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Quando Guareschi attaccò comunisti, intellettuali e Chiesa - Seconda parte

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Naturalmente è bene precisare che questi giovani nuovi sono democristiani di sinistra e, anche fisicamente, appartengono a un tipo tutto particolare che fa pensare a Monsignor Capovilla o al futuro Papa Montini: testa quadra su collo magro, capelli corti a spazzola, occhiali. Qualcosa che sta fra il pollo spennato e il rapace. Sono giovani preparati, che hanno il taglio perfetto del funzionario di partito. Sono scaltrissimi nelle schermaglie verbali: parola facile, citazioni pronte, ogni obiezione prevista e studiata. Allevati amorosamente dai vecchi democristiani, disprezzano i vecchi democristiani e, poiché è stato creato nel partito l’«apparato» ed essi costituiscono l’«apparato», aspettano il momento giusto per fare piazza pulita. Per loro, i vecchi hanno commesso soltanto degli errori (chi non ricorda il famigerato congresso DC di Firenze e la rude invettiva contro il vecchio Segni del giovane «testa quadra» Celso De Stefanis?). «Noi – affermano – siamo il vero anticomunismo». Così come i giovani nuovi del PCI dicono «Noi siamo il vero comunismo» e (vedi quanto sta succedendo in Emilia) liquidano a pedate i vecchi comunisti occupando i loro posti di comando. I giovani nuovi della DC sembrano fatti con lo stesso stampo dei giovani nuovi del PCI. In fondo vogliono le stesse cose: statalismo; abolizione della proprietà (degli altri); regionalismo; abolizione dell’iniziativa privata; abolizione del segreto bancario; abolizione della libertà di stampa; abolizione delle barriere tradizionali del sesso.

A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare: «Ma a te, che cosa importa? Sei forse un vecchio notabile della DC, o un vecchio capocellula del PCI?».

Ed ecco il nocciolo della faccenda: i giovani nuovi della DC e del PCI hanno fatto un ragionamento elementare: «Dato che Unione Sovietica e Stati Uniti si metteranno presto (se già non lo sono) d’accordo per dividersi il dominio della vecchia Europa, perché noi comunisti e democristiani non dovremmo accordarci per dividerci il dominio dell’Italia?». E così, i giovani nuovi della DC e del PCI stanno concludendo l’edificazione del regime. Naturalmente, il progetto non è di ieri ed è da un bel pezzo in attuazione in entrambi i campi: politico e religioso.

L’apertura a sinistra ha sdrammatizzato il marxismo: il diavolo non è brutto come lo si dipinge. Tanto più che Nenni, in fondo, è un buon diavolo. Da Nenni ai comunisti, il passo è breve. Inoltre, avendo i socialisti come intermediari, si può fare, coi comunisti, una società che non dia troppo nell’occhio.

Contemporaneamente si apre a sinistra anche in campo religioso: e mentre, da una parte, si tende a trasformare la Scomunica in un inutile pezzo di carta e si aprono le braccia ai preti russi, funzionari dello scomunicato regime sovietico, da parte moscovita si apre la gabbia a qualche vecchio vescovo imprigionato e, così, si fa anche una carezza a Kennedy che è cattolico, e si distrugge il mito della famosa Chiesa del Silenzio. Non si riesce a capire, a proposito, come l’Autorità competente abbia permesso la Mostra di piazza Pilotta a Roma. Visitandola, si leggono con angoscia le amare parole del Vescovo ucraino Shor Monczack: «Nell’Oriente non c’è Chiesa del Silenzio, ma la Chiesa del Martirio che non parla ma grida col suo martirio. Chiesa del Silenzio c’è nell’Occidente dove le genti godono del lusso e dimenticano i loro fratelli».

Il lavoro di preparazione è accurato: da una parte con l’apertura a sinistra, dall’altra con la «depacellizzazione», si stanno confondendo tremendamente le idee della gente. Quando la confusione avrà raggiunto l’intensità sufficiente, avremo il trionfo completo e clamoroso del regime e non potremo nemmeno raccomandarci l’anima a Dio per non correre il rischio d’essere accusati di eresia. Il momento si avvicina. Non per niente, col beneplacito e i quattrini della Autorità Religiosa, hanno commissionato un film sul Vangelo a Pier Paolo Pasolini.

Giovannino Guareschi, Il Borghese, 28 febbraio 1963