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Strada fazioso, Bonino patetica

Oggi a farmi venire il sangue al cervello sono loro: Gino Strada ed Emma Bonino, due icone della sinistra e del politicamente corretto. Il primo spara cretinate sui fatti di Macerata, la seconda è patetica nel suo percorso politico.

Che hanno dichiarato? Sentite (e ascoltate) il video

12 Commenti

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  1. Non capisco tanta acredine, è giusto che si attivino sconti solo per visitatori arabi??
    Mi sembra che la Meloni abbia contestato questo fatto.
    Gli interventi dimostrano senza ombra di dubbio quanto questo rancorosi di sinistra siano faziosi, certamente non democratici, e soprattutto molto simili ai vituperati “fascisti”.
    Consiglio agli stessi di documentarsi sulle decine di milioni di morti che il loro sistema “democratico alias dittature” hanno procurato e , dove ancora governano, procurano al mondo.
    Consiglio di leggere i libri pubblicati da Giampaolo Pansa in merito ai sistemi in uso da lorsignori comunisti dove hanno avuto la sciagurata sorte di governare. (Foibe, Stalin, Tito, Mao, DDR e Paesi dell’est Europeo).
    Il famoso detto di consegna del proprio cervello all’ammasso vedo che, anche per sempre più pochi, è ancora in uso.

  2. Emma Bonino e’ del tutto insignificante e credo non valga la pena parlarne.Strada invece , che detesto profondamente, non e’ affatto cretino. Mi sembra sia stato e sia molto furbo e oculato nel curare i propri interessi. Le sue ipocrite esternazioni su i fatti di Macerata, alle quali non crede nemmeno lui, sono solo volte a confermare la sua immagine che tanto piace ai suoi donatori radical chic.

  3. Non so se Porro ne ha parlato da qualche parte, ma la roba più allucinante di questi giorni è la Meloni, cioè una non laureata, che non ha fatto nulla di buono in vita sua, non ha creato un posto di lavoro, e che se non esistesse il parlamento andrebbe avanti col sussidio di disoccupazione, che si permette di berciare contro un uomo che rappresenta uno dei rari casi di meritocrazia in Italia, che ha iniziato facendo le pulizie e con studio, impegno, lavoro è arrivato a dirigere il Museo Egizio di Torino aumentandone il fatturato del 500% senza aiuti pubblici.
    Dx e sx sono pirlate, la divisione è tra merito e rendita.
    Dove va l’Italia se i politici inetti e ignoranti si permettono di comandare su chi ha successo col proprio lavoro?

    La Meloni, che non potrebbe dirigere neppure un ferramenta, magari i prossimi anni li passerà a mie spese a fare il ministro, mentre il poro Greco magari andrà a portare la sua competenza ad un museo americano o francese senza avere i bastoni dei politicanti tra le ruote.

    Mi sono dilungato parecchio ma se da due mesi si parla delle boiate elettorali, due parole in più su una roba seria si possono anche spendere.

    • Ho qualche dubbio sulla cultura del Direttore del Museo Egizio, o almeno sulla sua capacitã di distinguere fake dalla veritã e di diffondere pertanto informazioni attendibili. Per esempio: qualcuno ė in grado di trovare una mostra su Leonardo da Vinci negli anni venti al Metropolitan? Se sí, ritiro quanto ho detto e mi scuso. Io sono riuscita a trovare solo una mostra sul Rinascimento italiano nel 1923, ovvero dopo 11 dal presunto documento offensivo sugli italo-americani, da tempo riconosciuto come fake. Triste. Una persona di cultura non dovrebbe cercare di inchiodare l’interlocutore con affermazioni farlocche (ripeto, se qualcuno riesce a per caso a verificarle, chiedo umilmente scusa)

      • Probabilmente Greco si riferiva alla DaVinci school of art e ad iniziative di quel genere in collaborazione con il Metropolitan o qualche altro museo.
        Ma il punto è un altro: in Italia se sei un giovane con un’idea di start up, un ragazzino del liceo che vende le merendine, una compagnia di trasporti multinazionale o un manager che fa funzionare un’impresa (anche un museo è un’impresa) prima o poi lo stato (tra politici e burocrati) ti uccide, ti mortifica e ti costringe a scappare.
        Che ne sa la Meloni di marketing dei beni culturali? Sarebbe in grado di far rendere il museo meglio di Greco? O fa come i radical chic che senza aver mai fatto nulla in vita loro si permettono di criticare Briatore perchè fa “turismo cafone”?
        Io nella diatriba affrontata civilmente da Greco vedo un quadro avvilente che è la miglior rappresentazione dell’Italia. Un paese da terzo mondo.

        Negli Usa lo startupper sfigato può diventare Jobs, il ragazzino delle merendine avrebbe una borsa di studio per Penn State o Princeton, la famosa compagnia di trasporti ha iniziato dei progetti insieme alla NASA e Christian Greco sarebbe elogiato come un’eccellenza, guadagnerebbe il doppio e lavorerebbe al riparo dai cialtroni della politica. La Meloni? Boh forse voterebbe Dem sperando di avere una pioggia di “free-stuff” dal governo dato che difficilmente ce la farebbe da se in un paese meritocratico.
        L’opposto che da noi.

        Devo sorbirmi sproloqui di politicanti su arabi, neri, fascismo, comunismo, petacci mentre questa gente mortifica ogni giorno i pochi John Galt di questo paese. Ma che schifo!

        Io sicuramente sarò un estremista, ma uno molto più moderato di me, anche impegnandosi, come cazzo fa anche a trovare il meno peggio?
        Se c’è chi ha piacere ad ingollare il pastone no Uber, no Bolkestein, no Euro, no mercato, no global, ecc. in cambio di qualche clandestino sbattuto fuori mi fa tanta pena.

    • Porro ne ha parlato nella penultima Zuppa di Porro, questa:

      youtube.com/watch?v=uF8ZQ6B7NwY&t=650s

      Porro ha criticato la scelta di Greco, perché il privilegio è stato dato su base etnica e non in maniera ugualitaria, come sostiene al contrario il direttore.
      Giorgia Meloni non ha “berciato” (urlato in modo sguaiato e volgare) contro nessuno, come si evince da questo video (4 minuti):

      youtube.com/watch?v=1gGxoFHCe2Y

      nel quale si vede che lei ha espresso civilmente la sua opinione.
      La ragione si stabilisce per postulati e logica, sulle affermazioni ed al di là di chi le pronuncia, sicuramente non per titoli; quindi Giorgia Meloni può criticare una scelta di Graco e se la critica fosse sbagliata di sicuro non lo sarebbe per i presunti demeriti della Meloni o per i meriti di Greco.
      Il compito del politico è esattamente quello di dirigere la vita pubblica di un paese; lo fa legittimato dalla scelta del popolo, in una democrazia. È al contrario un’aberrazione del pensiero affermare che il successo nei più disparati ambiti dia il diritto di gestire il potere. Che forma di governo sarebbe quella? Cosa la legittimerebbe?
      La Meloni non ha comandato nessuno, ha espresso il suo disappunto per la scelta di Greco.
      È un grave problema italiano l’esterofilia cieca, dovremmo riflettervi sopra e rifiutarla in toto.

      • Il marketing è una cosa, la discriminazione un’altra. Se per ragioni economiche un direttore che mi pare incline ad agire per perdere introiti, ma l’esatto contrario,propone iniziative del genere per determinate persone siano essi arabi, rhodesiani, mulatti o ariani, saranno gli obiettivi di marketing a dire se ha fatto bene o male.
        Ho appreso da chi c’è stato che, ad esempio, un museo di storia afro-americana negli USA durante il Black History Month ha offerto sconti ai cittadini bianchi per visitare una mostra sul linciaggio (non solo contro i neri) che fino al XIX secolo era usuale in quella contea.
        Invece di liquidare tutto come esterofilo bisogna guardarsi intorno e avere l’umiltà di imparare e la curiosità di conoscere.
        La Meloni e quelli come lei di dx e di sx invece di questionare quello che funziona dovrebbero andare a vedere i bilanci di musei pagati dal contribuente diretti autarchicamente da italici direttori, i quali sono autarchicamente in perdita costante e che ogni anno costano a tutti quanti una barca di soldi per ripianarne gli autarchici buchi di bilancio.

        • Nel video che ho pubblicato precedentemente è il direttore stesso che ha amesso, chiaramente in modo implicito, che l’iniziativa è di origine ideologica e non economica. D’altronde non avrebbe senso dal punto di vista economico, perché di certo non è uno sconto su un museo che incrementa il turismo dall’estero.
          Se viene fatto un errore da una parte, l’altra non viene giustificata a farne uno simile per contrappasso. Una mostra sul linciaggio in un museo afro-americano è un’accusa proprio per quei cittadini bianchi, come a voler dire “venite a guardare cosa facevano i vostri cattivi avi ai nostri poveri antenati”; invogliarli a visitare ha un forte valore ideologico e per i non bianchi è un’occasione di riscatto, a loro si fa un piacere; il presunto “debole” si fa sentire dal presunto “forte”. Oggi in Italia il vero “debole” è l’italiano, dipinto sempre con toni foschi, il “forte” è lo straniero, sempre coccolato come bisognoso o maggiormente evoluto. Favorire oggi lo straniero, un particolare tipo di straniero, al museo è l’ennesima mossa che genera rancori: l’italiano è stanco di essere trattato come un cittadino di seconda classe nel proprio paese.
          Dobbiamo guardarci intorno e vedere che l’erba del vicino non è sempre più verde, anzi; dobbiamo avere l’orgoglio della nostra terra, che tanto ha rappresentato per il mondo; dobbiamo riscoprire noi stessi, perché chi non ama se stesso non può sperare che sia l’altro a farlo.
          La cultura non è profitto ed il profitto non è cultura. Sistemare quello che non funziona va bene, chiudere gli occhi di fronte all’ideologia solo chi la diffonde riesce a far soldi è deleterio per la cultura stessa.

          • Un museo italiano serio ricco di opere importanti se non fa profitto è come una Ferrari che arriva sempre ultima. La cultura deve generare profitto non buchi di bilancio da scaricare addosso al contribuente, chi ce la fa, come Greco, bene altrimenti molto meglio chiudere bottega o dare tutto ai privati che sanno come fare profitto anzichè mantenere baracconi di statali fannulloni.
            E comunque ripeto l’iniziativa di Greco per me ha valore di marketing.
            Chiaramente un direttore di un museo non la presenta in quei termini come del resto qualsiasi attività commerciale, bar, discoteca, squadra di calcio che porta avanti determinate iniziative di marketing non le pubblicizza dicendo fateci fare più quattrini possibile.

            P.S.
            Non c’entra nulla col museo di Torino ma ci tengo a dire che se visitassi una mostra sul linciaggio dei neri in Virginia o lo Yad Vashem in Israele non mi sentirei né colpevole né indottrinato ma soltanto consapevole e felice di vivere in un epoca in cui, a differenza del passato, un criminale viene giudicato da una corte competente anzichè essere mutilato e appeso ad un albero dalla folla e nessun potere politico può disporre della vita altrui per motivi politici, religiosi o razziali, a prescindere da chi siano le vittime e chi i carnefici.

          • La gestione economica del museo non è il vero oggetto della discussione e, come ho scritto prima, l’iniziativa non può essere immaginata come un’operazione di mercato, anche perché non ne ha nessun connotato.
            Un direttore di un museo potrebbe presentarla come un’iniziativa commerciale, esattamente come può farlo un bar, una discoteca oppure una squadra di calcio; “fateci fare più quattrini possibile” suonerebbe male, ma sarebbe solo una questione di costruzione della frase, perché cercare di trarre un mutuo vantaggio da una modulazione dei prezzi è una delle basi del commercio, cioè non ci sarebbe stato nulla di male se il direttore avesse detto che fa i prezzi più bassi sperando che arrivi più gente.

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