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Trump e quel vecchio e pericoloso errore…

Non condivido l’antipatia, tipica di molti media, nei confronti dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Donald Trump non è né Ronald Reagan né Calvin Coolidge, ma fortunatamente non è neanche Barack Hussein Obama o Hillary Clinton. Alcune delle sue decisioni sono state certamente giuste: la riforma fiscale, la politica verso Israele o la Corea del Nord. Sono tutti esempi di coraggio e decisione in una direzione che considero giusta.

Tuttavia, Trump sta per ripetere un vecchio e pericoloso errore, una politica commerciale protezionistica. Una vecchia battuta recita: “L’esperienza degli altri non serve neanche a loro”! È il caso del protezionismo. Alludo a un precedente storico che Trump dovrebbe conoscere bene. Nel 1929, dopo un forte calo dei titoli azionari, la Fed, che era stata introdotta proprio per impedire che il panico provocasse fallimenti a catena delle banche, non intervenne per sostenerle. Così, fra il 1929 e il 1933 fallirono 1/3 di tutte le banche degli USA, con conseguente enorme contrazione della quantità di moneta in circolazione.

La deflazione sarebbe stata ristretta agli USA e avrebbe potuto essere contrastata in molti modi. Fu a questo punto che il Congresso trasformò una grave crisi interna in una catastrofe non solo americana, approvando nel 1930 lo Smooth-Hawley tariff act, una legge che introduceva dazi su 20.000 prodotti importati. I provvedimenti di ritorsione adottati in molti paesi contribuirono a determinare la drastica contrazione del commercio internazionale nel mondo, dando vita alla Grande Depressione che colpì un gran numero di nazioni per diversi anni.

Trump sta commettendo lo stesso errore, introducendo tariffe doganali su molti prodotti importati dall’Europa e dalla Cina. La sua decisione è determinata non da un capriccio ma da pratiche scorrette sia dell’Unione Europea sia della Cina, che distorcono il sistema degli scambi a loro favore. Per esempio, l’UE ha da molti anni seguito una politica di protezionismo a favore delle acciaierie europee, specie tedesche. Ne sanno qualcosa i tondinisti bresciani, che erano molto competitivi, sottraendo quote di mercato ai loro concorrenti di altri paesi europei. L’Europa introdusse un prezzo minimo del tondino con lo scopo di penalizzare la competitività dei produttori di Brescia. Questi ultimi reagirono aggirandolo in vari modi e la politica fu abbandonata. Ma altri provvedimenti hanno continuato a favorire i produttori europei di acciaio.

Tuttavia la reazione di Trump è profondamente sbagliata e foriera di ritorsioni da parte di molti paesi e in molti mercati con conseguenze che sarebbero nefaste per gli scambi internazionali e per lo sviluppo. Gli economisti sanno bene, almeno dal 1776, anno della pubblicazione della Ricchezza delle nazioni di Adam Smith, che gli scambi internazionali avvantaggiano tutti i paesi interessati. La stragrande maggioranza di tutti gli economisti nei tre secoli successivi ha reso ancora più evidente e rigorosa quest’idea.

I provvedimenti di Trump danneggeranno gli Stati Uniti, non solo gli altri paesi, e, se saranno imitati per ritorsione, finiranno per produrre un altro clamoroso episodio di patologia economico simile alla Grande Depressione. Nessuno mi ha chiesto la mia opinione, né è disposto a pagarmi per esprimerla, ma se mi è permesso vorrei consigliare al presidente americano di ripensarci e di fermarsi finché è in tempo.

Dubito che gradirebbe essere ricordato come il responsabile di una grave crisi economica mondiale.

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4 Commenti

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  1. sempre d’accordo con il professore Martini e il suo punto di vista liberale deangolato rispetto al senso comune dominante

  2. Condivido, ma penso che probabilmente lo scopo di Trump sia quello di usare la minaccia di dazi per portare la UE al tavolo dei negoziati proprio per far abolire i dazi UE, come quelli sulle automobili.

  3. Domanda:
    E se Trump usasse i dazi come deterrente nei confronti di Cina e Germania,nazioni con arroganti politiche economiche?

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