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Quelli che celebrano Primo Levi ma stanno con gli antisemiti d’oggi

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Ieri meditavano tutti che “questo è stato”, #PrimoLevi finisce in tendenza Twitter, insieme a Tempantion Island e al calciomercato, è la memoria come like collettivo. Grande occasione, il centenario della nascita dell’autore di Se questo è un uomo, una delle più straordinarie vivisezioni di quell’inferno tutto umano, progettato e perpretato dagli uomini, che è stato il lager. E tutti i benpensanti (si distinguono deputati del Pd e intellò sinistri a vario titolo) fanno a gara nel rammemorare oggi gli ebrei morti, atto mai abbastanza sacrosanto.

Peccato che oggi si comporteranno esattamente come ieri, sputando in faccia agli ebrei vivi, gli ebrei qui ed ora, in carne, ossa e luogo d’elezione, ossia lo Stato d’Israele. Non è scattata nessuna maratona social, quando recentemente l’aeronautica iraniana ha dichiarato di essere impaziente di “eliminare Israele dalla faccia della Terra”, ovvero di realizzare la soluzione finale di hitleriana memoria. Appena due settimane fa il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha ribadito che l’Iran può “cancellare Israele dalla carta geografica”, ma sui giornaloni che oggi commemorano Levi non avete trovato la notizia nemmeno nelle brevi di Esteri.

Nessuna anima bella è intervenuta sull’ennesimo scempio andato in scena pochi giorni fa in quella dépendance del fondamentalismo che è ormai l’Onu, quando 40 nazioni hanno votato una risoluzione che accusa Israele di ostacolare i diritti delle donne palestinesi (che nel Paese ebraico possono circolare liberamente, lavorare, perseguire il proprio stile di vita). Tra queste figurano l’Iran e l’Arabia Saudita, i campioni delle teocrazie sciite e sunnite, dove la donna è giuridicamente e ontologicamente inferiore, ma per il politicamente corretto planetario va bene così.

Come andò bene quando l’Unesco sentenziò che non c’era alcun legame tra il Muro del Pianto e l’ebraismo, negando burocraticamente gli ebrei di oggi nella loro stessa identità. Come va sempre bene che Hamas sfoggi come prologo del proprio Statuto la distruzione di Israele ad opera dell’islam, fedele alla lezione antisemita e totalitaria del Gran Muftì di Gerusalemme Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī, non a caso uno dei migliori alleati di Hitler.