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Perché Nash e Calvino stanno con Assad

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Italo Calvino, probabilmente senza saperlo, scriveva ciò che quel geniaccio sregolato di John Nash teorizzò come suo equilibrio (prima matematico e poi economico) e che gli valse il Nobel per l’Economia: “a volte nella vita non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio”.

Entrambi ci dicono molto su come ci dovremmo oggi comportare con Assad, il dittatore siriano. In fondo i grandi non fanno altro che scrivere in bella copia ciò che ci ha insegnato il buon senso delle mamme.

Cosa c’entra tutto ciò con la Siria è presto detto.

Il “meglio”, come è ovvio, è che in quell’area così importante per la nostra storia e così vicina alle nostre coste ci fosse un sistema politico funzionante, che garantisse libertà e ricchezza. La circostanza che in Occidente ciò coincida con la democrazia è un fatto e anche una contingenza della storia che diamo per acquisita.

Il problema è che giornalisti informati, politici sgamati e opinionisti di tutto il mondo stanno dimenticando Calvino e soprattutto, come talvolta avviene, stanno confondendo i propri desideri con la realtà. L’alternativa ad Assad non è una sana democrazia occidentale, ma un regime, che nel migliore dei casi, sarebbe in mano ai Fratelli Musulmani e nel peggiore a qualche costola dell’Isis.

Assad non è il meglio, ma ci permette di evitare il peggio. La situazione attuale è quella di un equilibrio di Nash, in cui siamo tutti prigionieri e dobbiamo comportarci con razionalità.

Il pensiero dominante purtroppo tira per un altro verso.

Prendiamo il recente massacro dei bambini addirittura con bombe chimiche (inizio aprile) a Khan Sheikhoun, città occupata dai ribelli e di cui Assad è stato, con poche riserve, subito accusato. E che ha provocato la dura reazione di Trump.

Su tutti i giornali le prime pagine hanno mostrato le foto dell’orrore e articoli di sdegno verso un colpevole, Assad, solo presunto. Patetici circoletti di star italiane si sono svegliate all’alba per mostrare il proprio sdegno con foto sui social per ricordare la strage dei bambini.

Come se quella fosse la prima e come se quell’alzataccia servisse a qualcosa se non a rinverdire la dimensione sociale di gente più impegnata al trucco e alla vodka tonic che alla lettura dei giornali.

Passano un paio di settimane e questa volta i ribelli anti Assad con un’auto bomba, mascherata da auto amica, uccidono almeno cento profughi (di cui una settantina di bambini) che secondo un accordo di tregua sarebbero dovuti andare in una zona sicura.

Una strage anche più vasta e odiosa: pare che sempre i bambini fossero in quel momento attirati nella trappola dalla distribuzione di cibo ad hoc per loro.

La guerra è la guerra e fa sempre schifo. Ma in questo caso nessuna prima pagina, pochi approfondimenti, nessuna foto di piccoli corpi straziati. Se non quella di pochi fotografi eroi che più che scattare foto, sono scattati a salvare il salvabile in quella carneficina.

Il punto è proprio questo e non è moralistico. Cosa conviene al mondo occidentale? Di ciò che conviene a quello orientale, sarebbe meglio farlo stabilire a loro. Ma è certo che a noi conviene evitare il “peggio”, prima di perseguire un favoloso “meglio” che davvero non è dato conoscere.

Calvino e Nash oggi preferirebbero Assad all’Isis? Non possiamo dirlo, ma il buon senso certamente sì.

Nicola Porro, 17 aprile 2017