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Reddito cittadinanza, 5 riflessioni

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Il reddito cittadinanza, le riflessioni di Antonio Martino, economista e allievo di Milton Friedman

I sistemi assistenzialistici statali si dividono in due grandi categorie: a) quelli fondati sulla redistribuzione in natura, la fornitura cioè di prestazioni a un prezzo inferiore al loro costo o gratuite, e b) quelli sulla redistribuzione in moneta. Questi ultimi sono in generale più efficienti dei primi, perché fanno salva la libertà di scelta dei destinatari, che possono quindi utilizzare quanto ricevono in modo ottimale, in base alle loro preferenze. Il cd. “reddito di cittadinanza”, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, rientra nella seconda categoria di intervento assistenzialistico.

1) Un’altra forma di assistenzialismo

Tuttavia, se a parità di costo la sua efficacia è superiore a quanto sarebbe una distribuzione in natura, non è sostitutivo di alcun altro intervento ma va ad aggiungersi alla pletora di programmi redistributivi in natura e in moneta. Questo è il primo aspetto negativo della proposta. Un aumento dell’assistenzialismo statale complessivo, non giustificabile per alcuna nuova necessità sociale.

2) Si presta a frodi o equivoci

In più, per sua natura si presta a una quantità di frodi. Per esempio, un lavoratore in nero, non ha ufficialmente alcun reddito; avrebbe quindi diritto a quello di cittadinanza. E ancora, la proposta prevede la sospensione dell’erogazione del sussidio qualora l’interessato rifiuti per tre volte una determinata occupazione che gli fosse offerta. Non si fa menzione dei motivi del rifiuto; questi potrebbero essere fondati su ragioni diverse dalla mancanza di volontà di lavorare. Che cosa fare in questi casi?

3) Distolglie le risorse dallo sviluppo

A prescindere, tuttavia, dai problemi connessi al suo funzionamento, resta il fatto che nulla giustifica un aumento netto della spesa sociale. Non siamo mai stati così ricchi come adesso, né il reddito nazionale è mai stato più largamente condiviso. D’altro canto, abbiamo invece una carenza di risorse destinate allo sviluppo e, quindi, all’occupazione. Ridurre ulteriormente i fondi investibili non sembra una politica sociale particolarmente lungimirante.

4) Crea una nuova classe di assistiti

Infine, ma si potrebbe continuare a lungo, il sussidio rischia di creare una classe di dipendenti dalla carità pubblica.

5) Perchè potrebbe essere adottato

Tuttavia, anche se certamente inutile e potenzialmente dannoso, ha buone possibilità di essere adottato. Infatti, i benefici sono visibili e noti ai diretti interessati, che si adopereranno perché il provvedimento passi. I costi, d’altro canto, sono largamente invisibili: le imposte necessarie per finanziare il sistema si aggiungono alle moltissime altre e nessuno si renderà conto che il provvedimento ha accresciuto il carico fiscale.

Il costo pro-capite per i contribuenti sarà modesto, tale da non giustificare complicate analisi per identificarlo. Mentre i beneficiari si adopereranno a favore dell’adozione della misura, quanti ne sopportano il costo, ignari della sua entità, non opporranno resistenza. È quest’ultima ragione quella decisiva: dovremmo sempre evitare misure che presentano l’asimmetria benefici visibili – costi occulti.