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Quei soloni di sinistra che non vogliono la flat tax

Ricevo questa interessante lettera di un nostro commensale e ve la propongo.

Gent. Nicola Porro, lunedì 8 luglio ho avuto modo di sfogliare l’inserto del Corriere della Sera “l’economia”. A pagina 4 vi è un intervento di Enrico Maria Ruffini, (anche se credo si tratti di Ernesto ex direttore di AdE) che va contro l’ipotesi flat tax. Oltre al solito approccio, questo sì fascista e forcaiolo, di chi riveste o ha rivestito incarichi in AdE, c’è la bocciatura con tanto di tesi rispetto alla tassazione piatta o flat tax, magari mettendo in dubbio ciò che già esiste. Come è noto adesso esiste il regime dei forfettari: a seconda di categorie suddivise per codici attività, sul fatturato si calcola una base imponibile secondo delle % stabilite sempre a seconda della categoria, e su quella detratti i contributi previdenziali si calcola il 15% di tassazione. Un professionista che fattura 30.000, ha un coefficiente del 78%, e quindi su 23.400 detratti i contributi previdenziali (casse o inps) e calcola il 15% di irpef, senza l’obbligo di dimostrare le spese sostenute, senza l’obbligo di avere la contabilità e studi di settore oggi ISA. Non bisogna dimenticare che, chi adotta questo regime non ha diritto ad altra detrazione su familiari a carico e personali (spese mediche ecc. ecc.).

Premesso questo vengono le questioni di principio. Nel corso degli ultimi anni si sono susseguiti vari dossier di revisione della spesa, da Giavazzi fino a Cottarelli, eppure mai è stata affrontata la questione, portando quindi l’attenzione sulla mancanza di coperture e sul costo della riforma e sulla sempre presente evasione fiscale. Un’altra critica viene mossa perché non rispetta la progressività delle imposte e quindi il voler premiare i ricchi. Insomma una nazione che si fonda sul lavoro (devo sempre capire che significa) crede che i ricchi sono tali per investitura feudale, e che quindi chi è più bravo attraverso le proprie capacità a guadagnare di più deve essere tassato di più, alla faccia del merito.

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