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La guerra in Ucraina

Russi sgozzati e giustiziati: il video dell’orrore degli ucraini vicino a Bucha

A 11km da Bucha il video choc degli ucraini. Capuozzo: “È un crimine di guerra”

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di Toni Capuozzo

Mi trattengo. Come tutti posso commettere degli errori, ma ci sono errori che so di non voler fare. Ho davanti un video, girato nei dintorni di Bucha, di un’imboscata ucraina a un gruppo di soldati russi in ritirata. I soldati russi sono a terra, e dalle pozzanghere di sangue e dalla gola di qualcuno si capisce che sono stati sgozzati. Gli ucraini si aggirano tra loro, uno a terra muove un braccio, gli sparano. È la scena di un piccolo crimine di guerra. Che senso ha mostrarla? Entrare nella curva delle tifoserie contrapposte? Far vedere che gli ucraini, per quanto aggrediti, non sono dei boy scout? Bilanciare il piatto dei crimini commessi? Lo conservo, quel filmato. Perché si vedono i volti degli autori, fieri, mentre dicono “Gloria all’Ucraina”, e magari un giorno ci sarà una piccola inchiesta (il video è loro, non è rubato, è esibizione tronfia). No, non aggiunge nulla che io già non sappia: la guerra peggiora tutti, giorno dopo giorno, e anche se agli ignoranti sfugge, in guerra i nemici tendono ad assomigliarsi, alla fine: odio e paura, vendetta per l’amico ucciso, perdita dell’innocenza.

Il video, che Toni Capuozzo conserva, noi ve lo mostriamo nella versione censurata e rilanciata dal Daily Mail. Il filmato mostra i soldati ucraini che giustiziano alcuni soldati russi con le mani legate dietro la schiena, proprio come quei corpi visti nelle foto arrivate da Bucha e attribuiti alle atrocità dei russi. Il video è stato verificato dal New York Times: si vede uno dei soldati sparare all’uomo che a terra si muove ancora (“Guarda, è ancora vivo. Sta sussultando”) e che muore solo dopo il terzo proiettile. Il video è stato registrato a Dmytrivka, solo 11 chilometri da Bucha.
ATTENZIONE IMMAGINI FORTI.

Non mi trattengo, invece, dal fare altre domande. Perché non è stata coinvolta, sulla scena del massacro di Bucha, la Croce Rossa Internazionale? Lo sanno tutti che è il primo passo per denunciare un crimine, fare i rilievi, raccogliere testimonianze indipendenti. Una svista? Il timore che vedessero, ad esempio la scena che vi ho descritto prima? O che facessero domande indiscrete? Ho postato ieri il giornale ucraino che il 2 aprile annunciava un’operazione dei corpi speciali per stanare sabotatori e collaborazionisti dei russi. Com’è finita? I giornalisti andati sul posto lo hanno chiesto, se lo sono chiesti? Nessuno risponde.

C’è una documentazione, piuttosto sofisticata, che circola in rete che dimostrerebbe che la famosa foto satellitare del “New York Times” sarebbe stata scattata il 1 aprile. Non mi interessa molto perché se pure fosse stata scattata il 19 marzo non esiste che dei corpi restino all’aperto per quasi quindici giorni conservati in quel modo. Il “New York Times” fa il suo mestiere. Lo fa anche il “Corriere della Sera”. Non gli passa per la testa che sia improbabile che i corpi siano rimasti in strada 15 giorni. Ma avete mai visto il luogo di un massacro, anche dopo soli 2 giorni?