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Salvini & Di Maio, un’occasione persa

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Nuovo esploratore, nuova sceneggiata. Un’anziana signora alto borghese dalla tipica eleganza anni Settanta è stata sostituita da un giovane barbudos che pare appena sceso dalla Sierra Maestra, forse ferito, tanto è lento il suo incedere.

Posso dirlo? Mi sono stufato di fingere che la creazione del nuovo governo sia una cosa seria. Tutti noi analisti, e intellò, da strapazzo e non (tranquilli, io mi considero fra quelli da strapazzo) siamo qua a darci un atteggiamento pensoso e preoccupato sui destini del Paese. In realtà i nostri concittadini, per la prima volta dal 18 aprile 1948, hanno votato in modo chiarissimo, privilegiando due movimenti (che noi intellò consideriamo composti e guidati da buzzurri). Hanno preteso che il governo fosse costituito da due Consoli, uno per il Sud (Luigi Di Maio) e uno per il Nord (Matteo Salvini). E a casa tutti gli altri, in primis i cocchi dell’establishment, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Il fatto è che noi élite non vogliamo prendere atto della realtà, vogliamo rimanere abbarbicati a un potere che non ci spetta più perché abbiamo fallito, a livello di modello, di leader, di casta.

Loro due, vuoi per insipienza, vuoi per giovinezza, vuoi per colpa delle vecchie lenze che sono nelle stanze dei bottoni e frenano o mettono zeppe di ogni genere per rallentare il processo di cambiamento generazionale e culturale, non hanno colto il momento magico dei primi giorni post 5 marzo. Anziché andare al Quirinale con l’accordo già fatto e costringere il Presidente ad assumere le vesti di Notaio repubblicano, come previsto dalla Costituzione (in questo senso, Sergio Mattarella finora è stato un Presidente impeccabile) si sono persi in fanciulleschi giochini tattici.

Oggi quella finestra procedurale si è chiusa, l’occasione persa. Se fossero intelligenti e politicamente scaltri, e volessero veramente interpretare il volere della maggioranza degli italiani, si dovrebbero presentare in Quirinale, dandosi la mano, e dire al Presidente che vogliono andare subito alle elezioni. Inutile che il Presidente si sforzi ad inventarsi un governo di garanzia, di tecnici tanto loro non lo voterebbero. Poi, detto fra noi, ormai in Italia abbiamo più tecnici che sogni, persino i non laureati (orrore) ormai si spacciano per tecnici. Ma poi tecnici de ché?

Meglio riconfermare il Governo Gentiloni per la stagione balneare, e a settembre tutti al voto. Problemi internazionali? Nessuno. L’anatra zoppa tedesca e il bonapartista francese giocano a fare gli statisti ma sono due da “zero tituli”. Gli inglesi, dopo la mossa geniale di Brexit, non ne imbroccano più una. L’orso russo e il sultano turco ci difendono, a pagamento, dai jihadisti. I cinesi continuano a fotterci mercati e quote, facendo osceni dumping, ma noi fingiamo di non accorgercene. Per concludere in modo colto “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.

La legge elettorale? Va bene questa: se i cittadini danno la maggioranza assoluta al centrosinistra di Di Maio o al centrodestra di Salvini bene. In caso contrario governeranno insieme. E sbrigatevi prima che si candidi (2019) il tecnico dei tecnici, che più tecnico non si può. Una minaccia mortale (ovviamente diverso se si sottopone al voto popolare).

Post Scriptum. Questo Cameo è un divertissement in purezza, confezionato per il 25 aprile, festa della liberazione dai fascismi, tutti.

Riccardo Ruggeri, 25 aprile 2018