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Scalare il nostro Mont Ventoux è sofferenza, ma è vita - Seconda parte

A due km dal traguardo (il vento è talmente forte che ha abbattuto l’arco dell’arrivo) vedi la stele che ricorda Tom Simpson, ed è un’altra mazzata psicologica. Come fosse un film ti passano davanti agli occhi tutti i miti del ciclismo che il Mont Ventoux ha creato, dal principe Charly Gaul, a Fausto Coppi, a Gino Bartali, alla crisi di Ferdi Kubler, alla resurrezione di Bernard Thévenet, al malore di Eddy Mercks, alla vittoria mito del Pirata. Con la sua morte, il mio amore giovanile per il ciclismo si spense di colpo.

Roland Barthes ha inquadrato cos’è per l’uomo il Mont Ventoux: “Un Dio del male al quale dedicare sacrifici”. Ma se hai la fortuna di arrivare in cima e sopravvivere sei felice. Con questo Cameo sono tornato lassù, ho ritrovato un mondo di sassi senza fine, simbolo e antitesi della Provenza che fu di mio Papà. Sono felice di calpestare i sassi del Mont Ventoux. Il mistral che mi sferza senza pietà mi conferma che sono vivo.

Riccardo Ruggeri, 8 agosto 2019

Zafferano.news

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