
Maria
28 Luglio 2021 11:08

Su you tube si trovano molti video di donne musulmane che mostrano e indottrinano come indossare il velo, ma vi é un particolare son tutte benestanti e vivono in europa o in america dove vi é libertá anche se vi son casi come quelli della giovane Saman. Ma non se ne trovano di video tutorial di donne che sono prigioniere e sottomesse su come indossare il velo.

Marco
Marco
28 Luglio 2021 10:37

Cari Porro e company; sbaglio o non ho letto nessun vs. Commento alla vicenda di Grafica Veneta, nel meraviglioso Veneto Leghista, dove sfruttavano schifosamente i lavoratori…. galera e ancora galera

Vispo
Vispo
28 Luglio 2021 10:26

L’esatto opposto di quell’omuncolo che si è ritirato dalle olimpiadi per non dover affrontare un atleta israeliano. Ora immaginate i titoli di certi giornali se fosse accaduto l’opposto.

Franco
Franco
28 Luglio 2021 9:13

“il velo….. che invece si tratta di un simbolo di sottomissione che in troppe parti del mondo viene indossato non per scelta ma per obbligo” farnetica Sfaradi.

Hai mai parlato con una ragazza musulmana? Una studentessa universitaria emancipata e che tiene il velo sulla testa? Esistono! A milioni.
Pensate alle catene di altre religioni (quelle che vi cacciano in testa i sensi di colpa con le buone maniere e le figurine rassicuranti)

E informatevi meglio.