Quell’inquietante profezia sull’Ue

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Ogni tanto i lettori di Zafferano.news e delle varie testate che pubblicano i miei scritti mi spingono a focalizzare il Cameo su determinati argomenti di attualità. Di norma io faccio lo gnorri. Curiosamente nel caso del MES la pressione è stata molto più forte del solito, allora tentai di cavarmela con un tweet ironico: “Non essendo tecnicamente preparato non ho letto nulla del MES, quindi non so nulla, ergo non mi sono schierato…”. Però non bastò: altre mail con allegate ricche documentazioni specifiche volevano spiegarmi che il MES è di facile comprensione.

Allora altro tweet, sempre ironico: “Dopo giorni di letture di giornali, di talk show, ho finalmente capito il MES: a Torino lo chiamiamo pachét. È un atto notarile, scritto, approvato, firmato dal Notaio stesso quindi operativo. Per pura cortesia costui permette al Parlamento di leggerlo e parlarne, però è inemendabile”. Pensavo di essermela cavata. Niente, i lettori non si accontentarono. Oltretutto, le recenti sguaiate risse in Parlamento in un certo senso giustificano le loro richieste. A questo punto, scrivo il Cameo, come richiesto, ma non cedo: il mio giudizio sul MES me lo tengo (onestamente penso non sia professionale ma intuitivo).

Il mio maestro Hunter Thompson suggerisce in questi casi di fare un inciso con schizzi del tuo passato: i lettori lo apprezzano. Torniamo allora al dicembre 1947, mio padre ha appena 41 anni ma sta morendo. È un mese ormai che quando torno a casa da scuola vuole che gli legga i resoconti che fa La Stampa sulla stesura finale della Carta Costituzionale. Non era d’accordo, lui operaio, sull’art. 1: voleva la “libertà” in luogo del “lavoro”. Un paio di giorni prima a mamma e a me (13 anni) ci parlò per l’ultima volta, ovviamente di politica (la parola fascismo la imparai subito dopo le prime quattro o cinque basiche) dicendo di non fidarci di quelli appena andati al potere. Tra i suoi libri (pieni di note scritte a mano), c’erano tutti quelli di Giuseppe Prezzolini. Diventare apòta fu per me un’ovvietà e tale sono rimasto tutta la vita, non fidandomi di fascisti, di comunisti, di azionisti, anche nei loro diversi travestimenti pseudo liberali o riformisti, secondo me fatti solo per gabbare i cittadini.

Capii cosa intendeva mio papà quando equiparava, in termini di minaccia per la democrazia, il Partito d’Azione al fascismo e al comunismo, solo molti anni dopo, quando si avviò il processo di integrazione europea. Mi colpirono due frasi di uno dei padri fondatori, Jean Monnet. Per la prima volta un pensatore non parlava di teorie e sogni ma di execution, il mio mondo. Queste le frasi che rimarranno scolpite nella mia mente, da associare all’Europa e alla politica in genere:

1. Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo. Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e finalità meramente economica.

2. I popoli accettano i cambiamenti solo in stato di necessità, e riconoscono la necessità solo in presenza di una crisi.

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34 Commenti

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  1. L’UE é un regime, si sà. A quando l’Italexit?!! Chi si batte per un referendum? Chi fa qualcosa per ridarci la sovranità, libertà e il controllo del ns destino?!

  2. tutti questi pseudi generali politici o quantaltro dovrebbero passare sotto le braccia del popolo almeno capiscono se sono amati o se moriranno credo nella seconda ipotesi branco di sciacalli giocare sulle vite altrui e’ 1 cosa spregevole

  3. L’unione europea e’ una idiozia retta sulla mera prossimita’ sul vicinato, un mero condominio, dove non e’ detto che il vicino in quanto vicino sia tuo amico, o destinato a fare affari dedicati con te, anzi puo ‘ essere il tuo piu’ peggior nemico, o disturbatore! tra l’altro non si parla neanche la stessa lingua! e come in citta’ potrei avere grandi amicizie con persone di altri quartieri e prendermi a randellate con il vicino…morale la Ue se ha solo la vicinanza come base per l’unificazione e’ gia morta alla nascita

  4. Dove ha il suo nascondiglio?

    Ne sto cercando uno io disperatamente. Per rimanere anch’io fuori dal mondo che stanno costruendo.

  5. Senectus ipsa est morbus…E il vecchio Ruggeri lo dimostra: Le CEE prima e la UE poi non sono affatto nate in momenti di crisi (1951 Trattato di Parigi istiutivo della CECA,1957 Trattati di Roma istitutivi di CEE e Euratom, 1992 Trattato di Maastricht istitutivo della UE) ma fuono istituite alla luce delle crisi pregresse (guerra mondiale, divisione della Germania prima, riunificazione tedesca,crollo del comunismo e dissoluzione dell’URSS poi) per ragioni di convenienza e per preparare gl iStati aderenti alle crisi future. Monnet (come peraltro Degasperi) non mi piace ma va dato atto che egli (così come Schuman, Degasperi e Adenauer, un altro democristiano che detesto) ebbe visione felice nel pensare ad unificare l’Europa . Inutile dire che ipunti elencat ida Ruggeri non sono di Monnet ma invenzione di sana pianta arteriosclerotica causa.

      • Il MEC è obiettivo della CEE prima della CE poi e oggi dell’UE. Anch’io non ho le arterie pervie come un ventennne, ma le cose studiate bene le ricordo ancora…

    • la maledetta “unione-europea” del XXI Secolo, altro non è che la metastasi della Unione Sovietica del XX Secolo…..e farà la stessa fine.

  6. Monnet era un delinquente.

    Delinquenti sono tutti i politici che hanno portato i popoli europei oltre il semplice e puro Mercato Comune.

  7. Oramai il nostro ex-CEO ha l’ego strabordato.

    In effetti leggere un Ruggeri che passa con nonchalance dalla descrizione del suo pranzetto natalizio(godibile e attagliata a ciò di cui il nostro dovrebbe sempre discettare)all’esegesi vanesia,parlando di Monnet come se fosse il suo mezzadro che commise l’errore di massaggiare con poco vigore il manzo da trasmutare in succose bisteccone da gustare col suo amicone,dovrebbe essere da strabuzzo d’occhi financo per il mezzadro!

    É il fatto che nn lo sia l’assai strano.

  8. Forse, si potrebbe iniziare ad usare un vocabolo in lingua italiana che traduca “Execution”. Non siamo tutti cittadini (l’Italia è soprattutto paesi e campagna) né cittadini del mondo.

    • Execution in inglese va scritto così,visto che Jean Monnet,probabilmente essendo francese lo scrisse nella sua lingua madre ,si dovrebbe scrivere Exécution,inoltre un ensemble de choses si scrive un paquet ( forse l’autore lo ha scritto in quella maniera per poterlo pronunciare in iatlaino)

      • Certo, concordo se il testo sia in lingua inglese. Ma se scrivo in italiano posso evitare di inserire una parola, “Execution”, laddove “Azione” rende correttamente il senso, probabilmente pure con maggior eleganza, evitando inoltre di inquinare inutilmente il discorso con parole estranee. I confini della nostra cara nazione li difendiamo già proteggendo la lingua.

        • Ma cosa ci si può aspettare da uno Stato in cui la commemorazione della nascita di uno dei più alti esponenti della lingua italiana viene denominata “Dante day”…

  9. ” Per favore, lasciatemi fuori, quel mondo non mi piace.”

    Ne esiste un altro di mondo?

    Coordinate? E/o salto spaziotemporale, nel passato o verso un futuro auspicato ma inimmaginabile?

    Libertà! I filosofi direbbero che per ogni libertà esiste una schiavitù ad essa corrispondente.

    Le uniche libertà conosciute; la consapevolezza dei condizionamenti indotti dal venire alla luce per dall’ambiete esso steso condizionato, più o meno consapevolmente, dalla cultura/costumi del momento storico.; la consapevolezza di forse potermi scegliere alcuni condizionamenti ma di doverne subire l’influenza di molti altri che non scelsi, men che mai quello di nascere.

    In termini di execution, la libertà conettuale, non ha mai sfamato nessuno, decisamente più efficace a tal fine il grano sottratto ai tedeschi nei loro granai con il rischio di essere ammazzati. eppure si era liberissimi, nessuna regola nemmeno lavarsi, ma solo sfamarsi, quel tipico condizionamento atavico che non ci rende liberi di rinunciare al cibo nel senso materiale ma una volta sazzi di questo usare il cibo concettuale , pietanza libertà, per lo stesso identico fine solo che la fame è tramutatasi in avidità bulimica.

    E già, l’anguilla non si smentisce mai!

  10. Su questa UE noi gatti randagi pensiamo tutto il male possibile…quanto ad art. 1 primo comma di Costituzione la pensiamo esattamente come suo papà…e cerchiamo da tempo qualche fine giureconsulto che al di là di retorica ci spieghi che accidenti significhi…ne abbiamo anche scritto con un beffardo corsivo SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE su https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  11. Be’ niente di nuovo; cosi’ hanno sempre fatto le dittature: creare il disordine (o stato di emergenza) per riportare ‘ordine’; tramite leggi speciali, limitazioni delle liberta’ personali, leggi speciali non contro il caos da loro stessi provocato, ma contro i cittadini che di tale caos (giustamente) si lamentano

  12. Caro Ruggeri, questa volta non posso che apprezzare fortemente il suo articolo (finalmente!).

    In primis un grande plauso a suo padre: un paese libero si fonda sulla libertà, perchè questo significa fondarlo sulle persone, per le quali la libertà è il fondamento su cui poggiare prosperità e benessere.

    Sul lavoro si fondano le repubbliche socialiste oppressive ed illiberali, basate su schiavi che lavorano obbedendo ai soviet.

    Un plauso anche al riassunto in due punti della dinamica principale che sta accadendo, come dice, in Europa e nella politica in genere.

    Si crea una crisi, si terrorizza la popolazione, ed infine la si “salva” distruggendo la libertà ed aumentando il potere esercitato sulla popolazione stessa.

    In questo secolo, i principali meccanismi con cui ciò avviene sono secondo me due:

    1) Le politiche monetarie scelleratamente espansive: esse creano instabilità nel sistema economico, creano catastrofi ed instabilità nel sistema finanziario, creano sovraindebitamento (incentivandolo) in qualsiasi soggetto, pubblico e privato, col risultato di renderlo debole, fragile, esposto, e tenuto al guinzaglio.

    La risposta? Ovviamente ancora più lassismo ed interventismo monetario, tassi sotto zero, aggravando la situazione già causa della crisi che così “risolvono”, bontà loro, “salvandoci”.

    Da notare come siamo arrivati ad un punto probabilmente di non ritorno: il sistema economico e finanziario è stato talmente stuprato che oggi è fondato sui tassi zero e sulla dipendenza dagli acquisti delle bc, cioè sulla negazione del capitalismo, e sarebbe dolorosissimo (molto più che ai tempi di Volcker e Reagan) tornare ad una sorta di normalità, con dei tassi di interesse ed un normale accesso al credito. Crollerebbe tutto, oggi.

    2) L’invenzione di sana pianta della catastrofe climatica imminente, con cui terrorizzare la popolazione (facendo ricorso a strumenti di propaganda ed antiscientifici indegni).

    Anche in questo caso, ecco che arrivano i “salvatori”: massacrandoci di regole, statalismo, tasse, spesa pubblica, sussidi.

    Il tutto avocato a sè precisamente dall’Europa, che su questa farsa indegna basa il suo salto di qualità in termini di potere. E’ con questo che arriviamo al “superstato”.

    Ovviamente con la complicità del punto 1): le dichiarazioni terrificanti della Lagarde (e di altri banchieri centrali come Carney, nonchè di altri soggetti influenti del mondo finanziario parassitario come Fink) non lasciano alcun dubbio in merito.

    Sarà dirigismo illiberale sfrenato, contando proprio sulle leve del sistema monetario e finanziario creato e salvato dalle banche centrali, quindi loro “dipendente”.

    A questi ne aggiungo un terzo: la guerra aperta alla libertà data dal trasporto privato, all’auto in sostanza.

    Si inventano/ingigantiscono in modo del tutto irrazionale problemi vari legati a questo mondo, in primis la “sicurezza” e l’inquinamento (non solo la CO2 di cui al punto 2, ma anche l’inquinamento reale di cui si parla in questi giorni).

    Anche in questo caso, complici i media servi, si creano “emergenze” anche quando non esistono, e si ingigantisce in modo insensato qualsivoglia problema reale (ma in realtà piccolo e limitato). E si va avanti imperterriti a bloccare le auto anche quando è ormai arcinoto che l’inquinamento viene in stragrande maggioranza da altro (da loro creato: le biomasse “rinnovabili”).

    Terrorizzata la popolazione con queste complete scemenze, ecco che arrivano ogni volta i “salvatori”, la cui “soluzione” consiste ovviamente nell’abolire il privato, bloccandolo, vietandolo, rendendogli la vita impossibile con regole ridicolmente severe (W i gilet gialli), a favore del trasporto pubblico socialista.

    In mano loro, come tutti i “trasportati”, non solo da un punto di vista meramente di spesa, ma proprio da un punto di vista “fisico”.

    Non per nulla, la guerra all’auto così come la conosciamo è una assoluta priorità della nuova unione sovietica.

    • Ed aggiungo – frega nulla se qualche pseudo ben pensante non lo vedrà di buon occhio – anche l’aspetto sanitario.

      La ridicola propaganda su inesistenti terribili epidemie di malattie come il morbillo e la rosolia ha seguito perfettamente lo schema del creare pseudo crisi, impaurendo la popolazione ed inducendola a credere di essere in stato di necessità.

      La “soluzione”? Ovviamente lo stupro di libertà di cura sacrosante, in teoria garantite da costituzioni e trattati internazionali (un bell’esperimento per capire, da parte loro, come tutte queste garanzie possano essere ignorate senza alcun problema).

      Avocando, ancora una volta, potere alle istituzioni pubbliche, con cui rendere tutti schiavi in mano loro, nel loro aspetto più personale: il proprio corpo.

      • Su questo punto sono in disaccordo. Va benissimo la libertà di cura così come la libertà di non curarsi, col solo limite di impedire che qualcuno si renda volontariamente bersaglio di malattie potenzialmente epidemiche causando danno alla salute di altri soggetti della comunità in cui vive. Qualora si ammali per patologie che avrebbe potuto evitare con la prevenzione, anche quella vaccinale, e voglia essere curato, proprio perché la libertà personale non può non coniugarsi con altrettanta responsabilità personale, provveda a sostenerne le spese.

        • Praticamente qualsiasi malattia contagiosa/diffusiva è “potenzialmente epidemica”, non scherziamo.

          “Potenzialmente” è un concetto molto ampio.

          Se lo applica, ha completamente distrutto qualsiasi libertà di cura.

          E, visto che il tema riguarda allarmi e crisi inventate a tavolino, quando non del tutto inesistenti, la patetica farsa sulle vaccinazioni ha assolutamente agito in questo senso: non c’era nessuna epidemia, e soprattutto nella maggioranza dei casi non c’è nessuno rischio *rilevante* per il resto della popolazione.

          Rilevante perchè il rischio esiste sempre e comunque, per qualsiasi cosa al mondo, ma è normalmente ridottissimo per ciò di cui parliamo. Diventa un po’ più alto solo quando si parla di soggetti malati di loro, peraltro casi rarissimi. Quindi il rischio complessivo rimane risibile.

          Pensa forse che sia corretto vivere tutti in funzione di qualcuno con immunodeficienze?

          Parliamone, perchè se vuole vivere così, vede che fine fa la sua libertà.

          Mi spiace Valter, ma lei, come tanti altri, non avete per nulla inquadrato correttamente la questione, dando probabilmente retta a qualche cialtrone arrogante, ma ignorante, di troppo.

          Se esiste un limite oltre il quale la competenza è della singola persona, è proprio quella del proprio corpo.

          E non sono di certo sufficienti epidemie inventate, o rischi ingigantiti in modo patetico, ad essere sufficienti per violarla.

          Questo è un tema su cui gli pseudo liberali hanno fatto una pessima figura, a livello intellettuale prima di tutto.

          Mi salutino la Lorenzin dal PD.

          Circa il “pagare le cure”, benissimo, nel momento in cui fanno a meno dei soldi estorti delle imposte.

          Il concetto che espone è precisamente quello del salutismo di stato, che vieta le bibite gassate e decide cosa deve mangiare, che attività deve fare, e come deve vivere.

          Domani mattina corsetta da addestramento militare, obbligatoria perchè altrimenti si sta “volontariamente” cercando qualche acciacco, che dice?

          • Ha presente quando ribadisco il fatto che il livello delle pubblicazioni scientifiche fa pena?

            Quando insisto sul fatto che una quantità impressionante (anche metà) delle pubblicazioni afferma conclusioni non vere, e quindi scientificamente irrilevanti e senza fondamenta?

            Ecco, indovini quale sia il campo principale in cui questo accade.

            Mai mettersi obbligatoriamente nelle mani di quella gentaglia e delle loro “certezze”. Mai.

            La lascio anche con uno spunto su cui riflettere: la differenza tra assenza di prova e prova dell’assenza.

          • Ci sono gli allarmismi creati ad arte o per incompetenza, come quelli che arrivano periodicamente dalla stessa OMS, organismo ideologicamente omogeneo all’inutile ONU, e ci sono dati di fatto che fanno ormai parte della storia della medicina e che ci dicono che senza le vaccinazioni dovremmo fare i conti anche nell’evoluto Occidente con malattie come il vaiolo e la poliomielite che proprio grazie alla prevenzione vaccinale sono state debellate, mentre sono ancora endemiche in molti paesi del cosiddetto terzo mondo. Chi deve recarsi, magari non per banale turismo ma per obblighi professionali, in uno dei paesi per i quali sono previste vaccinazioni “obbligatorie” (motivate da dati epidemiologici incontrovertibili e non da allarmismi farlocchi) per patologie specifiche come ad esempio colera, epatite A, febbre gialla, febbre tifoide, meningite meningococcica e poliomelite, dubito che, potendolo fare, eluderebbe l’obbligo: quantomeno per tutela di sé stesso più che per considerazioni epidemiologiche circa la possibilità di divenire al suo rientro il “paziente zero” di un focolaio infettivo.

            Quanto all’obbligo di cure da parte del sistema sanitario per persone che volontariamente, rifiutando la terapia vaccinale “obbligatoria” (e fornita gratuitamente essendo già finanziata con le nostre imposte), si espongono al rischio di contagio e contraggono la malattia che avrebbero potuto evitare, credo che anche col sistema sanitario pubblico debba valere l’obbligo per le parti di rispettare i termini del “contratto” implicito stipulato. Quindi la facoltà di recedere da parte del sistema sanitario dall’obbligo di curare chi, rifiutando quella vaccinazione obbligatoria, si é ammalato. L’assistenza sanitaria, anche se pubblica e finanziata obbligatoriamente, é, in termini liberali, nulla più che una assicurazione e, come una compagnia assicuratrice recede dal contratto con chi causa un incidente stradale perché ubriaco o semplicemente perché non portava gli occhiali, così a mio parere dovrebbe valere anche per le cure sanitarie. Diversamente si finirebbe, come é di fatto ora, nell’assistenzialismo universalistico indiscriminato anche verso gli irresponsabili. Certo, fossimo in uno stato davvero liberale l’assistenza sanitaria da parte del sistema pubblico non dovrebbe essere finanziata obbligatoriamente ed ognuno dovrebbe avere la facoltà di provvedere personalmente, ma come se non con una assicurazione sanitaria ? Beh ! Credo che in casi come quello di cui discutiamo la compagnia assicuratrice non esiterebbe a lasciare, e giustamente, il malcapitato al suo destino.

          • -Questo è appunto un allarmismo creato ad arte.

            Non c’è nessun pericolo nè di vaiolo nè di poliomelite.

            Nè di peste, tanto per ricordare che non è un “dato scientifico” che le malattie scompaiano per i vaccini, e non per altri fattori (presenti appunto nel terzo mondo).

            Parliamo di varicella, svegliatevi.

            -Il sistema sanitario obbligatorio non è proprio nessun contratto. E’ un obbligo da pagare, imposto unilateralmente, punto e basta.

            Questo non giustifica, neanche per sbaglio, la pretesa di gestire la vita delle persone perchè non rappresentino un costo.

            Ma scherziamo?

            Fatto la corsetta stamattina?

            Il “contratto” dice che deve mantenersi in forma.

            Domani vediamo se è sovrappeso, e prendiamo provvedimenti.

          • Quindi le vaccinazioni sono inutili ? Sono persuaso del contrario, e non per professione di fede. Ognuno può coltivare abitudini nocive e farsi curare con cure, costose, pagate con le tasse degli altri ? Continuo a ritenere che libertà e responsabilità non possano essere disgiunte se si vive in comunità. Se non piace si può sempre scegliere di vivere senza doveri ma anche senza reclamare diritti nel momento del bisogno.

            P.S. Sgradevole l’ironia gratuita sulla “corsetta” visto che nessuno dei due conosce le abitudini dell’altro, era meglio risparmiarsela. É battuta da bar che non é degna dell’intelligenza che indubbiamente le riconosco.

          • Quindi le vaccinazioni non sono inutili, in molti casi sono state e sono utili, ma l’unica risposta sensata è: dipende.

            Dai casi, dalla malattia e dai suoi rischi specifici e di diffusione, dalla persona.

            Sicuramente la libertà di cura, che poi significa semplicemente ovvia gestione del proprio corpo, viene prima.

            No, non si può affatto scegliere di non pagare il ssn. Parla di una libertà che non esiste affatto.

            All’interno di questo obbligo, è sacrosanto mantenere la libertà di scelta, salvo casi molto gravi e molto rari, di cui non vi è la minima traccia nè, al momento, rischio apprezzabile.

            Caso mai è chi pensa sia giusto invadere così pesantemente la sfera privata delle persone che può andare altrove a farsi il suo regime.

            La battuta sulla corsetta serve esattamente ad “infastidirla” (bonariamente): vede che non è così bello se altri si mettono a voler gestire la sua salute, sulla base del fatto che, se non la gestisce come vogliono gli altri, sugli altri ne ricadono i costi?

            Perchè, se la logica è quella che sta sostenendo, allora è certamente un affare di stato il suo stato di forma, perchè i rischi sanitari generici (cardiovascolari, ad esempio) dovuti allo stile di vita comportano certamente una maggiore possibilità di dover richiedere cure.

            Rischi e possibilità noti, e certamente maggiori di quelli relativi al rischio di avere complicazioni nel caso (incerto) in cui si prendano gli orecchioni o il morbillo.

            Per non parlare di quelli che si rompono le ginocchia giocando a calcio: come facciamo?

            La gestione e la valutazione di questi rischi non può che essere personale, proprio perchè a subirne le conseguenze è in primis proprio la singola persona. Il resto è secondario.

            Esattamente come lei deve essere libero di gestire la propria vita economica.

            Non credo voglia l’impossibilità di libera impresa perchè, se va male e fallisce, ci sono ricadute “sociali” negative.

          • Non mi sono spiegato, evidentemente. Ognuno faccia come vuole purché si assuma i rischi conseguenti. Vuoi drogarti ? Fallo. Vuoi diventare obeso, diabetico, cardiopatico mangiando, bevendo e conducendo vita sedentaria ? Fallo. Vuoi andare a prenderti la febbre gialla, il tetano e quant’altro avresti potuto evitare vaccinandoti ? Fallo. Vuoi diventare enfisematoso e magari anche farti venire un carcinoma polmonare fumando ? Fallo. Vuoi romperti l’osso del collo in moto o facendo parapendio ? Fallo. L’unica cosa che non puoi fare é chiedere alla comunità di farsi carico delle tue cure. Se fossimo in un paese liberale (e ne sarei felice) basta con la sanità pubblica finanziata obbligatoriamente, largo alle polizze sanitarie che ognuno pagherebbe di tasca propria, con premi commisurati al rischio connesso ai propri comportamenti ed al proprio stato di salute. Ed ognuno si regoli di conseguenza consapevole delle tutele sanitarie che ha: se si rompe l’osso del collo facendo lanci col paracadute o quant’altro non fosse previsto dalla sua polizza sanitaria, che si arrangi. Purtroppo da noi, dove vige un sistema di assistenza sanitaria universalistica di chiara matrice cattosovietica, io sono costretto a contribuire al pagamento delle cure anche per tutti gli irresponsabili e sinceramente non esiste un motivo “liberale” per cui lo debba fare.

          • Certo che si è spiegato.

            Quindi, se pensa che sia “liberale”, con la scusa della sanità pubblica obbligatoria, che la collettività gestisca la sua salute, io mi impiccio nella sua corsetta.

            E’ una conseguenza inevitabile del suo modo di vedere le cose, “liberale” tanto quanto la mensa di stato obbligatoria decisa dalla cassazione per l'”educazione alimentare”.

          • Lei o non mi ha capito o cerca solo di girare la frittata per un puntiglio che mi sembra un po’ puerile. Se così fosse mi spiace di essermi sbagliato nel valutare la sua onestà intellettuale. La saluto.

          • Io l’ho capita perfettamente.

            E’ lei che non capisce che le sue conclusioni siano del tutto illogiche.

            SE pensa che sia giusto “non pagare per gli altri”, nel momento in cui c’è la sanità pubblica obbligatoria, allora l’inevitabile conseguenza è che questo valga anche nei suoi confronti: gli altri non vogliono pagare per lei.

            Quindi “gli altri”, cioè lo stato, gestisce la sua salute, le sue corsette, e quant’altro.

            Punto, fine.

            Non ci son altre opzioni che non siano manifestamente illogiche.

            D’altronde, e questa è l’ennesima occasione per verificarlo, la questione dell’indegno obbligo vaccinale ha mandato in tilt decisamente troppa gente, finita a dire stupidaggini che non avrebbe altrimenti mai detto.

            La saluto anch’io.

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